giovedì 26 febbraio 2009

Bio-Testamento, istruzioni per l’uso

Il decisionismo mostrato da Dario Franceschini è durato lo spazio di due giorni. Sulla questione del testamento biologico, dove il neoletto segretario aveva garantito l’unità del Pd su una linea laicista, oggi c’è il dissenso non solo dell’ala teodem del partito,

ma anche della capogruppo in commissione Sanità, Dorina Bianchi, di cattolici come Beppe Fioroni, e soprattutto di Francesco Rutelli.

• Rutelli cerca il dialogo con il Pdl. Il capo della Margherita ha presentato, a sorpresa, quattro emendamenti alla proposta di legge della maggioranza che di fatto spaccano il Pd e vanno contro le direttive di Franceschini. Le proposte di Rutelli ruotano intorno al problema dell’alimentazione e idratazione artificiali e della durata della Dat, la Dichiarazione anticipata di trattamento, cioè le volontà scritte del paziente. “L’emendamento di Rutelli non è molto distante dalla nostra legge e si muove nella stessa logica” ha commentato Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato.

• Alimentazione e nutrizione “sostegno vitale”. Così come il Pdl, Rutelli chiede che alimentazione e nutrizione forzata siano considerate non forme di accanimento terapeutico ma sostegno vitale da garantire al paziente. E dunque “non possano essere oggetto” del testamento biologico. Nelle fasi terminali della vita, e qualora l’ammalato sia incapace di intendere e di volere, possono tuttavia essere affidate ad una comune valutazione tra il medico curante ed il fiduciario del paziente; con la decisione ultima affidata al medico.

• No all’eutanasia. È un passo avanti importante del leader della Margherita, il partito dal quale proviene anche l’ormai laicista Franceschini. “Non deve essere la porta per introdurre l’eutanasia” afferma ancora Quagliariello. “Ma la nostra non è una legge chiusa. L’essenziale è stabilire che nelle nostre strutture non si può morire di fame e di sete”.

• Le due linee del Pd. Dopo molte esitazioni, infatti, il Pd si era schierato su una linea che lasciava di fatto molte possibilità proprio all’eutanasia. E questo nonostante la sostituzione, in commissione Sanità, del capogruppo Ignazio Marino (favorevole all’eutanasia) con Dorina Bianchi, che all’eutanasia è contraria. Ma poi anche la Bianchi si è detta in dissenso con quanto sta emergendo tra i Democratici, dopo l’elezione di Franceschini e sulla scia delle ripetute esternazioni di Beppino Englaro, il padre di Eluana.

• Il caso Englaro. Eluana non aveva mai lasciato alcuna volontà scritta; se ne era sempre fatto interprete il padre Beppino. In base a queste interpretazioni, ed in assenza di una legge, la Corte di cassazione aveva autorizzato la fine dell’alimentazione. Beppino aveva chiesto, dopo la morte della figlia, di essere lasciato in pace. Ma subito dopo ha prevalso in lui la volontà di trasformare la propria dolorosa esperienza in una battaglia politica. Ex socialista, poi radicale, Beppino Englaro è intervenuto negli ultimi giorni in trasmissioni tv ed anche, in collegamento telefonico, alla manifestazione dell’estrema sinistra in piazza Farnese a Roma “contro l’ingerenza della Chiesa”. Englaro si è scagliato contro il progetto del centrodestra: “Gli italiani non si faranno imporre una legge del genere, siamo pronti al referendum”.

• Che cosa propone la maggioranza. La proposta del Pdl sulla “fine della vita”, presentata in Parlamento, prevede due punti qualificanti.
1) Il riconoscimento della volontà dell’individuo, e solo la sua, di rifiutare ogni forma di accanimento teraputico, da esprimere attraverso un documento da depositare presso un notaio;
2) Il fatto che l’alimentazione artificiale non sia accanimento terapeutico, perché lo Stato non può far morire nessuno di fame e di sete, neppure su sua volontà.

• Che cosa oppone il Pd. Come abbiamo detto, molte oscillazioni tra i Democratici. Ma alla fine era emersa una sintesi molto politica e poco umanitaria, che teneva unite le correnti di maggioranza del partito, e sostenuta anche dai radicali. E cioè: “alimentazione artificiale come sostegno vitale da assicurare sempre al paziente, tranne il caso in cui la sospensione sia espressamente oggetto del testamento biologico”; “eliminazione della figura del notaio”; e testamento biologico “non obbligatorio ma vincolante”. Di fatto, una non-legge, che lascia aprte tutte le possibilità di interpretazioni.

• Che cosa prevede l’Europa. Non c’è alcuna legislazione comunitaria. Solo la “Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina” ratificata ad Oviedo nel 2001. Essa raccomanda che “un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato; l’interessato può ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento; allorquando, secondo la legge, un maggiorenne a causa di un handicap mentale, di una malattia o di un motivo similare, non ha la capacità di dare il consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge; l’autorizzazione può in qualsiasi momento essere ritirata nell’interesse della persona interessata”.

• In linea con la proposta del Pdl. Come si vede la Convenzione di Oviedo fissa molti paletti per conciliare il no all’accanimento terapeutico con il no all’eutanasia. Soprattutto pone ogni decisione, in modo formale, nella responsabilità della persona interessata, o di un suo rappresentante legalmente riconosciuto dalla legge.

• La legge francese. L’Europa tuttavia ha finora legiferato in ordine sparso. In Francia è il medico a decidere (con una consultazione collegiale con altri pari grado) se interrompere trattamenti terapeutici che configurino accanimento terapeutico o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita artificiale. Questo in assenza di volontà dell’interessato. Se esse sono presenti, e sono antecedenti ad almeno tre anni dalla perdita di conoscenza, prevalgono sulla decisione del medico.

• La prassi tedesca. La Germania non ha ancora affrontato esplicitamente il testamento biologico né il tema del trattamento dei malati incurabili. Una prassi giudiziaria consolidata affida però ad una decisione scritta del paziente ogni eventuale decisione in merito.

• La prassi inglese. Anche in Gran Bretagna il testamento biologico non è espressamente previsto dalla legge. La giurisprudenza accetta tuttavia due cose: che i medici si astengano dall’accanimento terapeutico dopo essersi consultati con i familiari dell’ammalato; che in caso di disposizioni scritte del paziente si accerti che esse siano riferibili soltanto a lui e siano state prese nella piena facoltà di intendere e di volere.

• La legge olandese. Di fatto i Paesi Bassi sono gli unici a prevedere forme di eutanasia e di “assistenza al suicidio”, in base ad un testamento biologico redatto consapevolmente da un adulto e, nel caso di minorenni oltre i 12 anni, con il consenso dei genitori.

• Negli Usa. Non esiste testamento biologico né alcun trattamento uniforme tra i diversi stati sulla fine della vita. Come ha dimostrato il caso di Terry Schiavo, la materia è oggetto di battaglie legali tra diversi gradi di giudizio statale e federale.
Di norma, nessun medico può sospendere le terapie – anche se si configurano come accanimento – contro la volontà non solo del paziente, ma anche dei parenti diretti (nell’ordine, il coniuge, i figli e i genitori).

• Conclusioni. Come si vede, su questa dolorosa materia, due soli paesi europei – Francia e Olanda – hanno finora approvato leggi sul testamento biologico. Più restrittiva la prima, addirittura sconfinante nell’eutanasia la seconda. Altrove ci si affida legalmente alle decisioni della magistratura, spesso drammaticamente in contrasto tra loro. L’esperienza più nota è la battaglia negli Usa nel caso di Terry Schiavo. In tutto il mondo, però, le volontà esplicite della persona prevalgono su quelle della medicina. Dunque non c’è alcun ritardo dell’Italia, come sostengono sinistra e laicisti. C’è la volontà del governo di affrontare un tema complesso, che certo non porta facili consensi, senza indulgere alla propaganda, ma conciliando scienza e coscienza.

Tratto dal sito www.mauriziolupi.it

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