«Non possiamo dar vita a una legge sul testamento biologico che sancisca il diritto di suicidarsi». Lo ha sostenuto, parlando ai microfoni di Radio24, il sotosegretario al Welfare Eugenia Roccella, replicando a distanza a Beppino Englaro, ospite della stessa trasmissione radiofonica.
Englaro ha attaccato a fondo la proposta di testamento biologico della maggioranza e del governo: «Mi chiedo se chi sta facendo la legge si rende conto della scientificità di quello che sta legiferando». E, ribadendo che non ha alcuna intenzione di entrare in politica, si è espresso a favore della «libertà di cura e di terapia fino alle conseguenze più estreme». Non si tratta di eutanasia, ha tenuto a precisare, «ma ogni cittadino deve essere libero di chiedere la libertà di cura e se anche io fossi l’unico a pensarla in questo modo, credo di avere comunque il diritto di farlo». E, dunque, no ai limiti sull’idratazione e la nutrizione: «Deve escludersi che il diritto all’autodeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite allorché consegua un sacrificio del bene vita. O andiamo verso la costituzionalità delle leg- gi o verso l’imposizione coattiva dello Stato etico».
La replica di Eugenia Roccella non si è fatta attendere: «Se diventasse diritto di legge la facoltà di suicidarsi, non potremmo più bloccare chi vuole suicidarsi e la società cambierebbe volto. Possiamo fare qualunque cosa del nostro corpo, anche praticare l’autolesionismo – ha spiegato – ma certo non possiamo chiedere il diritto di farlo». Sul caso Eluana, la Roccella ha ribadito che «non c’era alcuna volontà esplicita» espressa dalla giovane. E ha attaccato la gestione della vicenda: «Non parlo della volontà del padre – ha precisato il sottosegretario – ma del protocollo applicato in quel caso, in condizioni di confine tra legalità e illegalità, costituendo una sorta di isola extraterritoriale nel sistema sanitario nazionale, con la copertura degli enti locali e con l’accordo della Procura». Roccella ha spiegato che «il ministero in quel caso non poteva fare nulla di più: ha mandato gli ispettori, che hanno consegnato i rapporti in cui si rilevavano tutti i profili di irregolarità a Procura ed enti locali, che sarebbero potuti intervenire». Il sottosegretario ha aggiunto: «Quando penso a questa morte solitaria di disidratazione e denutrizione mi a me sembra ai confini con la tortura di Stato.
Perché questa tortura, questo protocollo è stato applicato grazie alla sentenza». Non sono mancate critiche alla magistratura: dietro quelle sentenze «Dietro le sentenze c’è una linea interpretativa molto precisa, non voglio dire un disegno, che conduce da qualche parte. Io non vorrei affidare la mia vita a un giudice, preferisco affidarla a una legge che metta dei paletti e mi dia assicurazioni». Come in quel caso, ha citato, di un uomo francese «malato di Alzheimer che si dimenticava di mangiare e bere ed è stato ritenuto una persona che aveva deciso di morire. Così è stato lasciato morire in una struttura pubblica».
Eugenia Roccella
Tratto dal quotidiano Avvenire del 25.02.2009
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