giovedì 5 marzo 2009

La Cgil stoppa la via sussidiaria di Brescia

Mettersi di traverso alla realtà è il mestiere che preferisce. La Cgil è fatta così. A Brescia si è rinnovato il rito. L’amministrazione cittadina con il sindaco Adriano Paroli in testa, promuove un bonus bebè (mille euro per i figli nati nel 2008 da coppie italiane o miste, residenti a Brescia da almeno cinque anni e con un reddito massimo di 40.000 euro).

La Cgil insorge, sostenendo che la mossa è discriminatoria in quanto penalizza gli extracomunitari. Il sindacato di Epifani ricorre al Tribunale del lavoro. Risultato: la delibera viene bloccata; in buona sostanza la sentenza si pronuncia a favore del ricorso sostenuto dalla sigla sindacale massimalista presentato da quattro famiglie originarie d Bangladesh, Sri-Lanka, Algeria e Pakistan. Insomma, il provvedimento va esteso a tutti. Paroli naturalmente non ci sta. La sua iniziativa vuole essere una risposta specifica a problemi specifici secondo il principio di sussidiarietà (come lo sportello stranieri o badanti) che non ha nulla di discriminatorio verso gli extracomunitari, «si voleva rispondere con un gesto concreto alla scarsa natalità delle coppie italiane che adesso è sotto l’1 per cento. Un tempo si sarebbe parlato di sentenza politica», spiega a Tempi il sindaco. Paroli non può far altro che ritirare la delibera in quanto i fondi stanziati (1 milione e 350mila euro accantonati in bilancio per il bonus) non sarebbero stati sufficienti a coprire la totalità della domanda. A quel punto, tolta la delibera, anche il secondo pronunciamento del 21 febbraio da parte dello stesso Tribunale, conferma il primo giudizio. Morale? Bonus per nessuno. «Si è persa un’occasione, un’opportunità di offrire alle giovani coppie un qualcosa di concreto. Peccato. Ancora una volta sono prevalse logiche al ribasso che alla prova dei fatti hanno portato a togliere», aggiunge Paroli.

Enzo Manes
Tratto dal settimanale Tempi del 04.02.2009

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