lunedì 16 marzo 2009

Superare l’antinomia laici-cattolici

Nel Pdl la leadership di Silvio Berlu­sconi non è in discussione, ma le re­gole del gioco sì. A porre il problema della democrazia nel nuovo partito è il go­vernatore della Lombardia Roberto Formi­goni, in vista dell’imminente congresso. «Il vascello ha un capitano e il partito sarà pre­sidenziale – ha detto ieri – ma deve essere an­che aperto, partecipato, democratico». A partire dalle candidature: «la classe dirigen­te sia decisa dalla base». Anche l’elezione del leader, ha specificato, dovrà avvenire con un voto e potrebbe persino essere segreto se, ha soggiunto, «per assurdo vi fosse una candi­datura alternativa». A chi poi sta pensando di spostare al 2014 i congressi locali, il pre­sidente lombardo manda a dire: «cinque an­ni di sospensione della democrazia mi sem­brano un po’ troppi. Ne basta uno». È dunque un Formigoni che difende la de­mocrazia dei numeri e delle preferenze – «vogliamo reintrodurle nelle elezioni italia­ne » – quello che a Riva del Garda ha chiesto al Pdl di celebrare i congressi «a tutti i livel­li » entro dodici mesi. L’obiettivo è contarsi e superare gli equilibri concordati per la fu­sione tra Forza Italia e An. Unanime su que­sta linea Rete Italia, la quasi-corrente che qui chiamano «coordinamento di amici» e che è un forum di amministratori e deputati di ispirazione cristiana, in cerca di uno spazio dove discutere di sussidiarietà e liste eletto­rali, ma anche dei consigli d’amministra­zione delle Ferrovie Nord e dell’arcipelago Fiera. Il parterre ha un baricentro lombardo e quin­di, se il futuro del Pdl è importante, il rap­porto con la Lega lo è di più. Ecco allora For­migoni rispolverare la «collaborazione com­petitiva » che fu tra Dc e Psi, condannare l’ambizione leghista di essere «partito di lot­ta e di governo» ma anche blandire il Car­roccio «da cui dobbiamo imparare molto, per quanto riguarda la presenza sul territo­rio, la militanza e la disponibilità dei parla­mentari e dei ministri ad ascoltare la gente. Da noi questo non succede sempre». La stoccata non vale per i ministri «amici» di Rete Italia, come Maurizio Sacconi, che ieri è stato chiamato a tracciare l’identikit del Pdl: sarà «pragmatico» ma si incardinerà sul­la centralità della persona, «in sé e nelle sue relazioni, perché la persona isolata non esi­ste, è un’astrazione», ha aggiunto senza cu­rarsi di chi, nella maggioranza, la pensa in modo diametralmente opposto. Il nuovo partito «realizzerà il superamento dell’anti­nomia tra laici e cattolici, basandosi su una definizione di una nuova e più alta laicità che non può non includere i valori cristia­ni ». D’accordo con lui il ministro degli este­ri Franco Frattini, per il quale «non basta u­na sommatoria» tra cultura laica e cristiana. O, per dirla con il vicepresidente del Parla­mento europeo Mario Mauro (candidato da Berlusconi all’europresidenza per la prossi­ma legislatura), «non è una questione di sin­cretismo ». Della ricerca di una nuova laicità aveva parlato venerdì il cardinale Scola; sul­l’ispirazione cristiana del Pdl ha insistito For­migoni, per dire che «non c’è nulla da ricer­care: abbiamo assunto la carta dei valori del Partito popolare europeo». La vicenda di E­luana, ha aggiunto il governatore, «ha evi­denziato una cosa: Berlusconi non ha a­scoltato i sondaggi, ma ha risposto all’istin­to cristiano che è in lui». Sacconi, dal canto suo, ha definito il caso Englaro una «prova da sforzo decisiva» per il Pdl, ricordando le tensioni in Consiglio dei ministri: «Guai se non avessimo fatto quelle scelte. Avremmo riprodotto la distinzione tra laici e cattolici e ci sarebbe stata la nascita di un movimen­to politico già vecchio». La convention si chiude oggi con l’ìntervento dei ministri Gel­mini, Alfano e Fitto e del sindaco di Roma A­lemanno. Berlusconi telefonerà. Sacconi alla convention di Rete Italia: un partito pragmatico. Formigoni all’attacco: il Popolo della libertà sia aperto e democratico. La classe dirigente dovrà essere decisa dalla base. Reintrodurre le preferenze.

Paolo Viana

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