Il suo Appello ai «liberi e forti», che proprio nel 2009 compie 90 anni, conserva intatta la propria validità per la comunità ecclesiale italiana. Ma «a nessuno venga in mente di tirare per la giacchetta don Sturzo», in merito alla costituzione di un nuovo partito cattolico. Lo hanno ribadito ieri il vescovo di Ivrea monsignor Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali, e i vertici dell’organismo della Cei, presentando a Roma il Seminario che si terrà a Caltagirone (tema: “Senza pregiudizi né preconcetti”), venerdì prossimo, 27 febbraio, proprio in memoria dell’anniversario 'tondo' dell’Appello e come avvio del percorso che culminerà nella prossima Settimana sociale, in programma nell’autunno del 2010.
«Il discorso sul partito unico – ha notato monsignor Miglio in risposta ad una specifica domanda – è legato a contingenze storiche: ciò che, invece, è permanente è l’impegno dei fedeli laici e di tutta la comunità ecclesiale a servizio del paese del bene comune». Perciò, ha precisato il vescovo, «il nostro impegno è far crescere questa coscienza in tutta la comunità ecclesiale, a partire dalla consapevolezza che la dottrina sociale della Chiesa non è ancora diventato patrimonio comune. Cosa faranno poi i laici non spetta a noi dirlo».
Quello di un eventuale partito unico dei cattolici non è stato l’unico spunto di attualità di una conferenza stampa che, se ha ribadito la volontà degli organizzatori del Seminario di Caltagirone di guardare al don Sturzo sacerdote e quindi alla sua attività pastorale oltre che politica, non ha potuto fare a meno di confrontarsi con la cronaca di questi giorni.
Alcuni giornalisti hanno chiesto, ad esempio, la posizione del Comitato delle Settimane sociali sulla questione delle ronde. «Tutto dipende dall’atteggiamento che intendiamo adottare verso gli immigrati» è stata la risposta di monsignor Miglio. «A me sembra – ha quindi spiegato – che non possiamo allontanarci da due parole come accoglienza e legalità. Tutto il resto va calibrato sul rispetto di questi due principi». Sul tema dell’immigrazione, infatti, «c’è il dovere dell’accoglienza umanitaria, ma c’è anche il discorso del bisogno, che il nostro Paese ha, di una certa presenza di immigrati». E pur sottolineando la necessità di sicurezza e di legalità, il vescovo di Ivrea ha invitato a «non alimentare le paure». Monsignor Miglio ha anche citato il «bel gesto» del vescovo di Bucarest, che ieri ha inviato una lettera al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in cui condanna gli atti criminosi dei quali si sono macchiati alcuni cittadini rumeni, ribadisce la dignità del popolo rumeno e ringrazia la Chiesa italiana per la sua attenzione agli immigrati. «Vorrei dire anche la mia sofferenza – ha concluso sull’argomento – per il coinvolgimento ingiusto di tutta la comunità romena».
Altro tema di attualità toccato nell’incontro con i giornalisti la crisi economica e in particolare la proposta di nazionalizzare le banche. «La società civile è composta da tanti soggetti, le banche sono uno di questi, e se diventasse opportuna una presenza maggiore dello Stato non dimentichiamoci che la società civile è molto più vasta e possiamo ugualmente essere contrari allo statalismo», ha risposto il presente del Comitato delle Settimane sociali. Anche il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente dell’organismo (presente alla conferenza stampa insieme con Edoardo Patriarca, segretario dello stesso Comitato), ha ricordato che per la Dottrina sociale della Chiesa «il bene comune è perseguito dall’impresa e lo Stato non può sostituirsi in modo permanente». Il problema, per Diotallevi, è che oggi, a livello mondiale, «chi non ha saputo regolare pretende di avere le carte in regola per dirigere».
In generale, comunque, l’appuntamento di Caltagirone (del quale qui a fianco riportiamo il programma) intende «raccogliere e di rilanciare di don Sturzo soprattutto il messaggio che esorta all’impegno dei laici». La sua, ha sottolineato Diotallevi, «è anzitutto una lezione spirituale, acquisendo la quale si può corrispondere all’invito, lanciato del Papa a Cagliari, per un rinnovamento della presenza pubblica dei cattolici nel nostro Paese».
Mimmo Muolo
Tratto dal quotidiano Avvenire del 25.02.2009
Nessun commento:
Posta un commento