Con la chiusura delle iscrizioni alla scuola elementare sono subito riprese, più violente che mai, le polemiche sulla riforma Gelmini.
Scaduti a fine febbraio i termini per le iscrizioni, sono stati diffusi dal ministero i risultati di un sondaggio effettuato sulle scelte operate dalle famiglie sull'orario scolastico della scuola elementare, che prevedeva una scelta tra maestro unico (24 ore) o maestro prevalente (27, 30 o 40 ore). Dopo mesi di polemiche e falsità, alla fine le famiglie italiane hanno scelto e a settembre i bambini della prima elementare si troveranno in gran parte (56%) nelle classi a 30 ore, con percentuali minori (3%) per le 24 ore, (7%) per le 27 ore, mentre il tempo pieno (le 40 ore con due maestri è stato scelto dal 34%. Immediatamente le solite cassandre dei sindacati e del Pd, con l'ex ministro Fioroni in prima fila, invece di arrendersi all'evidenza, hanno iniziato a sparare a zero sulla riforma e a strillare il solito «al lupo, al lupo!» con l'unico scopo di creare inutili allarmismi e paure assolutamente ingiustificate nelle famiglie italiane.
I fatti sono stati ancora una volta travisati ad arte e la scelta delle 30 ore e del tempo pieno da parte delle famiglie è stata addirittura millantata dalla sinistra come un referendum contro il ministro Gelmini ed una bocciatura del suo decreto e dell'introduzione del maestro unico. Come sempre, si tratta di polemiche strumentali, prive di ogni fondamento, e di una lettura a dir poco distorta e strabica dei dati emersi dal sondaggio. Il quadro orario scelto dalle famiglie, infatti, non rappresenta affatto una bocciatura del maestro unico, visto che il maestro unico di riferimento esiste indipendentemente dal quadro orario scelto dalle famiglie ed era previsto già dall'inizio sia nelle 24, che nelle 27 e nelle 30 ore. Il Pd dimostra ancora una volta la sua assoluta cecità e la caparbia ostinazione nel voler negare la razionalizzazione che è stata fatta delle risorse a disposizione e le maggiori opportunità di scelta oraria garantite ed offerte dal governo per venire incontro alle esigenze delle singole famiglie. Inoltre, come promesso sin dall'inizio dal governo, il tempo pieno non è stato affatto cancellato, ma verrà anzi rafforzato proprio grazie all'incremento delle risorse a seguito dei tagli e dei risparmi generati dalla riforma stessa.
Ormai neanche più gli studenti sembrano credere alle bugie e alle campagne ideologiche portate avanti dalla sinistra: lo dimostra il flop di tutte le più recenti manifestazioni studentesche anti-Gelmini rimaste semideserte, ultima in ordine di tempo il «surfing day» di qualche giorno fa, che ha visto una scarsissima partecipazione di studenti e ha dimostrato in modo chiaro ed evidente che l'Onda si è definitivamente sgonfiata. Ormai non c'è più niente da dimostrare. Non servono ulteriori conferme circa il fallimento di una protesta dai caratteri squisitamente politici. Gli studenti l'hanno capito e hanno scelto di fare, ancora una volta, ciò che è meglio per loro: andare a scuola. A dimostrazione che i cambiamenti al sistema formativo portati avanti dal governo Berlusconi sono stati ben accolti da chi vive realmente la scuola, cioè i giovani con le loro famiglie.
Francesco Pasquali
Tratto dal sito www.ragionpolitica.it
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