giovedì 26 febbraio 2009

«Dottrina sociale un patrimonio per la politica»

Il suo Appello ai «liberi e forti», che pro­prio nel 2009 compie 90 anni, conserva intatta la propria validità per la comunità ecclesiale italiana. Ma «a nessuno venga in mente di tirare per la giacchetta don Sturzo», in merito alla costituzione di un nuovo par­tito cattolico. Lo hanno ribadito ieri il vesco­vo di Ivrea monsignor Arrigo Miglio, presi­dente del Comitato scientifico-organizzato­re delle Settimane sociali, e i vertici dell’or­ganismo della Cei, presentando a Roma il Se­minario che si terrà a Cal­tagirone (tema: “Senza pregiudizi né preconcet­ti”), venerdì prossimo, 27 febbraio, proprio in me­moria dell’anniversario 'tondo' dell’Appello e come avvio del percorso che culminerà nella prossima Settimana so­ciale, in programma nel­l’autunno del 2010.

«Il discorso sul partito u­nico – ha notato monsignor Miglio in rispo­sta ad una specifica domanda – è legato a contingenze storiche: ciò che, invece, è per­manente è l’impegno dei fedeli laici e di tut­ta la comunità ecclesiale a servizio del pae­se del bene comune». Perciò, ha precisato il vescovo, «il nostro impegno è far crescere questa coscienza in tutta la comunità eccle­siale, a partire dalla consapevolezza che la dottrina sociale della Chiesa non è ancora diventato patrimonio comune. Cosa faran­no poi i laici non spetta a noi dirlo».

Quello di un eventuale partito unico dei cat­tolici non è stato l’unico spunto di attualità di una conferenza stampa che, se ha ribadi­to la volontà degli organizzatori del Semi­nario di Caltagirone di guardare al don Stur­zo sacerdote e quindi alla sua attività pasto­rale oltre che politica, non ha potuto fare a meno di confrontarsi con la cronaca di que­sti giorni.

Alcuni giornalisti hanno chiesto, ad esem­pio, la posizione del Comitato delle Settima­ne sociali sulla questione delle ronde. «Tut­to dipende dall’atteggiamento che intendia­mo adottare verso gli immigrati» è stata la ri­sposta di monsignor Miglio. «A me sembra – ha quindi spiegato – che non possiamo al­lontanarci da due parole come accoglienza e legalità. Tutto il resto va calibrato sul ri­spetto di questi due prin­cipi». Sul tema dell’im­migrazione, infatti, «c’è il dovere dell’accoglienza umanitaria, ma c’è anche il discorso del bisogno, che il nostro Paese ha, di una certa presenza di im­migrati». E pur sottoli­neando la necessità di si­curezza e di legalità, il ve­scovo di Ivrea ha invitato a «non alimentare le pau­re». Monsignor Miglio ha anche citato il «bel gesto» del vescovo di Bucarest, che ieri ha in­viato una lettera al cardinale Angelo Bagna­sco, presidente della Cei, in cui condanna gli atti criminosi dei quali si sono macchiati al­cuni cittadini rumeni, ribadisce la dignità del popolo rumeno e ringrazia la Chiesa italiana per la sua attenzione agli immigrati. «Vorrei dire anche la mia sofferenza – ha concluso sull’argomento – per il coinvolgimento in­giusto di tutta la comunità romena».

Altro tema di attualità toccato nell’incontro con i giornalisti la crisi economica e in par­ticolare la proposta di nazionalizzare le ban­che. «La società civile è composta da tanti soggetti, le banche sono uno di questi, e se diventasse opportuna una presenza mag­giore dello Stato non dimentichiamoci che la società civile è molto più vasta e possiamo u­gualmente essere contrari allo statalismo», ha risposto il presente del Comitato delle Set­timane sociali. Anche il sociologo Luca Dio­tallevi, vicepresidente dell’organismo (pre­sente alla conferenza stampa insieme con E­doardo Patriarca, segretario dello stesso Co­mitato), ha ricordato che per la Dottrina so­ciale della Chiesa «il bene comune è perse­guito dall’impresa e lo Stato non può sosti­tuirsi in modo permanente». Il problema, per Diotallevi, è che oggi, a livello mondiale, «chi non ha saputo regolare pretende di avere le carte in regola per dirigere».

In generale, comunque, l’appuntamento di Caltagirone (del quale qui a fianco riportia­mo il programma) intende «raccogliere e di rilanciare di don Sturzo soprattutto il mes­saggio che esorta all’impegno dei laici». La sua, ha sottolineato Diotallevi, «è anzitutto una lezione spirituale, acquisendo la quale si può corrispondere all’invito, lanciato del Papa a Cagliari, per un rinnovamento della presenza pubblica dei cattolici nel nostro Paese».

Mimmo Muolo
Tratto dal quotidiano Avvenire del 25.02.2009

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