Caro Signor Englaro,
Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.
Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.
Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.
Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.
Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.
La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.
Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.
Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.
Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.
Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.
Bob Schindler Sr
Tratta dal sito www.ilsussidiario.net
lunedì 9 febbraio 2009
Cosa chiedono i politici a Napolitano
È iniziata la corsa contro il tempo per salvare la vita di Eluana Englaro. L’ha iniziata questo governo che, sin dal primo momento, ha scelto di riaffermare il più importante tra i diritti: il diritto alla vita. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri è un segnale chiaro della posizione sulla vicenda. Nonostante il diniego del Presidente Napolitano, si procede a predisporre un disegno di legge per affermare che Eluana non può essere fatta morire. L’impegno del presidente Silvio Berlusconi è stato determinante: con un intervento immediato ha dimostrato di voler fare il possibile perché in questo Paese non venga eseguita un’atroce sentenza che, qualora venisse portata a termine, aprirebbe voragini giuridiche e ambiguità legali. Con questo spirito con Roberto Formigoni, Francesco Cossiga, Mario Giordano e Vittorio Feltri abbiamo scritto la lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che contiene l’appello in favore di Eluana. Un appello stilato e sottoscritto da chi, consapevole che una ferita così grave non può essere inflitta a questo Paese, ha deciso di far sentire il proprio personale rifiuto rispetto a questo disegno di morte e che invitiamo, dunque, a firmare.
Si cerca oggi di introdurre ciò che dal 1999 al 2006 era stato negato: tutti i ricorsi di Beppino Englaro, respinti come inammissibili, ora sono stati accolti. Soltanto ora la pretesa del padre di fare morire la figlia è stata presa in considerazione e, stravolgendo la nostra Costituzione, quello alla morte è diventato un diritto. Eluana va a morire nel modo più atroce, privandola dell’alimentazione. L’acqua e il cibo le sono stati negati per sentenza. Questa donna non sarà la prima Terry Schiavo italiana: bisogna continuare a tentare tutte le strade legislative, giuridiche e mediche per cercare di proteggere chi non è in grado di farlo autonomamente perché affetto da malattia grave.
Non sembra, allora, un caso che nessuno di noi abbia mai potuto vedere anche una sola immagine di quella ragazza che oggi, diciassette anni dopo l’incidente, è una donna. Si è indotti così a pensare che Eluana sia un corpo privo di vita e di coscienza. Nessuna fotografia, nessun video è mai uscito dalla clinica di Lecco, il luogo in cui le Suore Misericordine hanno vegliato con infinito amore su di lei. Il suo volto è tenuto nascosto dietro quelle mura, perché altrimenti si saprebbe chi è oggi Eluana. Una donna che respira senza l’aiuto di macchinari, che apre gli occhi al levare del sole, che li richiude per il riposo notturno, che ha il ciclo mestruale e che tossisce. Il suo è un corpo che assimila il nutrimento (cibo e acqua). Un corpo che cresce e vive. Il cibo e i liquidi che oggi le sono negati le vengono somministrati col sondino, come accade a migliaia di malati colpiti da diverse patologie (quelle tumorali, ad esempio). A nessuno di loro ci si sognerebbe di negare il nutrimento.
Durante il convegno “Il Caso E in Italia – Eluana, Eutanasia, Eversione” svoltosi sabato scorso all’Università Cattolica di Milano, il centro di bioetica dell’ateneo ha invitato giuristi, personalità politiche e medici proprio con l’intenzione di discutere e svelare le contraddizioni ormai evidenti che questo caso porta con sé. Ed è stata proprio la comunità medica a sottolineare come non sia improprio definire questo progetto di morte – il famigerato “protocollo” – che pende sul capo della donna, un omicidio. In molti, infatti, si domandano perché, se secondo qualcuno Eluana è un corpo privo di vita (qualcuno l’ha addirittura definita “vegetale”), per eseguire il protocollo siano necessari trattamenti sedativi.
Stupiscono anche i commenti di una certa parte politica che chiama ingerenza l’interesse di Benedetto XVI e della Chiesa sulla vicenda. Se lo Stato non tutela il malato, stravolge la giurisprudenza e nega il diritto alla vita, non ha la Chiesa, per missione, il dovere di esprimere il proprio pensiero?
Occorre, allora, raccogliere l’appello del Santo Padre che, invitando tutti all’impegno per evitare una barbarie che una società civile e democratica non può in alcun modo tollerare, ha indicato la strada della preghiera comunitaria «per tutti i malati, specialmente quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui». Fa bene questo governo a portare avanti l’iter legislativo che è diventato un dovere civile, affinché non si neghino in nome di un’ingannevole pietas l’acqua e il cibo, le uniche “terapie” che per ingiusta sentenza oggi a Udine vengono negate a una donna: Eluana Englaro.
Mario Mauro
Tratto dal sito www.ilsussidiario.net
Si cerca oggi di introdurre ciò che dal 1999 al 2006 era stato negato: tutti i ricorsi di Beppino Englaro, respinti come inammissibili, ora sono stati accolti. Soltanto ora la pretesa del padre di fare morire la figlia è stata presa in considerazione e, stravolgendo la nostra Costituzione, quello alla morte è diventato un diritto. Eluana va a morire nel modo più atroce, privandola dell’alimentazione. L’acqua e il cibo le sono stati negati per sentenza. Questa donna non sarà la prima Terry Schiavo italiana: bisogna continuare a tentare tutte le strade legislative, giuridiche e mediche per cercare di proteggere chi non è in grado di farlo autonomamente perché affetto da malattia grave.
Non sembra, allora, un caso che nessuno di noi abbia mai potuto vedere anche una sola immagine di quella ragazza che oggi, diciassette anni dopo l’incidente, è una donna. Si è indotti così a pensare che Eluana sia un corpo privo di vita e di coscienza. Nessuna fotografia, nessun video è mai uscito dalla clinica di Lecco, il luogo in cui le Suore Misericordine hanno vegliato con infinito amore su di lei. Il suo volto è tenuto nascosto dietro quelle mura, perché altrimenti si saprebbe chi è oggi Eluana. Una donna che respira senza l’aiuto di macchinari, che apre gli occhi al levare del sole, che li richiude per il riposo notturno, che ha il ciclo mestruale e che tossisce. Il suo è un corpo che assimila il nutrimento (cibo e acqua). Un corpo che cresce e vive. Il cibo e i liquidi che oggi le sono negati le vengono somministrati col sondino, come accade a migliaia di malati colpiti da diverse patologie (quelle tumorali, ad esempio). A nessuno di loro ci si sognerebbe di negare il nutrimento.
Durante il convegno “Il Caso E in Italia – Eluana, Eutanasia, Eversione” svoltosi sabato scorso all’Università Cattolica di Milano, il centro di bioetica dell’ateneo ha invitato giuristi, personalità politiche e medici proprio con l’intenzione di discutere e svelare le contraddizioni ormai evidenti che questo caso porta con sé. Ed è stata proprio la comunità medica a sottolineare come non sia improprio definire questo progetto di morte – il famigerato “protocollo” – che pende sul capo della donna, un omicidio. In molti, infatti, si domandano perché, se secondo qualcuno Eluana è un corpo privo di vita (qualcuno l’ha addirittura definita “vegetale”), per eseguire il protocollo siano necessari trattamenti sedativi.
Stupiscono anche i commenti di una certa parte politica che chiama ingerenza l’interesse di Benedetto XVI e della Chiesa sulla vicenda. Se lo Stato non tutela il malato, stravolge la giurisprudenza e nega il diritto alla vita, non ha la Chiesa, per missione, il dovere di esprimere il proprio pensiero?
Occorre, allora, raccogliere l’appello del Santo Padre che, invitando tutti all’impegno per evitare una barbarie che una società civile e democratica non può in alcun modo tollerare, ha indicato la strada della preghiera comunitaria «per tutti i malati, specialmente quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui». Fa bene questo governo a portare avanti l’iter legislativo che è diventato un dovere civile, affinché non si neghino in nome di un’ingannevole pietas l’acqua e il cibo, le uniche “terapie” che per ingiusta sentenza oggi a Udine vengono negate a una donna: Eluana Englaro.
Mario Mauro
Tratto dal sito www.ilsussidiario.net
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Alcune precisazioni circa la vicenda di Eluana Englaro
In merito alla tragica vicenda di Eluana Englaro, ritengo di dover fare alcune sintetiche riflessioni e precisazioni: ciò perché, in particolare in questi ultimi giorni, sono comparsi articoli e lettere sia su quotidiani che diffusi per e-mail da parte di molte persone, alcune delle quali si dichiarano cattoliche e che hanno - almeno in passato - avuto un apprezzabile ruolo anche nella nostra Diocesi; articoli e lettere che sono infarciti di errori non solo sul piano antropologico-culturale e cristiano, ma anche tecnico.
E queste precisazioni le faccio come uomo e come medico, prima ancora che come cristiano, poiché le leggi in uno Stato laico non sono né cattoliche né cristiane: sono leggi, che possono recepire l'orientamento di fede dei cittadini, ma non dipendono da questa.
1) Richiesta di pietoso silenzio: il silenzio non può calare ora, dopo che proprio la famiglia Englaro, al fine di acquisire consensi alla sua tesi, ha per anni coinvolto l'opinione pubblica, i mass-media e le autorità (sanitarie, politiche, magistratura, ecc.) proprio al fine di rendere "pubblico" il caso di Eluana, che io "scoprii" una decina di anni fa in occasione di un dibattito - di fatto a senso unico - organizzato da una ASL toscana con gli Englaro.
2) È del tutto legittimo non con dividere decisione della Magistratura, perché è politica e non giuridica (si ricordi che quella della Corte di Appello di Milano non è una sentenza, ma solo un decreto).
3) Come medico legale posso affermare che stupisce non poco che i magistrati milanesi possano aver emesso un decreto di questa portata senza far sottoporre la Englaro a perizia medico-legale, ma solo basandosi su certificazione di parte, ovvero prodotta solo dalla famiglia. Normalmente decisioni in merito alla salute delle persone (ad esempio in casi di compatibilità o meno tra salute e regime di detenzione) vengono prese dopo perizia medico-legale disposta dall'Ufficio.
4) Il Ministro Maurizio Sacconi, come la On. Eugenia Roccella, non hanno ricattato nessuno: si limitano a ribadire quali sono i compiti del Ministero della Salute.
5) Come uomo, mi pongo anche io degli interrogativi quando vengono date "certe risposte etiche", e non da ora, ma ormai da 35 anni (iniziai a dubitare della giustezza etica, e del comportamento e della incoerenza di tante persone che si dichiarano cattoliche), quando furono promulgate leggi che non rispettano l'uomo, prima fra tutte quella relativa all'aborto.
6) Eluana Englaro non è in agonia: come si può leggere su qualunque vocabolario, il termine "agonia" ha altro significato: è la condizione di lenta ed inesorabile diminuzione delle forze vitali che precede la morte; una "agonia" di 17 anni è di per sé una contraddizione! Se si attribuiscono nuovi significati alle parole esistenti, si torna alla babele (non mancano recenti esempi eclatanti). Inoltre la condizione di Eluana non è "dolorosa" per lei, poiché non ha sofferenze fisiche, non abbisognando di alcun farmaco che abbatta il dolore e che invece, per paradosso, le verrebbe somministrato al momento in cui dovesse essere costretta alla morte per inanizione e disidratazione, proprio per evitarle sofferenze fisiche (si pensi all'ipocrisia di umettare le mucose, perché altrimenti si screpolerebbero!). E se vuole attribuire il termine "dolorosa" alla sofferenza della psiche per la sua condizione, vorrebbe dire che la donna percepisce la sua condizione, ovvero che è consapevole! Senza dubbio la sua condizione è dolorosa per molti, anche se non sembra lo sia per tutti: certamente lo è per chi chiede che possa continuare a vivere.
7) Eluana non è sottoposta ad alcun accanimento, il quale, per essere tale, necessiterebbe di terapie mediche che, invece, non vengono eseguite semplicemente perché non ne ha bisogno (non va dimenticato che quando, pochi mesi fa, ebbe una grave emorragia che la portò, questa sì, vicina alla morte, a causa della ripresa del ciclo ovario (segno di inizio di regolarizzazione della sue funzioni fisiologiche?) non fu attuata nessuna terapia, né medica, né farmacologica, né trasfusionale (e da quella emergenza si riprese spontaneamente con una incredibile rapidità).
8) È invece vero che non vi è niente di terapeutico, poiché non sono "terapeutiche" le pratiche igieniche che le vengono praticate, né lo sono le passeggiate, in carrozzina, che le fanno fare le persone che la accudiscono.
9) L'alimentazione che viene somministrata ad Eluana non è né artificiale - poiché viene nutrita per bocca, con cibi fluidi e calibrati, tramite un sondino naso-gastrico che viene frequentemente rimosso (credo dopo ogni pasto) e non tramite stomia addomino-gastrica "PEG" - né forzata: se vogliamo dare il giusto significato alle parole, per evitare la babele di cui sopra, l'alimentazione è semplicemente "assistita".
10) Si legge sulla stampa che Eluana "ha espresso i suoi desideri... in piena lucidità", ma questo non corrisponde certo al concetto di "consenso informato" che, in forza all'art. 32 della Costituzione, è alla base di ogni trattamento sanitario, sia accettato che rifiutato. Come medico legale dedico, in tutti i corsi in cui insegno, più ore di lezione per spiegare il significato del consenso informato, e ciò non come cristiano, ma solo ed esclusivamente come docente universitario, medico specializzato in medicina legale. Il consenso informato è qualche cosa di diverso rispetto al desiderio espresso in piena lucidità perché richiede una ben diversa informazione, e, soprattutto, un coinvolgimento personale che non può basarsi sull'aver saputo (od anche visto? le notizie della stampa non mi sembrano essere state esaustive in proposito) della compromissione neurologica di un amico che, credo, fosse in stato di "coma", e non in condizione di stato vegetativo persistente.
11) Negli ultimi tempi è stato sempre più adottato il termine di stato vegetativo permanente, devo ricordare che questa definizione è errata, poiché, in medicina, è permanente ciò di cui si sa non possa più guarire (ovvero irreversibile), mentre la condizione delle persone come Eluana è stato vegetativo persistente: non è una differenza da poco, se si riflette bene. Di fatto, continuare ad utilizzare l'aggettivo permanente significa rifarsi a letteratura scientifica ormai obsoleta che è ritenuta da molti antiscientifica e che, non solo in questo caso, può svelare un certo pregiudizio ideologico. Anche in questo caso, la babele del mass-media ha le sue responsabilità.
12) Ovviamente la drammaticità del caso Englaro, e delle altre centinaia e centinaia che sono presenti in Italia, non si esaurisce qui. Quello che dovremmo cercare di fare, anzi "battagliare" (nel senso più pacifico del termine), è di promuovere una sempre maggiore accoglienza verso questi fratelli (o meglio, cittadini, per evitare di essere negativamente etichettati come cristiani) che versano in condizioni così difficili. È ovvio che ciò ha un costo, e sembra che alcuni (o tanti, ma non certamente tutti) portino avanti questa "battaglia" per far morire di inanizione l'Englaro per scopi tutt'altro di etica, ma più semplicemente per scopi di bilancio. Ma se, per motivi economici, diventa "eticamente accettabile" sopprimere un invalido come Eluana, fra non molto potrebbe essere "eticamente accettabile" sopprimere anche chi ha minori invalidità, ma comunque non produce più per la società, e, chissà, si potrebbe forse arrivare, con sollievo per i bilanci della Sanità, a fare anche qualche pensierino sui tanti pensionati non più produttivi che, seriamente ammalati, sono abbisognevoli di costanti, costose e lunghe terapie. E questa non è una stupida o riprovevole ironia: fatta la strada, questa procede, con gli anni, ma procede: se ne può essere certi. Lo insegnano le precedenti esperienze: nella storia e ai nostri giorni (vedi la costante eliminazione nel grembo delle madri dei bambini Down e talassemici, che "costano" alla società somme ingenti).
13) Le preghiere, come ci insegna il Vangelo, possono anche essere pubbliche, specie quando "pubblico" è l'oggetto della preghiera e, comunque, scrivere che sono "strombazzate" è un'offesa al concetto di preghiera cristiana.
Alessandro Bassi Luciani
Docente di Medicina Legale al dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Pisa
Tratto dal sito www.zenit.org
E queste precisazioni le faccio come uomo e come medico, prima ancora che come cristiano, poiché le leggi in uno Stato laico non sono né cattoliche né cristiane: sono leggi, che possono recepire l'orientamento di fede dei cittadini, ma non dipendono da questa.
1) Richiesta di pietoso silenzio: il silenzio non può calare ora, dopo che proprio la famiglia Englaro, al fine di acquisire consensi alla sua tesi, ha per anni coinvolto l'opinione pubblica, i mass-media e le autorità (sanitarie, politiche, magistratura, ecc.) proprio al fine di rendere "pubblico" il caso di Eluana, che io "scoprii" una decina di anni fa in occasione di un dibattito - di fatto a senso unico - organizzato da una ASL toscana con gli Englaro.
2) È del tutto legittimo non con dividere decisione della Magistratura, perché è politica e non giuridica (si ricordi che quella della Corte di Appello di Milano non è una sentenza, ma solo un decreto).
3) Come medico legale posso affermare che stupisce non poco che i magistrati milanesi possano aver emesso un decreto di questa portata senza far sottoporre la Englaro a perizia medico-legale, ma solo basandosi su certificazione di parte, ovvero prodotta solo dalla famiglia. Normalmente decisioni in merito alla salute delle persone (ad esempio in casi di compatibilità o meno tra salute e regime di detenzione) vengono prese dopo perizia medico-legale disposta dall'Ufficio.
4) Il Ministro Maurizio Sacconi, come la On. Eugenia Roccella, non hanno ricattato nessuno: si limitano a ribadire quali sono i compiti del Ministero della Salute.
5) Come uomo, mi pongo anche io degli interrogativi quando vengono date "certe risposte etiche", e non da ora, ma ormai da 35 anni (iniziai a dubitare della giustezza etica, e del comportamento e della incoerenza di tante persone che si dichiarano cattoliche), quando furono promulgate leggi che non rispettano l'uomo, prima fra tutte quella relativa all'aborto.
6) Eluana Englaro non è in agonia: come si può leggere su qualunque vocabolario, il termine "agonia" ha altro significato: è la condizione di lenta ed inesorabile diminuzione delle forze vitali che precede la morte; una "agonia" di 17 anni è di per sé una contraddizione! Se si attribuiscono nuovi significati alle parole esistenti, si torna alla babele (non mancano recenti esempi eclatanti). Inoltre la condizione di Eluana non è "dolorosa" per lei, poiché non ha sofferenze fisiche, non abbisognando di alcun farmaco che abbatta il dolore e che invece, per paradosso, le verrebbe somministrato al momento in cui dovesse essere costretta alla morte per inanizione e disidratazione, proprio per evitarle sofferenze fisiche (si pensi all'ipocrisia di umettare le mucose, perché altrimenti si screpolerebbero!). E se vuole attribuire il termine "dolorosa" alla sofferenza della psiche per la sua condizione, vorrebbe dire che la donna percepisce la sua condizione, ovvero che è consapevole! Senza dubbio la sua condizione è dolorosa per molti, anche se non sembra lo sia per tutti: certamente lo è per chi chiede che possa continuare a vivere.
7) Eluana non è sottoposta ad alcun accanimento, il quale, per essere tale, necessiterebbe di terapie mediche che, invece, non vengono eseguite semplicemente perché non ne ha bisogno (non va dimenticato che quando, pochi mesi fa, ebbe una grave emorragia che la portò, questa sì, vicina alla morte, a causa della ripresa del ciclo ovario (segno di inizio di regolarizzazione della sue funzioni fisiologiche?) non fu attuata nessuna terapia, né medica, né farmacologica, né trasfusionale (e da quella emergenza si riprese spontaneamente con una incredibile rapidità).
8) È invece vero che non vi è niente di terapeutico, poiché non sono "terapeutiche" le pratiche igieniche che le vengono praticate, né lo sono le passeggiate, in carrozzina, che le fanno fare le persone che la accudiscono.
9) L'alimentazione che viene somministrata ad Eluana non è né artificiale - poiché viene nutrita per bocca, con cibi fluidi e calibrati, tramite un sondino naso-gastrico che viene frequentemente rimosso (credo dopo ogni pasto) e non tramite stomia addomino-gastrica "PEG" - né forzata: se vogliamo dare il giusto significato alle parole, per evitare la babele di cui sopra, l'alimentazione è semplicemente "assistita".
10) Si legge sulla stampa che Eluana "ha espresso i suoi desideri... in piena lucidità", ma questo non corrisponde certo al concetto di "consenso informato" che, in forza all'art. 32 della Costituzione, è alla base di ogni trattamento sanitario, sia accettato che rifiutato. Come medico legale dedico, in tutti i corsi in cui insegno, più ore di lezione per spiegare il significato del consenso informato, e ciò non come cristiano, ma solo ed esclusivamente come docente universitario, medico specializzato in medicina legale. Il consenso informato è qualche cosa di diverso rispetto al desiderio espresso in piena lucidità perché richiede una ben diversa informazione, e, soprattutto, un coinvolgimento personale che non può basarsi sull'aver saputo (od anche visto? le notizie della stampa non mi sembrano essere state esaustive in proposito) della compromissione neurologica di un amico che, credo, fosse in stato di "coma", e non in condizione di stato vegetativo persistente.
11) Negli ultimi tempi è stato sempre più adottato il termine di stato vegetativo permanente, devo ricordare che questa definizione è errata, poiché, in medicina, è permanente ciò di cui si sa non possa più guarire (ovvero irreversibile), mentre la condizione delle persone come Eluana è stato vegetativo persistente: non è una differenza da poco, se si riflette bene. Di fatto, continuare ad utilizzare l'aggettivo permanente significa rifarsi a letteratura scientifica ormai obsoleta che è ritenuta da molti antiscientifica e che, non solo in questo caso, può svelare un certo pregiudizio ideologico. Anche in questo caso, la babele del mass-media ha le sue responsabilità.
12) Ovviamente la drammaticità del caso Englaro, e delle altre centinaia e centinaia che sono presenti in Italia, non si esaurisce qui. Quello che dovremmo cercare di fare, anzi "battagliare" (nel senso più pacifico del termine), è di promuovere una sempre maggiore accoglienza verso questi fratelli (o meglio, cittadini, per evitare di essere negativamente etichettati come cristiani) che versano in condizioni così difficili. È ovvio che ciò ha un costo, e sembra che alcuni (o tanti, ma non certamente tutti) portino avanti questa "battaglia" per far morire di inanizione l'Englaro per scopi tutt'altro di etica, ma più semplicemente per scopi di bilancio. Ma se, per motivi economici, diventa "eticamente accettabile" sopprimere un invalido come Eluana, fra non molto potrebbe essere "eticamente accettabile" sopprimere anche chi ha minori invalidità, ma comunque non produce più per la società, e, chissà, si potrebbe forse arrivare, con sollievo per i bilanci della Sanità, a fare anche qualche pensierino sui tanti pensionati non più produttivi che, seriamente ammalati, sono abbisognevoli di costanti, costose e lunghe terapie. E questa non è una stupida o riprovevole ironia: fatta la strada, questa procede, con gli anni, ma procede: se ne può essere certi. Lo insegnano le precedenti esperienze: nella storia e ai nostri giorni (vedi la costante eliminazione nel grembo delle madri dei bambini Down e talassemici, che "costano" alla società somme ingenti).
13) Le preghiere, come ci insegna il Vangelo, possono anche essere pubbliche, specie quando "pubblico" è l'oggetto della preghiera e, comunque, scrivere che sono "strombazzate" è un'offesa al concetto di preghiera cristiana.
Alessandro Bassi Luciani
Docente di Medicina Legale al dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Pisa
Tratto dal sito www.zenit.org
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