mercoledì 4 marzo 2009

Franceschini stia attento a fare proposte populiste,...

È un cattivo segnale l’ingresso a vele spiegate del Pd nell’arena del populismo deciso e messo in opera da Dario Franceschini con la sua proposta “un assegno di disoccupazione per tutti”. Purtroppo è il segno di quale debolezza di pensiero possa manifestarsi ormai ai vertici delle classi dirigenti dell’opposizione. Perché la linea non è affatto partorita da Franceschini, né dalla vecchia o dalla nuova segreteria del Pd. Il neoleader del partito si è limitato a far proprio e a rilanciare in grande stile, come sua prima proposta politica di rilievo, quanto da oltre sei mesi lo stato maggiore della Voce. info pestava e ripestava nel suo mortaio. Gli economisti raccolti intorno a Tito Boeri, Pietro Garibaldi e Francesco Giavazzi da mesi ripetono che al governo Berlusconi non bisognava dar quartiere, chiedendogli innanzitutto una riforma organica degli ammortizzatori sociali tesa a dare piena copertura a tutti. Secondo il pensiero economico che da un paio d’anni ha ormai stravinto nel circuito dell’informazione italiana (visto che non solo Repubblica, ma anche Corriere della Sera, Stampa e spesso il Sole 24 Ore ne lanciano commenti ed analisi), la riforma stessa una volta a regime sarebbe in pratica gratis cioè autopagantesi – naturalmente, si sorvola, però, su fatto che questa autosostenibilità avverrebbe con maggiori contributi versati, quando il problema italiano è di abbassarli – e costerebbe solo 4 o 5 miliardi di euro nel periodo transitorio.

È una sciocchezza, perché estendere in via generalista la copertura a tutti dipenderebbe naturalmente da “quale” copertura, ma se si adottasse la proporzione che oggi vale per la Cig straordinaria nella manifattura, in un anno come purtroppo ormai si profila il 2009, il costo a carico della fiscalità generale potrebbe schizzare abbondantemente sopra il punto di Pil. Non solo. La proposta viene avanzata sapendo bene quale sarebbe il suo vero effetto immediato: accendere uno scontro al calor bianco tra governo e Cgil sui requisiti della copertura generalista, sul suo ammontare e sulla sua durata.

La proposta non è affatto un esercizio teorico di economisti votati al bene, bensì innanzitutto una scaltra trovata politica volta a indicare alla sinistra come più agevolmente tesaurizzare la protesta sociale. Consentendo, in seconda battuta, al neosegretario del Pd di scavalcare a sinistra buona parte dello stesso stato maggiore delle diverse correnti interne, che lo hanno inchiodato alla poltrona di Walter Veltroni immaginando fosse un re travicello buono solo a incassare la sconfitta alle elezioni europee e amministratrive, per poi ritrarsi buono buono. Il terzo difetto sostanziale della proposta è che essa non è stata avanzata mentre il governo rimaneva con le mani in mano, inerte dinanzi al picco di nuovi disoccupati, lasciandoli al loro destino se “scoperti”. L’esecutivo, a fine 2008, ha infatti finanziato un accrescimento del fondo ad hoc per un miliardo di euro, poi ha promosso e realizzato un grande accordo con le Regioni per destinare altri 8 miliardi alla copertura di disoccupati nella piccola impresa, che erano sprovvisti di coperture. Ed è proprio questo accordo, sottoscritto anche da presidenti di regioni “rosse”, che è andato per traverso a molti nel Pd, e ha indotto alla fine Franceschini a giocare la carta della demagogia.

Per parte mia, capisco Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi che preferiscono monitorare di mese in mese gli effetti della crisi, tenendosi pronti semmai a nuove deroghe estensive per la copertura degli effetti della disoccupazione a chi oggi è sprovvisto di tutele, ma senza infilarsi in dibattiti generali su riforme di struttura avversate dalla Cgil, prima ancora del Pd. Occhio che a parlare della possibilità di uno scambio organico tra l’assegno di disoccupazione a tutti e una seria riforma delle pensioni, nel Pd sono stati pochissimi, come Nicola Rossi e a mezza bocca Enrico Letta. Gli altri, a cominciare da Pierluigi Bersani, tacciono perché la Cgil è contraria. Se proprio dobbiamo pensare a riforme organiche, allora bisognerebbe che il governo spiazzasse tutti e dicesse: caro Pd, io ti faccio una bella riforma della fiscalità mettendo la famiglia al centro di tutto, con sgravi quanto meno alla francese. Scopriremmo allora, con ogni probabilità, che il Pd risponderebbe che le emergenze sono ben altre…

Oscar Giannino
Tratto dal settimanale Tempi del 03.03.2009

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