venerdì 26 settembre 2008

Sì alla legge contro l’eutanasia

Intervenendo nel dibattito circa la possibilità di una legge che respinga l’eutanasia e difenda la vita, l’associazione Scienza & Vita ha ribadito i principi “a tutela della vita umana e della sua indisponibilità” ed ha auspicato che “un eventuale intervento legislativo si ispiri a quel ‘favor vitae’ che è la vera matrice unificante dei valori costituzionali”.

In un comunicato diramato il 25 settembre l’associazione ha riaffermato il proprio “sì ad una legge che proibisca l’eutanasia in tutte le sue forme e l’abbandono del malato”; e il “no all’accanimento terapeutico”.

“Sì all’alimentazione e all’idratazione come sostegno vitale – si legge nella nota –. Sì alle cure palliative e alla terapia del dolore. Sì alla promozione di ogni forma di assistenza e di sostegno al malato e alla sua famiglia”.

“Sì al rafforzamento della relazione medico/paziente, basata sull’alleanza terapeutica, quale luogo in cui si collocano sia le volontà del paziente, dichiarate in modo 'certo' e 'inequivocabile', sia la responsabilità del medico – in ogni situazione clinica – di valutare in scienza e coscienza nel rispetto del bene supremo della vita”.

“No – conclude il comunicato di Scienza & Vita – ad una legge sul testamento biologico come forma di autodeterminazione quale scelta insindacabile su come e quando morire”.

In merito alla vicenda di Eluana, la giovane leccese che rischia di essere condannata a morte con la rimozione del sondino che la idrata e la nutre, Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita (MpV), ha detto a ZENIT che “le osservazioni del Cardinale Bagnasco sul caso di Eluana confermano le indicazioni già formulate dal Comitato nazionale di bioetica” e cioè “esclusione del carattere terapeutico della idratazione ed alimentazione ed esclusione del carattere vincolante delle dichiarazioni del paziente”.

“Bagnasco ha inoltre aggiunto – ha aggiunto il Presidente del MpV – il requisito della ‘inequivocabilità’, che anche alla luce della recentissima sentenza della Cassazione, in contrasto con quella precedente relativa al caso di Eluana, implica di necessità la ‘attualità’ del desiderio espresso dal paziente”.

“In questo modo – ha affermato Casini – si esclude ogni preferenza indicata prima del concreto inizio dello stato patologico e del momento in cui viene deciso il progetto terapeutico”.

“Il tutto – ha aggiunto – va letto all’interno della cornice secondo cui, sono le parole del Cardinale e del santo Padre, 'la vita umana è sempre un bene inviolabile ed indisponibile' 'dal concepimento alla morte naturale'”.

L’europarlamentare ha molto apprezzato il riferimento del Presidente della CEI alle parole di Benedetto XVI, secondo cui “quando il cittadino europeo vedrà e sperimenterà personalmente che i diritti inalienabili della persona umana dal concepimento alla morte naturale (…) costituiscono un tutto indissolubile (…) allora comprenderà pienamente la grandezza dell’edificio dell’Unione europea e ne diverrà attivo artefice”.

Secondo Casini, “sembra logico vedere in queste parole un incoraggiamento alla Petizione europea per la vita e la dignità dell’uomo promossa dal MpV e dai movimenti per la Vita europei, che sta muovendo in tutta Europa i primi passi e che ha già ottenuto il 12 maggio scorso la benedizione del Santo Padre”.

Antonio Gaspari
Tratto dal sito www.zenit.org

giovedì 25 settembre 2008

Applausi per Hugo

"Con l'aiuto del governo socialista della Repubblica Bolivariana de Venezuela siamo certi che potremo risolvere buona parte dei problemi che colpiscono in questo momento Alitalia e tutti i suoi lavoratori».

Chi ha ispirato queste righe diffuse ieri dalla compagnia aerea Aserca Airlines si chiama Hugo Chávez, e di mestiere fa il presidente del Venezuela. Per chi non lo avesse mai visto, Chávez è un incrocio tra il Benito Mussolini prima maniera, quello populista e di sinistra, e Wanna Marchi. Con la Buonanima, oltre a certi atteggiamenti lievemente machisti, ha in comune l'amore per la democrazia parlamentare e il rispetto per l'equilibrio dei poteri. Le affinità con la televenditrice riguardano invece lo stile low profile, che anche in Chávez si esalta soprattutto davanti alle telecamere. Mettete questo figurino a sedere sopra qualche milione di barili di petrolio nel momento in qui le quotazioni del greggio sono ai massimi storici e dovreste avere un'idea abbastanza chiara del personaggio. Ecco, a tutt'oggi costui è l'unico straniero ad avere accolto l'appello ad acquistare Alitalia lanciato dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani.

La Aserca Airlines è una piccola compagnia privata venezuelana, attiva dal 1992, che opera in ambito regionale con una flotta di appena diciassette DC-9. Ma dietro la dichiarazione d'intenti recapitata ieri all'imbarazzatissimo commissario di Alitalia Augusto Fantozzi c'è il governo di Caracas, che il documento chiama in causa direttamente, e soprattutto c'è l'ego ipertrofico del suo presidente. Chávez è fatto così: appena vede uno spiraglio per ottenere un'inquadratura, per finire su un titolo, ci si fionda. Da anni, dà il meglio di sé in una trasmissione televisiva, "Alo Presidente", che va in onda tutte le domeniche. Qui una volta se la prende con le «telenovelas capitaliste» che allontanano i giovani venezuelani dal sentiero gioioso del socialismo; un'altra conciona su Ernesto Guevara assieme al suo amico Fidel Castro, ormai moribondo; un'altra spiega ai suoi connazionali perché devono cambiare la costituzione e confermarlo al potere sino all'anno 2027.

Per un campione dell'antiamericanismo e del terzomondismo come lui, potersi atteggiare a salvatore della compagnia aerea di una nazione capitalista governata da un miliardario amico di George W. Bush è stata una tentazione irresistibile. E pazienza se poi non se ne farà niente: lui se ne andrà in giro a dire che ci ha provato, ma gli altri, cattivi e schiavi degli americani, non gli hanno dato retta. Non a caso l'unico che ieri l'ha preso sul serio è stato il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, uno in confronto al quale Fausto Bertinotti passa per un conservatore liberale. «Il governo deve mettere Alitalia in condizione di valutare tutte le proposte, compresa quella di Chavez», ha detto Ferrero. Prosit.

Lo sbaglio più facile da commettere, davanti a un tipo simile, è vederne solo il lato trash. Perché questo è di gran lunga il lato migliore del presidente venezuelano. Il suo lato più importante è invece quello oscuro. Come tanti altri prima di lui, Chávez è un dittatore che si è fatto eleggere con metodi democratici. Vinte le elezioni presidenziali nel dicembre del 1998, ha iniziato subito, a colpi di riforme costituzionali, a concentrare tutti i poteri nelle sue mani. Ha chiuso uno dopo l'altro gli organi d'informazione privati che gli davano fastidio. Ha iniziato a perseguitare gli attivisti dell'opposizione, facendo mettere in carcere molti di loro. Ha varato leggi che restringono la libertà d'espressione, tra cui una che punisce chi si rivolge in modo «irriguardoso» al presidente e ad altri pubblici ufficiali, anche in conversazioni private. Lo scorso 18 settembre ha fatto cacciare dal Venezuela la delegazione di Human Rights Watch, un'organizzazione non governativa che poche ore prima aveva presentato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani nel Paese. «In assenza di un credibile controllo giudiziario», sostiene l'Ong, «il governo Chávez ha perseguito sistematicamente politiche discriminatorie che hanno minato la libertà d'espressione dei giornalisti, la libertà d'associazione dei lavoratori e la capacità della società civile di promuovere i diritti umani in Venezuela». I sindacati dei piloti, che invocavano l'intervento degli stranieri per salvare Alitalia, hanno un altro buon motivo per applaudire.

Fausto Carioti
Tratto dal quotidiano Libero del 19.09.08

Obama da spazio sui media ai deliri antisemiti di Ahmadinejad

E’ impressionante la complicità succube con cui, ogni anno peggio dell’anno precedente, l’America del politically correct –quindi l’America che tifa Obama- permette che il neonazista Mohammed Ahmadinejad sputi odio antisemita in occasione di ogni suo viaggio a New York.

In questo suo terzo viaggio per la assemblea di apertura della sessione annuale dell’Onu, Ahmadinejad gode per di più di una situazione politica ancora più forte che nel passato. Il suo programma nucleare procede a gonfie vele e le sanzioni non l’hanno neanche intaccato, il gruppo “5 più uno” che dovrebbe definire sanzioni più dure, (come s’è visto oggi) non riesce neanche più a riunirsi perché la Russia di Putin ha deciso di lasciare l’Iran libero di fare quel che vuole, in ritorsione alla difesa occidentale della Georgia e infine, ma non per ultimo, il candidato in pol position alle presidenziali americane ha un suo punto propagandistico forte proprio nel “parlare” con Ahmadinejad.

Uno dei punti su cui –irresponsabilmente- Obama attacca Bush è infatti quello della mancata ricerca di un dialogo diretto con Teheran e con Ahmadinejad personalmente. Una posizione non solo astratta, ma che soprattutto testimonia l’assoluta ignoranza da parte di Obama del dossier iraniano. Già nel 2000, infatti, l’amministrazione Clinton, per bocca di Madaleine Albright, aveva compiuto un passo storico per impostare una trattativa diretta con Teheran. Non c’erano ancora avvisaglie del programma atomico iraniano, non nera ancora avvenuto l’11 settembre, e Gorge W. Bush iniziava appena a correre per le primarie. La Albright non solo non pose condizioni e Teheran per aprire il dialogo –grande “idea” odierna di Obama- ma fece di più: in uno storico discorso chiese formalmente e pubblicamente scusa al popolo e al governo iraniano per le “indebite interferenze” operate dagli Usa in Iran dal golpe contro Mossadeq del 1953, sino all’appoggio al regime dello scià. A fonre di questa vera e propria autoumiliazione degli usa, la risposta di Khamenei –che è il vero leader iraniano, il vedo dittatore del paese- rispose sprezzantemente e tutta la politica successiva dell’amministrazione Bush da quella sprezzante risposta degli ayatollah partì, per valutare improponibile ogni strada di appeasement e elaborare strategie alternative.

Ma Obama non ha una politica estera –almeno sinora- ha una eccezionale retorica, che gli guadagna consensi- a cui piega le indicazioni di politica estera.

Ecco allora che il mondo mediatico americano si piega subito a queste esigenze elettorali e ieri si è assistito a New York allo spettacolo penoso di un dibattito televisivo in cui Ahmadinejad, , ha potuto dire le cose peggiori sull’Occidente e su Israele senza il minimo contraddittorio.

Una libertà di espressione e di propaganda sconcertante –va tenuto conto che una iniziativa unitaria che doveva vedere unite la Hillary Clinton e Sarah Palin per contestare la presenza di Ahmadinejad a New York a causa della repressione delle donne in Iran, è saltata per boicottaggio dei democratici- che lascia presagire poco di buono in caso di vittoria del senatore democratico.

In questo contesto, il discorso di Ahmadinejad all’Onu, in cui ha anche chiesto ancora una volta la presenza dell’Iran quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza, è stato se non trionfale, certo non quello di un leader costretto alla difensiva. Tanto che ha ripetuto dal palco delle Nazioni Unite le sue deliranti accuse, aggiornandole con la implicita, chiara, conclusione che “il gruppuscolo di sionisti mendaci che oltre al resto controllano i centri finanziari e monetari della Terra” è responsabile della crisi dei mercati in corso: “Il regime sionista è avviato sulla china del crollo definitivo, e non esiste modo per tirarlo fuori dal pozzo nero che esso stesso e i suoi sostenitori hanno creato”.

Tratto dal sito www.carlopanella.it

Non paga la crociata contro il governo: Famiglia Cristiana perde 100mila copie

In principio erano affondi su aborto e famiglia e il settimanale Famiglia Cristiana dedicava i suoi editoriali a proporre revisioni della legge 194 o a lamentare l’assenza, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, di un ministro proveniente dal «mondo cattolico» nel governo.

Da qui in poi, il settimanale paolino non ha più avuto freni e ha tuonato spesso (e volentieri) contro il governo e le sue politiche. Una strategia che, visti gli ultimi dati diffusi dall’Ads (l’istituto che certifica la diffusione della stampa), non sembra pagare: da giugno 2007 a giugno 2008, infatti, le copie sono calate di ben 103mila unità (circa il 15 per cento delle vendite).

Maroni vuole censire i rom per garantire sicurezza (ma anche per assicurare che i bambini rom vadano a scuola)? Ecco che Famiglia Cristiana parte all’attacco. Maroni non prende le impronte degli ultrà violenti? «È una vergogna discriminatoria». Il premier vara la riforma della giustizia? «È ossessionato dai giudici e si dimentica della famiglia». I sondaggi parlano di gradimento record per l’esecutivo? «Il governo traballa e l’opposizione latita» replica Famiglia Cristiana. Il ministro Gelmini cambia la scuola? «È solo una riforma di facciata». Palazzo Chigi manda i soldati a presidiare gli obiettivi sensibili? «Non siamo mica in Angola» scrivono i paolini, che qualche settimana dopo arrivano a sostenere - nemmeno fossero MicroMega - che Di Pietro è nel giusto e che quella del governo è «una linea di fascismo moderno». Nientepopodimeno. Salvo venire poi sconfessati dal Vaticano, che disse che «Famiglia Cristiana non rappresenta né noi né la Cei».

L’ultima sortita dal fortino paolino ha riguardato, pochi giorni fa, la legge elettorale per le elezioni Europee. «Neppure alle Europee potremo sceglierci i rappresentanti con lo strumento delle preferenze», tuona l’editoriale del numero in edicola. Tutto perché Berlusconi ha osato servire «la porcata numero due, copia delle disposizioni più antidemocratiche della legge elettorale con cui abbiamo votato alle ultime politiche». Elezioni così antidemocratiche da aver eletto un governo che ora veleggia sopra il 60% dei consensi secondo tutti i sondaggi, anche quelli dell’opposizione.

Don Antonio Sciortino, il direttore del settimanale, di fronte all’emorragia di copie, ha deciso di fare qualcosa. Perché, fra tutte le linee possibili, abbia scelto proprio quella dello scontro con il governo e la politica, non è chiaro.

Secondo quanto scrive Italia Oggi a commento dei dati di vendita, il problema starebbe in uno scollamento fra le scelte del direttore e il gusto dei lettori, che magari avrebbero preferito una linea più morbida. Anche veder citato Famiglia Cristiana - e i suoi attacchi - sui quotidiani nazionali avrebbe convinto don Sciortino a mantenere fissa la barra su questa rotta, convinto che per il settimanale sarebbe stato un bene far circolare il proprio nome al di fuori del lettorato abituale. Con l’ulteriore vantaggio di farlo a costo zero. Una mossa che, per un motivo o per l’altro, sembra non aver dato i frutti sperati.

Matteo Buffolo
Tratto dal quotidiano Il Giornale del 25.09.08

mercoledì 24 settembre 2008

Morresi: io sto con Bagnasco, la legge sul fine vita difenderà chi non può più esprimersi

Con la chiarezza che contraddistingue sempre i suoi interventi, il Presidente della Cei Card. Bagnasco nella prolusione al Consiglio Permanente ha spiegato qual è la posizione dei vescovi italiani in merito a una legge sul fine vita: dopo la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, secondo la quale la donna in stato vegetativo può essere lasciata morire di fame e di sete, è necessario tutelare e rafforzare alcune garanzie messe in pericolo proprio da quella sentenza.

Ci si aspetta innanzitutto che la futura legge riconosca “valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita”. Una normativa quindi che permetta di dichiarare anticipatamente il proprio consenso o meno a trattamenti sanitari, un consenso da far valere quando non si è in grado di esprimerlo direttamente, al momento necessario, magari perché ci si trova in stato di incoscienza, dopo un incidente o per una malattia.

Per essere valido deve innanzitutto essere espresso in modo chiaro e senza possibilità di equivoci: in forma scritta e certificata, quindi, per evitare improbabili ricostruzioni a posteriori di “volontà presunte” del malato dai suoi “stili di vita”, come abbiamo letto nella sentenza per Eluana Englaro. Ma soprattutto la persona dovrà esprimere un vero consenso informato: niente modulistica o prestampati da compilare, quindi, e neppure dichiarazioni astratte e generiche del tipo “in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante chiedo di non essere sottoposto a nessun trattamento terapeutico”, come recitano modelli di testamento biologico pubblicizzati di recente nel nostro paese. Un vero consenso informato presuppone informazioni chiare e circostanziate, riferite a situazioni concrete e specifiche, che la persona deve dimostrare di avere compreso bene.

Solo in questo modo dichiarazioni anticipate di trattamento potranno avere peso nel rapporto medico-paziente, quando questo non sia più in grado di dare il proprio consenso nel momento in cui viene richiesto.

Dichiarazioni anticipate solo se all’interno di un rapporto di fiducia con il proprio dottore, che quindi ne dovrà sicuramente tenere conto ma che non sarà obbligato ad eseguire: il medico non potrà che agire in scienza e coscienza nell’esercizio della sua professione, che prevede il dovere di prendersi cura dei propri pazienti, innanzitutto non abbandonandoli.

In quest’ottica, ovviamente, alimentazione ed idratazione rimangono sostegni vitali, indipendentemente dalle modalità di somministrazione – autonoma o con supporti esterni come il sondino naso-gastrico con cui viene nutrita Eluana, tanto per spiegarci: non essendo trattamenti sanitari, non saranno oggetto dell’articolato della futura legge, e la loro sospensione non potrà essere prevista.

Libertà nel curare e nell’essere curati, in un rapporto di fiducia fra chi cura e chi viene curato: questo lo spirito della futura legge sul fine vita auspicata dal presidente della Cei, e da noi condiviso.

Tratto dal sito www.ilsussidiario.net

Ci sono argomenti non negoziabili

Anche Comunione e liberazione ha la sua scuola di formazione sociopolitica, giunta al secondo anno di attività. Il presidente è il governatore lombardo Roberto Formigoni. A dirigerla è il parlamentare europeo Mario Mauro. Tra i relatori, l’ex premier spagnolo Aznar e molti uomini del team di Tony Blair, ma anche politici italiani e manager come Paolo Scaroni. Di questi giorni (18 settembre) l’incontro con il ministro della giustizia Alfano. “Siamo divisi in 10 classi di 35 persone. Ci sono laureati e studenti universitari, ma anche qualche liceale. La passione politica non ha età”.
Come giudica l’appello del Papa?
“Molti hanno focalizzato il rigore morale e la competenza che si richiede ai politici cattolici. Però queste doti, a ben guardare, sono per sovrabbondanza il frutto di un’antropologia centrata sulla fede. Nell’auspicio che il Papa fa ai laici cattolici, c’è il riconoscimento che la fede è il vero principio di conoscenza e di azione. La differenza tra un politico laico e un politico cattolico non è che il cattolico garantisce sull’onestà e sull’efficienza (queste devono essere doti comuni ai laici e cattolici). Il discrimine è che per il cattolico l’azione affonda le proprie radici nella presenza di Cristo. Non credo al tema dei politici cattolici come un problema di egemonia. Non c’è una classe dirigente che monopolizza la gestione di alcuni passaggi sociali. Nel mondo cattolico c’è solo il problema del passaggio da una testimonianza a una militanza”.
Qual è il suo modello di politico?
“Il primo modello per me è stato Aldo Moro, anche per il legame che ho con la mia terra. Mi ha molto segnato. Moro ha fatto suoi il tema della politica come servizio e della fede come strumento di conoscenza. Mi ha molto colpito anche il carisma dell’amicizia cristiana tra Adenauer, Schumann e De Gasperi. Un’amicizia profetica. Schumann non solo dice che l’Europa è cristiana o non può essere, ma anche che la democrazia o è cristiana o non è democrazia”.
I politici cattolici di diversa provenienza, all’occorrenza devono convergere?
“Penso che ci sia la barriera degli argomenti non negoziabili per i cattolici. Ma penso anche che ci sia tutto uno spettro di questioni estremamente vasto, dove i punti d’incontro e le tendenze a trovare soluzioni comuni sono indispensabili. Sono convinto che la fede accorcia di molto le distanze tra politici di schieramenti diversi. Penso a Olivero, che ha messo su a Torino una grande opera di presenza sociale. Molti dei militanti gravitano nell’area del Centrosinistra. Ma con Olivero ha grande presa il rapporto con il Centrodestra”.
Rimpianti per un partito unico?
“In Italia l’esperienza storica della DC ha fatto si che il giudizio su molte questioni fosse comune per tanti anni. Ma il cattolicesimo politico organizzato non può essere considerato come una categoria di natura politica. La presenza dei cattolici nasce dalle opere. Neanche il bipolarismo può condizionare la presenza delle opere dei cristiani nella società. Il pre-requisito della nuova coscienza è il realismo. Che ci dice a chiare lettere che non ci sono le condizioni per un’operazione di quel genere. Oggi. Ma domani forse sì. Ci vuole tempo. Forse il nostro ruolo di laici quarantenni è proprio quello di una generazione di “levatrici”. Forse i più giovani vivranno quel nuovo momento storico”.

Tratto dal settimanale Famiglia Cristiana del 21.09.08