mercoledì 25 febbraio 2009

Intervista a Lupi: "Rimettiamo le persone al centro della politica"

L’onorevole Maurizio Lupi è, tra l’altro, fondatore dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Un’esperienza di dialogo e condivisione tra le parti nel segno della ricerca del bene comune. Il nostro giornale lavora per il riconoscimento e la comprensione culturali e quindi politici tra centrodestra e centrosinistra.

E volentieri ospitiamo una voce come quella di Lupi che di questo ci parla. Con un caposaldo ideale: il capitale umano come risorsa primaria nella quale investire.

Onorevole Lupi, nel 2003 ha fondato l’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Di cosa si tratta esattamente?
“L’Intergruppo è innanzitutto uno spazio di discussione e di lavoro sui problemi concreti del Paese, al di là e forse anche al di sopra della dialettica politica, spesso in Italia anche troppo aspra, che divide maggioranza e opposizione. L’esperienza dell’Intergruppo dimostra che è possibile, oltre che necessario, un dialogo franco tra maggioranza e opposizione che abbia al centro il bene comune, che è possibile una convergenza non solo politica, ma anche culturale, quando ci si confronta su temi di interesse comune”.

Alla luce dell’attività del gruppo, quali sono i risultati concreti ottenuti finora?
“Sono note le battaglie sostenute negli anni passati dall’Intergruppo, ad oggi continuano ad aderire numerosissimi parlamentari, siamo a quota 320, di entrambi gli schieramenti politici. Ricordo in particolare l’approvazione della legge delega in materia di impresa sociale, la legge 80, inserita nel decreto sulla competitività, nota come la “Più dai meno versi” e l’introduzione del 5 per mille”.

Pensa che l’Intergruppo possa dare un contributo vero e operativo in un momento di crisi e d incertezze come questo, ma soprattutto in una fase così segnatamente caratterizzata da scontri e barricate politiche tra gli opposti schieramenti?
“L’esperienza dell’Intergruppo è stata un contributo alla fondazione di un bipolarismo mite, capace di cercare e sviluppare politiche condivise. Il bipolarismo, in termini di efficacia e di trasparenza del sistema, è una conquista; ma tanto meglio lo si difende quanto più non si traduce in un ritorno alla guerra ideologica. Dialogare non significa, d’altronde, annullare la propria identità, perché senza identità non può esserci dialogo”.

Non è cosa da tutti i giorni vedere esponenti politici di opposte vedute seduti allo stesso tavolo per una costruzione comune. Oltre al rapporto professionale l’Intergruppo si è configurato come un’occasione di conoscenza e scambio?
“Certamente. E’ possibile una convergenza non solo politica, ma anche culturale, quando ci si confronta su temi di interesse comune. Durante gli incontri ufficiali organizzati, a cui hanno preso parte esponenti nazionali ed internazionale di economia esterni al mondo partitico, attori istituzionali e corpi intermedi della società civile, si sono affrontati temi come welfare, ambiente, federalismo ed educazione. L’attività scientifica e di ricerca che supporta l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà in questi incontri è affidata alla Fondazione per la Sussidiarietà della quale è presidente Giorgio Vittadini. Nel 2006 si è presentata l’occasione di collaborare con un network di fondazioni e associazioni di prestigio - ne cito solo alcune - come le fondazioni Magna Carta, Italianieuropei, Farefuturo e Mezzogiorno Europa e le associazioni Glocus, NENS, AREL. Il valore aggiunto di un gruppo di lavoro così variegato ha permesso di ottenere risultati di qualità politica e soprattutto culturali, dimostrando a più riprese che un dialogo non è solo possibile ma doveroso. Su temi d’attualità politica ed economica, penso al federalismo fiscale come alla crisi economica, l’Intergruppo ha sempre cercato e continuerà ad apportare un contributo di riflessione ed analisi il più eterogeneo possibile”.

Don Luigi Giussani parlava di “una politica che deve favorire uno Stato veramente laico, cioè al servizio della vita sociale”. Allora come e in che misura il principio di Sussidiarietà, a cui l’intergruppo si ispira, può contribuire nella società reale?
“Ciò che può salvare l’Italia da un possibile declino è un’inversione di tendenza rispetto al passato, che ponga l’investimento in capitale umano al centro della vita economica, sociale e politica.
Tutto ciò che costituisce una scommessa sulla conoscenza, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla qualità; passa per la valorizzazione del capitale sociale e del lavoro. La sussidiarietà riporta al centro la persona, e noi da lì vogliamo ripartire. Un esempio per tutti: la “battaglia” del 5 per mille intrapresa dall’Intergruppo è l’emblema di una libertà del cittadino che può essere applicata, ed è per questo che se ne propone la stabilizzazione”.

Marco Fattorini
Tratto dal sito
www.ilpolitico.it

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