mercoledì 25 febbraio 2009

«Il suicidio non diventi mai un diritto»

«Non possiamo dar vita a una legge sul testamento biologico che sancisca il dirit­to di suicidarsi». Lo ha soste­nuto, parlando ai microfoni di Radio24, il sotosegretario al Welfare Eugenia Roccella, re­plicando a distanza a Beppino Englaro, ospite della stessa tra­smissione radiofonica.

Engla­ro ha attaccato a fondo la pro­posta di testamento biologico della maggioranza e del gover­no: «Mi chiedo se chi sta fa­cendo la legge si rende conto della scientificità di quello che sta legiferando». E, ribadendo che non ha alcuna intenzione di entrare in politica, si è e­spresso a favore della «libertà di cura e di terapia fino alle con­seguenze più estreme». Non si tratta di eutanasia, ha tenuto a precisare, «ma ogni cittadino deve essere libero di chiedere la libertà di cura e se anche io fossi l’unico a pensarla in que­sto modo, credo di avere co­munque il diritto di farlo». E, dunque, no ai limiti sull’idra­tazione e la nutrizione: «Deve escludersi che il diritto all’au­todeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite allorché consegua un sacrificio del bene vita. O andiamo ver­so la costituzionalità delle leg- gi o verso l’imposizione coatti­va dello Stato etico».

La replica di Eugenia Roccella non si è fatta attendere: «Se di­ventasse diritto di legge la fa­coltà di suicidarsi, non po­tremmo più bloccare chi vuo­le suicidarsi e la società cam­bierebbe volto. Possiamo fare qualunque cosa del nostro cor­po, anche praticare l’autole­sionismo – ha spiegato – ma certo non possiamo chiedere il diritto di farlo». Sul caso Elua­na, la Roccella ha ribadito che «non c’era alcuna volontà e­splicita» espressa dalla giova­ne. E ha attaccato la gestione della vicenda: «Non parlo del­la volontà del padre – ha preci­sato il sottosegretario – ma del protocollo applicato in quel ca­so, in condizioni di confine tra legalità e illegalità, costituen­do una sorta di isola extrater­ritoriale nel sistema sanitario nazionale, con la copertura de­gli enti locali e con l’accordo della Procura». Roccella ha spiegato che «il ministero in quel caso non poteva fare nul­la di più: ha mandato gli ispet­tori, che hanno consegnato i rapporti in cui si rilevavano tut­ti i profili di irregolarità a Pro­cura ed enti locali, che sareb­bero potuti intervenire». Il sot­tosegretario ha aggiunto: «Quando penso a questa mor­te solitaria di disidratazione e denutrizione mi a me sembra ai confini con la tortura di Sta­to.

Perché questa tortura, que­sto protocollo è stato applica­to grazie alla sentenza». Non sono mancate critiche alla ma­gistratura: dietro quelle sen­tenze «Dietro le sentenze c’è u­na linea interpretativa molto precisa, non voglio dire un di­segno, che conduce da qualche parte. Io non vorrei affidare la mia vita a un giudice, preferi­sco affidarla a una legge che metta dei paletti e mi dia assi­curazioni». Come in quel caso, ha citato, di un uomo francese «malato di Alzheimer che si di­menticava di mangiare e bere ed è stato ritenuto una perso­na che aveva deciso di morire. Così è stato lasciato morire in una struttura pubblica».

Eugenia Roccella
Tratto dal quotidiano Avvenire del 25.02.2009

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