Sollecitato dal massiccio sciopero della scuola, dalla continuazione delle occupazioni/autogestioni, da una ritrovata forza “fisica” (quella delle idee langue!) dell’opposizione, il governo ha presentato alla Commissione cultura della Camera del 6 novembre scorso una relazione intitolata “Piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico”.
È un atto di chiarezza, che dissolve la nebbia di una comunicazione insufficiente e confusa da parte del governo e il fumo ideologico e le menzogne da terrorismo psicologico dell’opposizione.
Quanto al “dimensionamento delle istituzioni scolastiche”, si assume come riferimento il DPR n. 233 del 1998 relativo alle scuole autonome e il DM n. 331 del 1998 relativo ai plessi scolastici. Era Ministro Luigi Berlinguer. Il Decreto ministeriale fissava tra i 500 e i 1000 alunni i confini per ogni istituzione scolastica con diritto di avere un dirigente. Il limite inferiore era ridotto a 300 per le scuole di montagna e piccole isole. I minimi per il numero degli iscritti di ogni scuola-punto di offerta erano fissati a 50 bambini nella scuola di base, 45 nella scuola media, 100 nelle superiori, con deroghe per le scuole di montagna. Con tutta evidenza non è ridotta l’ampiezza dell’offerta, ma solo le dirigenze. Le regioni e gli Enti locali hanno competenza esclusiva in materia di dimensionamento. Peraltro, nell’ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni hanno chiesto e ottenuto di poter dilazionare ulteriormente di un anno un’operazione che avrebbero dovuto fare già dal 1999! Ora si lamentano con il governo per i “tagli” bruschi e ultimativi, ma sono anche le loro lunghe e non sanzionate inadempienze che hanno portato all’attuale emergenza finanziaria nella spesa scolastica. Il che la dice lunga sul cosiddetto “federalismo” di molte Regioni, oggi quasi tutte in mano all’opposizione: a loro basta che lo Stato paghi a piè di lista. Tanto più che si avvicinano le elezioni regionali del 2010. Così le Regioni si comportano come centri di spesa irresponsabili.
Quanto ai profili ordinamentali delle scuole di ogni ordine e grado, la situazione si prospetta nel modo seguente: nessuna riduzione di posti nella scuola dell’infanzia. Quanto alla scuola primaria, gli insegnamenti e le attività didattiche saranno assicurati solo da docenti interni. I modelli possibili sono quattro: 24 ore (con docente unico), 27 ore, 30 ore, 40 ore. Il tempo pieno, oggi usufruito da 34. 270 classi su 136. 964, sarà confermato. Il sostegno non subisce riduzioni: tendenzialmente 1 docente ogni due alunni disabili. È previsto un aumento di 1 o 2 alunni per classe. Per la secondaria di primo grado si passa dalle 32 ore attuali alle 30 ore: scompaiono le materie facoltative. Sono previsti sei Licei: l’abbassamento è a 30 ore settimanali, eccetto l’Artistico che ne avrà 34 nel biennio e 35 nel triennio e quello Musicale e Coreutico, che ne avrà 32. Complessivamente viene confermato l’impianto della riforma Moratti, che Fioroni aveva sospeso, eccetto che per la soppressione dei Licei economico e tecnologico, che tornano a far parte dell’Istruzione tecnica.
Il riordino degli istituti tecnici procederà in base alla legge Fioroni n. 40 del 2007 (è, in realtà, il Decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni, cui Fioroni agganciò la materia del tutto estranea del riordino dell’Istruzione tecnica). Gli indirizzi sono ridotti da 39 a 11. Il monte-ore scende a 32 ore settimanali contro le 35-36 attuali.
Il risparmio di posti è di 87. 400 per i docenti e di 44. 500 per il personale ATA. Risparmio significa, in primo luogo, che non vi saranno nuove assunzioni, che sarà accelerato il turn over (nei prossimi 10 anni sono in uscita circa 300. 000 per pensionamento) e che gli insegnanti perdenti cattedra saranno utilizzati in altro modo dall’Amministrazione scolastica e da quella pubblica. Insomma: chi è attualmente in servizio non perderà lo stipendio. E i precari? Si chiude crudelmente sulla loro pelle una storia di illusioni alimentate irresponsabilmente dal Ministero dell’istruzione, dai sindacati, dalle Università, dai politici. Una laurea non dà automaticamente diritto a un posto di lavoro nella scuola. Il diritto al lavoro non equivale al diritto al posto. Perciò questi “risparmi” obbligano non solo alla scioglimento rapido delle graduatorie permanenti, che Fioroni aveva rinviato al 2011, in coincidenza con la fine naturale della legislatura incominciata nel 2006; ma anche a istituire da subito nuove modalità di formazione e reclutamento dei nuovi insegnanti. Se non sarà fatto, inevitabilmente si riprodurranno nuovi precari.
Tratto dal sito www.ilsussidiario.net
venerdì 14 novembre 2008
Viaggio nella scuola anti-Gelmini «Bimbi, fate il tema contro il ministro»
Da che mondo è mondo la politica è sempre rimasta fuori dagli insegnamenti, almeno fino ai tempi del liceo. Troppo noiosa, complicata e sporca per dei bimbi innocenti.
Ma non tutti la pensano così, evidentemente. La denuncia di un nostro lettore, il papà Alessio Monti, pubblicata ieri sul Giornale ne è la prova: ci sono scuole come la «Pasquale Sottocorno» di Milano dove alunni di quarta elementare sono invitati a mettere per iscritto «cosa pensano della Gelmini».
È in questo istituto di periferia, contraddistinto da una forte componente di immigrati di etnie completamente diverse tra loro, che il decreto del ministro è diventato materia di discussione tra i 26 piccoli alunni di una classe quarta. Tanto che alla maestra di italiano è venuta un'idea: facciamo addirittura un compito sulla Gelmini. «I bambini erano così interessati e avevano così voglia di esprimere il loro punto di vista che ho proposto loro di scriverlo. È stata una battuta spontanea, in buona fede, cui non è seguito ovviamente alcun compito in classe e alcuna valutazione», si difende oggi l'insegnante, coadiuvata da una collega ben più combattiva di lei. Alessio Monti, il papà che ha dato il via alla protesta, non fa sconti e rincara la dose: «La politica non deve entrare a scuola. E invece in quella di mio figlio si assiste all'esatto contrario. Striscioni con scritte anti-Gelmini sono rimasti appesi per due settimane alle finestre dell'edificio. E sa chi le ha realizzate quelle scritte? I ragazzini delle quinte, spinti dalle insegnanti. Poi sono arrivate le magliette con la frase “Gelmini vattene” e ora il tema sul ministro: mi sembra troppo per un’elementare».
Che alla «Sottocorno» ci sia una certa cultura dominante lo dimostrano le parole della vicepreside Clotilde Russo. «Qui le voci fuori dal coro sono poche. Noi come dirigenza facciamo di tutto per tutelare i bambini all'interno della scuola dall'invasione della politica. Proprio ieri abbiamo rimosso un cartello anti-Gelmini appeso vicino alle scale. Però non mi risulta si sia mai arrivati agli episodi descritti dal signor Monti. Spero si sbagli, anche se, bisogna ammetterlo, se ne vedono di tutti i colori qui. Come in tutta Italia, del resto». Persino le magliette anti-Gelmini? «Sì, le ho viste qui e in tv - continua la Russo -. Anche se solo nel giorno dello sciopero (il 30 ottobre scorso, ndr) e non in aula, per fortuna. Fuori dall'istituto ognuno è libero di manifestare come vuole, d’altronde: basta non coinvolgere i bambini durante le ore di lezione».
Tra le altre insegnanti, molte difendono la maestra incriminata, una donna vicina alla pensione, dai capelli bianchi, il viso dolce e mansueti occhi azzurri. «Sulla buona fede della nostra collega mettiamo la mano sul fuoco - dicono in coro -. Non voleva sicuramente plagiare gli alunni. E poi in fondo è normale che a scuola ci si occupi di attualità». E le tabelline? Roba per pivelli. A 9 anni meglio esercitarsi sul decreto di legge numero 137 del 2008. Alla stessa età, Niccolò Machiavelli si cimentava per la prima volta nello studio della grammatica con Battista da Poppi. E pensare che Wolfgang Amadeus Mozart a 3 anni batteva i tasti del clavicembalo. Un genio con il pannolino. Non risulta però che Alexis de Tocqueville si occupasse già di politica in tenera età. Praticamente dei menomati in confronto ai «bimbi prodigio» dell'istituto «Sottocorno».
Eppure sembrano così normali mentre escono al suono della campanella, urlando come matti, per abbracciare mamme, papà e nonni che li attendono all'uscita con l'ombrello. Oggi gli striscioni alle finestre dell'istituto di via Monte Piana non ci sono più. Della protesta combinata di genitori e insegnanti contro il ministro sopravvivono due volantini appiccicati al muro esterno: il primo esorta pure i nonni a partecipare alla manifestazione del 29 novembre, l'altro invita a prendere parte a un incontro sulla riforma Gelmini programmato per lunedì prossimo con la senatrice del Pd Marilena Adamo e un pedagogista. Sulla porta a vetri dell'ingresso campeggia però un cartellone: «Io amo e difendo la scuola pubblica». Ma da chi? Intanto Camilleri ha svelato l'arcano: dagli alieni in tailleur, con gli occhiali e la cadenza bresciana.
E pensare che a Brescia credevano di aver visto passare un solo extraterrestre dalle loro parti, Roberto Baggio. Ma quello giocava a pallone. Poveri bambini.
Marco Guidi
Tratto dal quotidiano Il Giornale del 14.11.208
Ma non tutti la pensano così, evidentemente. La denuncia di un nostro lettore, il papà Alessio Monti, pubblicata ieri sul Giornale ne è la prova: ci sono scuole come la «Pasquale Sottocorno» di Milano dove alunni di quarta elementare sono invitati a mettere per iscritto «cosa pensano della Gelmini».
È in questo istituto di periferia, contraddistinto da una forte componente di immigrati di etnie completamente diverse tra loro, che il decreto del ministro è diventato materia di discussione tra i 26 piccoli alunni di una classe quarta. Tanto che alla maestra di italiano è venuta un'idea: facciamo addirittura un compito sulla Gelmini. «I bambini erano così interessati e avevano così voglia di esprimere il loro punto di vista che ho proposto loro di scriverlo. È stata una battuta spontanea, in buona fede, cui non è seguito ovviamente alcun compito in classe e alcuna valutazione», si difende oggi l'insegnante, coadiuvata da una collega ben più combattiva di lei. Alessio Monti, il papà che ha dato il via alla protesta, non fa sconti e rincara la dose: «La politica non deve entrare a scuola. E invece in quella di mio figlio si assiste all'esatto contrario. Striscioni con scritte anti-Gelmini sono rimasti appesi per due settimane alle finestre dell'edificio. E sa chi le ha realizzate quelle scritte? I ragazzini delle quinte, spinti dalle insegnanti. Poi sono arrivate le magliette con la frase “Gelmini vattene” e ora il tema sul ministro: mi sembra troppo per un’elementare».
Che alla «Sottocorno» ci sia una certa cultura dominante lo dimostrano le parole della vicepreside Clotilde Russo. «Qui le voci fuori dal coro sono poche. Noi come dirigenza facciamo di tutto per tutelare i bambini all'interno della scuola dall'invasione della politica. Proprio ieri abbiamo rimosso un cartello anti-Gelmini appeso vicino alle scale. Però non mi risulta si sia mai arrivati agli episodi descritti dal signor Monti. Spero si sbagli, anche se, bisogna ammetterlo, se ne vedono di tutti i colori qui. Come in tutta Italia, del resto». Persino le magliette anti-Gelmini? «Sì, le ho viste qui e in tv - continua la Russo -. Anche se solo nel giorno dello sciopero (il 30 ottobre scorso, ndr) e non in aula, per fortuna. Fuori dall'istituto ognuno è libero di manifestare come vuole, d’altronde: basta non coinvolgere i bambini durante le ore di lezione».
Tra le altre insegnanti, molte difendono la maestra incriminata, una donna vicina alla pensione, dai capelli bianchi, il viso dolce e mansueti occhi azzurri. «Sulla buona fede della nostra collega mettiamo la mano sul fuoco - dicono in coro -. Non voleva sicuramente plagiare gli alunni. E poi in fondo è normale che a scuola ci si occupi di attualità». E le tabelline? Roba per pivelli. A 9 anni meglio esercitarsi sul decreto di legge numero 137 del 2008. Alla stessa età, Niccolò Machiavelli si cimentava per la prima volta nello studio della grammatica con Battista da Poppi. E pensare che Wolfgang Amadeus Mozart a 3 anni batteva i tasti del clavicembalo. Un genio con il pannolino. Non risulta però che Alexis de Tocqueville si occupasse già di politica in tenera età. Praticamente dei menomati in confronto ai «bimbi prodigio» dell'istituto «Sottocorno».
Eppure sembrano così normali mentre escono al suono della campanella, urlando come matti, per abbracciare mamme, papà e nonni che li attendono all'uscita con l'ombrello. Oggi gli striscioni alle finestre dell'istituto di via Monte Piana non ci sono più. Della protesta combinata di genitori e insegnanti contro il ministro sopravvivono due volantini appiccicati al muro esterno: il primo esorta pure i nonni a partecipare alla manifestazione del 29 novembre, l'altro invita a prendere parte a un incontro sulla riforma Gelmini programmato per lunedì prossimo con la senatrice del Pd Marilena Adamo e un pedagogista. Sulla porta a vetri dell'ingresso campeggia però un cartellone: «Io amo e difendo la scuola pubblica». Ma da chi? Intanto Camilleri ha svelato l'arcano: dagli alieni in tailleur, con gli occhiali e la cadenza bresciana.
E pensare che a Brescia credevano di aver visto passare un solo extraterrestre dalle loro parti, Roberto Baggio. Ma quello giocava a pallone. Poveri bambini.
Marco Guidi
Tratto dal quotidiano Il Giornale del 14.11.208
ELUANA CONDANNATA A MORTE: L’ESECUZIONE SIA PUBBLICA, CON TESTIMONI E VIDEO
Consapevoli che la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione in riferimento al caso di Eluana Englaro non possa non essere rispettata e applicata, ci permettiamo però, da liberi cittadini di uno Stato libero, di dissentire. E chiediamo che alla lunga fine di Eluana, proprio perché si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana, non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta. Come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Così i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete”. Questa la reazione dell’Associazione Scienza & Vita alla sentenza che “condanna a morte Eluana”.
“La decisione della Suprema Corte – osserva l’Associazione – di fatto autorizza la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione che restano secondo noi, e anche per una larghissima parte dell’opinione pubblica italiana, semplici sostegni vitali e non terapie”.
“Da questa scelta consegue – rimarca Scienza & Vita – un’interpretazione riduttiva della vita, quale non degna di essere vissuta. E soprattutto l’idea che la vita umana sia disponibile. Ovvero, che ciascuno di noi possa esercitare addirittura un diritto di morire con il corrispettivo dovere di uccidere (perché qualcuno deve pure eseguire la sentenza). Diritto di morire che non è contemplato nella Costituzione e che sfida il criterio umanistico del favor vitae a cui essa si ispira.
Comunicato di Scienza e Vita
“La decisione della Suprema Corte – osserva l’Associazione – di fatto autorizza la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione che restano secondo noi, e anche per una larghissima parte dell’opinione pubblica italiana, semplici sostegni vitali e non terapie”.
“Da questa scelta consegue – rimarca Scienza & Vita – un’interpretazione riduttiva della vita, quale non degna di essere vissuta. E soprattutto l’idea che la vita umana sia disponibile. Ovvero, che ciascuno di noi possa esercitare addirittura un diritto di morire con il corrispettivo dovere di uccidere (perché qualcuno deve pure eseguire la sentenza). Diritto di morire che non è contemplato nella Costituzione e che sfida il criterio umanistico del favor vitae a cui essa si ispira.
Comunicato di Scienza e Vita
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