venerdì 23 maggio 2008

Diffondi il “testamento” di Martini

Mio caro Malacoda, corri in Germania a comprare l’ultimo libro del cardinal Carlo Maria Martini e fallo prontamente tradurre in italiano; oppure procurati il testo originale, la sbobinatura dei Colloqui notturni a Gerusalemme tra l’arcivescovo emerito di Milano e il suo confratello gesuita Georg Sporschill. Scoprire che domande e risposte sono in tedesco sarebbe interessante: i cristiani, pardon, i cattolici hanno un papa tedesco che si sforza di parlare in italiano e un eminente principe della Chiesa, piemontese di nascita, milanese d’adozione e gerolosomitano per scelta, che detta il suo testamento spirituale in tedesco. Procurati il testo, perché nell’anticipazione che ne fa il quotidiano italiano la Repubblica non so quanto le parole riportino il pensiero del cardinale e quanto i desiderata dell’estensore dell’articolo, il vaticanista Marco Politi. Può anche darsi che le due cose coincidano. Comunque, non facciamoci scrupoli, proprio noi, prendiamo per buono quanto scritto, il testo servirà come eventuale pezza d’appoggio per le polemiche future, ma ormai nella comunicazione vale la legge dell’imprinting: il primo messaggio è quello che conta (e che resta), quindi, Repubblica docet. E cosa dice Repubblica? Dice che il cardinal Martini «confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani». Sul conflitto con Dio permettimi solo una battuta da avvocato del diavolo. Uno che si rivolge a Dio chiedendogli: «Perché non ci dai idee migliori?» non è d’accordo con, chiamiamole così, le idee di Dio o ritiene che Dio non sia d’accordo con le sue? Ma non è su questo che voglio intrattenerti, bensì su un’altra domanda che il cardinale oppone a Dio (scusami se non lo chiamo il Nemico, ma con di mezzo un vescovo si rischia la confusione): «Perché abbiamo così pochi preti?», declinata con qualche indicazione per la soluzione del problema: «Il celibato deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare a un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall’estero non è una soluzione. “La Chiesa dovrebbe farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa”. Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa». Ecco il punto: non le soluzioni prospettate, bensì il problema posto: coprire le parrocchie, amministrare le cose di chiesa, gestire l’esistente, che è cresciuto nei secoli e per il quale non si hanno più le forze adeguate. Dal nostro punto di vista è un’impostazione perfetta: chi gestisce l’esistente si prepara alla sua estinzione; chi vuole restare giovane si imbelletta, un po’ si ristruttura e “trova qualcosa in cui occuparsi”. Chi crede alla promessa della vita eterna sa di avere, già da ora, eternamente la vita vera, e non ha nessuna paura di ricominciare sempre, anche da zero, perché, come dice Eliot la Chiesa verrà eternamente abbattuta ed eternamente ricostruita. Il problema, ricordatelo, non sono i preti, ma quelli che hanno la fede.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

P. S. «Non puoi rendere cattolico Dio», dice Martini. Regole e confini «ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo». Sono contento che Chesterton è ancora poco letto: disse di essersi fatto cattolico perché il cattolicesimo «era più largo».

Berlicche
Tratto da Tempi del 22 maggio 2008

ICI: il federalismo fiscale comincià così

L’amico e consigliere Buvoli prova, con incontestabile arguzia, ad introdurre dubbi sulla coerenza tra il pensiero e l’agire del nuovo Governo. E lo fa sostenendo l’incoerenza dell’abolizione dell’Ici, una sorta di federalismo ante litteram, che andava a coprire il fabbisogno previsto tassando in maniera “oggettiva”, e cioè le proprietà. Allo stesso tempo il cittadino poteva chiedere conto ai propri amministratori locali sull’utilizzo delle risorse reperite.

Se da un punto di vista prettamente filologico il ragionamento di Buvoli è inattaccabile, tanto sul piano dell’equità sociale quanto su quello dell’attuazione pratica del federalismo fiscale, presenta invece più di un cedimento.

L’Ici colpisce l’abitazione, un bene che la maggior parte degli italiani ha acquistato a costo di enormi sacrifici. E per questo motivo viene percepita come una delle gabelle più odiose. Senza dimenticare che si tratta di un prelievo che non tiene conto del reddito e quindi dei criteri di progressività dell’imposizione necessari per configurare l’equità di un sistema fiscale.
Il Governo ha detto chiaramente che i soldi per compensare i Comuni del mancato gettito arriveranno da tagli alla spesa centrale. Una soluzione, questa, che appare temporanea: il federalismo a regime, e su questo condivido il pensiero di Buvoli, non potrà basarsi sul sistema dei sussidi.

L’attuazione del federalismo non può prescindere dalla partecipazione a forme di gettito statale, come ad esempio avviene con le addizionali. Questa, come altre queste misure danno autonomia e ampi margini di manovra ai sindaci: il federalismo può dunque fare a meno dell’Ici, ma il rischio è che la riduzione della pressione fiscale dovuta all’eliminazione dell’imposta sulla prima casa sia vanificata dall’aumento di altri tributi.

Il Governo, come sappiano, invece le tasse vuole abbassarle.

Allora in questa fase è preferibile compensare i Comuni del mancato gettito Ici con l’aumento dei trasferimenti dallo Stato, impegnando risorse derivanti da tagli alla spesa centrale, in modo da non aumentare la pressione fiscale. Anche in questo caso ci sono dei rischi: in particolare un federalismo basato sui sussidi può far venir meno quel rapporto diretto tra imposte e servizi offerti che consente ai cittadini di controllare l’operato del sindaco. In futuro, quindi, la razionalizzazione della spesa a livello locale e l’utilizzo delle tasse di scopo, cioè quelle tasse “una tantum” finalizzate alla realizzazione di un determinato progetto (un parcheggio, una scuola, ecc. ) sono soluzioni che portano il cittadino a valutare la qualità dei servizi locali offerti e sono più efficienti per ottenere quello che vuole il Governo.

E cioè che federalismo e riduzione delle imposte viaggino insieme.

giovedì 22 maggio 2008

Primo Consiglio dei Ministri: eccellenti provvedimenti di sinistra

Perché Padoa Schioppa se ne è allegramente fregato del dramma dei mutui per la casa impazziti verso l'alto?

Perché Amato non ha proibito il blocco da parte dei manifestanti campani -a volte aizzati dalla camorra- contro le discariche?

Perché Prodi col suo governo tutto di sinistra non ha detassato gli straordinari e i premi di produzione di operai e impiegati?

La risposta è semplice: perché il suo non era un governo di sinistra, ma un governo della casta della sinistra, privo di raccordo addirittura col suo stesso elettorato.

Berlusconi ha iniziato bene il suo cammino a Napoli: Tremonti ha obbligato le banche -minacciando di vessarle di tasse- a bloccare al 2006 il tasso dei mutui variabili. Provvedimento popolarissimo, che non costa nulla allo Stato e che allieva il bilancio di ben 800.000 famiglie, un'enormità.

Così è anche per il decreto sicurezza. Là dove la sinistra aveva distrutto il decreto Amato invcato da Veltroni, introducendovi incomprensibili e cevellotici provvedimenti di lesa omosessualità, Berlusconi, con Alfano, vi ha introdotto 8 provvedimenti contro la Mafia, ha bloccato lo scandalo civile dei matrimoni di convenienza per acquisire la nazionalità e ha reso effettivi i decreti di espulsione. A questo, solo a questo serve introdurre il reato di clandestinità: non per incarcerare i clandestini, ma per espellerli sul serio, perché se tornano, vanno dritti in galera. Finora, invece, uno poteva essere spulso -è successo migliaia di volte- una, due, decine di volte e non gli acadeva niente.
L'opposizione non è d'accordo con l'introduzione di questo reato. Ne ha diritto, è comprensibile. Il problema è che non dice nulla sui provvedimenti che bisognava prendere per rendere effettive le espulsioni.

Perché non ha perso il vizio dell'opposizione parolaia.

E infatti ha perso le elezioni.

Tratto dal sito www.carlopanella.it

Il Governo dà il via libera all'abolizione dell'Ici e al pacchetto sicurezza.

Si è concluso il primo Cdm del governo Berlusconi e la conferenza stampa del premier. Questi i contenuti essenziali.

Abolizione Ici – Via libera del Consiglio dei ministri straordinario che si è svolto a Napoli al "pacchetto" fiscale che contiene l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Lo riferiscono fonti dell'esecutivo. Nella conferenza stampa del Governo i dettagli del provvedimento. Il pacchetto fiscale approvato dal Governo con l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari vale 2, 7-2, 8 miliardi. Lo riferiscono fonti tecniche vicine al Governo, aggiungendo che la copertura sarà individuata esclusivamente con tagli alla spesa.

L'abolizione dell'Ici sulla prima casa consentirà «una spinta allo sviluppo» e la detassazione degli straordinari «incrementerà la produttività». Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Con la cancellazione dell'Ici vogliamo «porre rimedio alla perdita di valore del potere d'acquisto delle famiglie e dare una spinta allo sviluppo del Paese che oggi registra crescita zero». Con la detassazione degli straordinari «si darà maggiore produttività alle imprese».

Caro-mutui - Il governo ha adottato misure per aiutare le famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate dei mutui. Il meccanismo, spiega Berlusconi, prevede «la possibilità per coloro che pagano le rate del mutuo con tasso variabile e hanno stipendi fermi al 2006 di tornare a pagare la stessa rata pagata nel 2006, con la possibilità di vedersi riconosciuta la somma pagata in più». Sulla misura adottata dal governo sui mutui «c'è l'accordo con le banche».L'accordo tra il governo e l'Abi per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile potrà riguardare ben 1 milione e 250mila famiglie e il risparmio, per un mutuo di 80mila euro a 20 anni, potrebbe essere di 850 euro l'anno. Lo rende noto il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, dopo la riunione oggi a Milano del comitato esecutivo dell'associazione che «ha approvato all'unanimità la bozza di accordo tra il ministero dell'Economia e l'Abi per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile per la prima casa stipulati prima del primo gennaio 2007». Considerando un mutuo ventennale di 80. 000 euro, il minor esborso previsto ammonterebbe a circa 850 euro su base annua.La Convenzione sarà stipulata dal ministero dell'Economia e delle Finanze e dall'Abi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge varato oggi dal governo.

L'accordo tra Governo e Abi per la rinegoziazione dei mutui prevede che «le famiglie che vogliono possono avere una ristrutturazione del mutuo, la rata da variabile diventa fissa e l'importo è quello del 2006 e la scadenza è quella del mutuo. Se i tassi sono saliti il mutuo dura un po' di più, altrimenti, audite audite, si restituiscono i soldi». Lo spiega con soddisfazione il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Pacchetto sicurezza – Via libera anche al 'pacchetto' sicurezza. Il provvedimento, secondo quanto viene confermato, è composto da tre disegni di legge e da un decreto legge. A quanto si apprende, è confermato l'inserimento all'interno di uno dei disegni di legge del reato di clandestinità, mentre all'interno del decreto sarebbe prevista l'aggravante per chi delinque in condizioni di clandestinità. Confermata la confisca degli immobili che vengono affittati ad immigrati clandestini. Il Consiglio dei ministri ha poi deciso che non ci sarà alcun pattugliamento misto tra Forze dell'ordine ed Esercito sulle questioni della sicurezza.

Emergenza rifiuti – L'attuale capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, sarà sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per affrontare l'emergenza dei rifiuti a Napoli. E' quanto prevede un decreto varato oggi dal Consiglio dei ministri che si è riunito a Napoli. Il provvedimento stabilisce per il sottosegretario, a quanto si apprende, poteri di intervento «molto forti». Con la nomina di Bertolaso a questo ruolo, il numero dei rappresentanti dell'esecutivo sale a 61. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per affrontare l'emergenza rifiuti in Campania, individuando anche le discariche che dovranno essere aperte.

«Da domani il Sottosegretario Bertolaso attiverà cinque siti per le discariche in tutte e cinque le province campane». Tutti i siti «saranno aree di interesse strategico nazionale» e quindi protette da militari. «Le discariche saranno considerate - ha detto il premier - come zone di interesse strategico, per cui ci saranno pene detentive da tre mesi a un anno per chi ne impedisce l'apertura e fino a cinque anni per chi provoca disordini». Per i Comuni che avranno sul loro territorio delle discariche «ci saranno compensazioni economiche».

Tratto dal sito www.ilsussidiario.net

L'abolizione dell'Ici non compromette il percorso verso il federalismo

"L’Ici è la più federalista delle imposte", scrive il professor Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera lanciando un avvertimento: eliminare l’imposta comunale sulla prima casa di abitazione può rappresentare un freno a quella spinta verso la maggiore autonomia impositiva e di spesa degli enti locali che sta tanto a cuore alla Lega e a tutto il Pdl.

È indubbio che l’Ici sia uno strumento importante in mano ai sindaci, ma nel suo ragionamento l’economista della Bocconi trascura alcuni aspetti fondamentali. Innanzitutto va ricordato che esistono diverse misure per compensare il mancato gettito dell’Ici. Si potrebbe agire su altri tributi locali più flessibili, come ad esempio le tasse di scopo che solo pochissime giunte hanno utilizzato da quando sono state introdotte con la Finanziaria 2007. Oppure sarebbe opportuno un maggiore controllo sulle spese, in particolare sulle onerose consulenze esterne a cui spesso le giunte decidono di delegare funzioni che potrebbero essere efficacemente svolte con mezzi propri.

C’è poi l’aspetto più strettamente politico: l’Ici colpisce l’abitazione, un bene che la maggior parte degli italiani ha acquistato a costo di enormi sacrifici. E per questo motivo viene percepita come una delle gabelle più odiose. Senza dimenticare che si tratta di un prelievo che non tiene conto del reddito e quindi dei criteri di progressività dell’imposizione necessari per configurare l’equità di un sistema fiscale. Appare ingiusto, infatti, che un pensionato paghi la stessa Ici del suo vicino di casa che abita in un appartamento con le stesse caratteristiche ma che guadagna il doppio o il triplo.

Ecco perché Berlusconi insiste nell’eliminare l’imposta sulla prima casa di abitazione, proseguendo sul percorso che, tra l’altro, era già stato avviato dal precedente governo. Il Cavaliere vuole subito dimostrare di essere in grado di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Nel provvedimento fiscale che sarà presentato oggi al consiglio dei ministri, le ragioni del federalismo devono perciò conciliarsi con l’obiettivo della riduzione della pressione fiscale.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha già individuato la copertura finanziaria (2, 2 miliardi di euro) e ha lasciato intendere che i soldi per compensare i Comuni del mancato gettito arriveranno da tagli alla spesa centrale. Una soluzione, questa, che appare temporanea: il federalismo a regime non potrà basarsi sul sistema dei sussidi.Allora è interessante vedere perché è corretto, ma solo in parte, sostenere che l’Ici è l’imposta federalista per eccellenza. Per poi analizzare quali sono le fonti alternative capaci di compensare efficacemente il mancato gettito derivante dalla sua eliminazione.

Giavazzi è convinto che l' Ici non solo è la più federalista di tutte le imposte, ma è anche la più efficiente. Perché il gettito rimane ai Comuni e, se con quel gettito il sindaco non aggiusta le strade, i cittadini, incontrandolo in piazza, possono chiedergliene conto e avvisarlo che se continua così non sarà rieletto.

Questo esempio, in sostanza, sottolinea come l’Ici sia un’imposta che si può controllare più facilmente a livello locale. In effetti la principale motivazione dell’imposta comunale sugli immobili consiste nella precisa corrispondenza fra l’onere tributario e il vantaggio arrecato al contribuente della spesa pubblica. La tassazione a livello locale dei proprietari degli immobili è giustificata dal fatto che i servizi prodotti con tali risorse vanno a riflettersi sul valore degli immobili stessi. Supponiamo che il sindaco destini il gettito Ici alla manutenzione delle strade, all’illuminazione e alla pulizia dei quartieri. Tutto ciò aumenta il vantaggio di vivere e lavorare nei fabbricati vicini e quindi il valore di mercato che il proprietario può ricavarne.

Ma gli enti locali svolgono un’attività complessa che si riflette solo in parte sul valore degli immobili: basti pensare a tutte le spese in campo sociale, come i servizi sanitari, di istruzione o culturali che sicuramente accrescono la convenienza a vivere in un determinato territorio (e quindi il valore di case e fabbricati) ma solo in modo parziale.

Ecco allora farsi avanti altre forme di imposte a sostegno di un sistema tributario federalista, come ad esempio quella sul reddito dei residenti nel comune, visto che tutti i cittadini utilizzano i servizi locali e il reddito può essere preso a parametro del grado di utilizzo di tali servizi.Gli enti locali, poi, possono finanziarsi in modo più diretto attraverso le tasse e i contributi sui beneficiari dei beni e servizi offerti: pensiamo alle aziende municipalizzate che, attraverso le tariffe, dovrebbero essere in grado di ricoprire il costo della loro produzione.Inoltre l’attuazione del federalismo non può prescindere dalla partecipazione a forme di gettito statale, come ad esempio avviene con le addizionali. Non a caso il senatore della Lega Paolo Franco, che sarà tra i rappresentanti del Carroccio nella commissione Finanze di Palazzo Madama, ha chiesto che l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa sia compensata ai Comuni attraverso un aumento della compartecipazione all’Irpef.

Tutte queste misure danno autonomia e ampi margini di manovra ai sindaci: il federalismo può dunque fare a meno dell’Ici, ma il rischio è che la riduzione della pressione fiscale dovuta all’eliminazione dell’imposta sulla prima casa sia vanificata dall’aumento di altri tributi.Il governo, come sappiano, invece le tasse vuole abbassarle. Allora in questa fase è preferibile compensare i Comuni del mancato gettito Ici con l’aumento dei trasferimenti dallo Stato, impegnando risorse derivanti da tagli alla spesa centrale, in modo da non aumentare la pressione fiscale. Anche in questo caso ci sono dei rischi: in particolare un federalismo basato sui sussidi può far venir meno quel rapporto diretto tra imposte e servizi offerti che, come abbiamo visto prima, consente ai cittadini di controllare l’operato del sindaco.

In futuro, quindi, la razionalizzazione della spesa a livello locale e l’utilizzo delle tasse di scopo, cioè quelle tasse “una tantum” finalizzate alla realizzazione di un determinato progetto (un parcheggio, una scuola, ecc. ) sono soluzioni più efficienti per ottenere quello che vuole Berlusconi. E cioè che federalismo e riduzione delle imposte viaggino insieme.

Giovanni Lombardo
Tratto da L'Occidentale del 21.05.08

mercoledì 21 maggio 2008

Il dibattito sui rom è un pretesto per attaccare il governo Berlusconi

Come ha dimostrato il voto contrario del PPE, il dibattito straordinario sui Rom altro non è che il benvenuto della sinistra europea al Governo Berlusconi.

Come si fa a pensare che il problema Rom esiste solo da pochi giorni quando il Governo Prodi ha assistito impotente ad uno stillicidio dei diritti e della dignità sia di queste persone che di inermi cittadini italiani coinvolti in una spirale di violenza per 18 lunghi mesi?

Questi fatti rappresentano un esempio della contraddizione di quei governi e di quelle istituzioni che da un lato predicano comprensione e dall'altro tollerano che esseri umani vivano tra vermi e topi, che si rubi, che si violenti, che si uccida, che la folla provi a farsi giustizia da sola.

Se veramente abbiamo a cuore di trovare una soluzione, tutti devono riconoscere che in Italia il governo Prodi ha fallito, che in Spagna Zapatero non ha convinto. In questo modo sarà più facile farci carico di un problema che altrimenti riduciamo a ostaggio di un vecchio modo di fare politica che ha bisogno di evocare il mostro Berlusconi per sentirsi assolto dai propri errori.

martedì 20 maggio 2008

They no spik inglish

Quel genio incompreso di Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, parlando poco fa:

«Servono misure per la sicurezza, ma il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d'America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre».

Nemmeno negli Stati Uniti d'America? Codice legislativo degli Stati Uniti, Titolo 8 (il cosiddetto "Immigration and Nationality Act"), Sezione 1325, titolo "Improper entry by alien". Estratto dal testo:

«Any alien who (1) enters or attempts to enter the United States at any time or place other than as designated by immigration officers, or (2) eludes examination or inspection by immigration officers, or (3) attempts to enter or obtains entry to the United States by a willfully false or misleading representation or the willful concealment of a material fact, shall, for the first commission of any such offense, be fined under title 18 or imprisoned not more than 6 months, or both, and, for a subsequent commission of any such offense, be fined under title 18, or imprisoned not more than 2 years, or both».

Per la traduzione si rivolgessero a Veltroni.

Tratto dal blog di Fausto Carioti A Conservative Mind

Carfagna: non aiuto il Gay Pride. Per la sinistra è una «nazista»

Il popolo omosessuale contro Mara Carfagna. Il neoministro per le Pari opportunità annuncia che non darà il patrocinio al Gay Pride nazionale, in programma a Bologna il 28 giugno, e contro di lei si scatena la moltitudine dei «diversamente orientati», più una nutrita rappresentanza dell’opposizione.

«L’omosessualità non è più un problema - dice la Carfagna al Corriere della Sera - oggi l’integrazione nella società esiste. I miei amici gay non mi descrivono una realtà così tetra nel nostro Paese, ma se l’unico obiettivo del Gay Pride è arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, non posso essere d’accordo. Sono pronta ad agire su casi concreti, però sono molti altri i problemi di pari opportunità: donne, disabili, anziani, bambini».

Una dichiarazione che dimostra, per il presidente nazionale di Arcigay, che il ministro vive «nel mondo delle favole». Aurelio Mancuso fa un mix di fiabe e paragona la Carfagna alla matrigna di Cenerentola, augurandosi «che un principe la baci e la svegli», come la Bella Addormentata. A questo punto, dice, Silvio Berlusconi deve chiarire la linea del governo. Le «battutacce da bar» del ministro, attacca il leader storico dell’Arcigay Franco Grillini, confermano «quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». Manuela Palermi del Pdci accosta le discriminazioni del gay ai campi nomadi bruciati e ammonisce: «Il nazismo cominciò così». E Vladimir Luxuria, ex deputata indipendente del Prc, accusa la Carfagna di guidare «un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta».

La titolare per le Pari opportunità reagisce, ribadendo al «signor Vladimiro Guadagno» che il suo ministero ha come priorità i problemi di chi «è veramente discriminato»: donne lavoratrici e madri, minori, anziani e portatori di handicap. E non si deve confondere «con l’ufficio stampa e propaganda del movimento lgbt». Dove la sigla sta per lesbiche, gay, bisex e transessuali. Luxuria non si arrende, e il botta e risposta prosegue: «Visto che sembra non vivere in questo mondo, la invito a scambiare innocenti effusioni sentimentali con un’altra donna in pubblico per rendersi conto che l’omosessualità continuerà a essere un problema finché è la società a crearci problemi». Barbara Pollastrini, che sedeva al posto della Carfagna nel governo Prodi, la avverte: «Contrapporre diritto a diritto, dovere a dovere è quanto di più miope e ingannevole possa fare la politica».

Non sarà che la formula della kermesse dell’orgoglio omosex è vecchia e inefficace? Se lo chiede Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti del Pdl, a 8 anni dal World Gay Pride fatto a Roma, tra mille polemiche, nell’anno del Giubileo. «Non mi risulta che grazie a questo discutibile strumento siano stati risolti i problemi delle discriminazioni omofobiche. Sarà il caso di dare un’inversione di rotta e finanziare iniziative che si occupino realmente di combattere quelle violenze che colpiscono soprattutto la comunità glbt?». La sigla torna, ormai è nel lessico comune. Il Gay Pride è «una iniziativa censurabile, che non merita il patrocinio del ministero delle Pari opportunità»: concorda con la Carfagna Isabella Bertolini del Pdl. Opposto il parere di Vittoria Franco, ministro-ombra per le Pari opportunità del Pd: «Il Gay Pride non è altro che una giornata di rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali, la Carfagna farebbe bene a partecipare». Dicendo no, per Fabio Evangelisti dell’Idv, «in un sol colpo è riuscita a sconfessare il mandato del proprio ministero e i propositi della propria formazione politica». Ma anche nel Pd c’è chi, come Marco Follini, ha qualche dubbio: «Il Gay Pride è un diritto degli omosessuali ma il patrocinio non è un dovere del governo».

Dal suo ex partito, l’Udc, Luca Volontè giudica «stravaganti critiche di sinistra e gay contro la corretta decisione» della Carfagna e le perplessità anche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sul «Pride carnevalesco».

Anna Maria Greco
Tratto da Il Giornale del 20.05.08

Rom, l’eurosinistra vuol riprocessare l’Italia

Toh chi si rivede! Il companero Schulz, quello cui Berlusconi voleva offrire una parte da kapò in qualche film sulla Seconda guerra mondiale e che la sinistra italiana cercò di trasformare in paladino della democrazia.

Passa l’acqua sotto i ponti, ma al capogruppo dei socialisti nell’Europarlamento non passa invece la voglia di discutere della situazione italiana. E visto che fioccano polemiche tra Roma e Madrid, eccolo proporre un immediato dibattito sulla situazione dei rom.Pensando forse di essere additato ancora una volta come «nemico» del Cavaliere, Schulz - bontà sua - ha chiesto di discutere «la difficile situazione che vivono i rom non solo in Italia, ma anche in Europa». Ma non c’è dubbio che nell’aula sulle rive del Reno dove quest’oggi si discuterà il problema - visto che la sua mozione è passata con 106 sì, 100 no e 2 astensioni - nel mirino finirà senz’altro il governo italiano, dato che è il solo che ha annunciato provvedimenti per frenare in qualche modo l’invasione di rom nel nostro Paese.

Il bello è che sui problemi dell’immigrazione non è prevista politica comunitaria, benché proprio il governo Berlusconi - con i suoi ministri e soprattutto con il commissario Frattini - abbia portato all’attenzione dei 27 la necessità di azioni congiunte, visto che poi la questione degli immigrati e dei rom viene a riguardare più o meno tutti. Il Consiglio dei capi di Stato e di governo ha però sempre contrapposto il suo «no»: ognuno per sé e Dio per tutti. Cosicché il dibattito di oggi altro non sarà che una parata propagandistica chiesta dai socialisti per cercare di mazzolare fin dai primi giorni il governo di centrodestra che è tornato al comando a Roma.

E la cosa più buffa è che con tutta probabilità saranno proprio gli eurodeputati italiani della sinistra - verdi, sinistra radicale e iscritti al gruppo socialista - quelli che con tutta probabilità ci andranno giù con maggiore pesantezza. Conferma di questo atteggiamento la si è già avuta ieri quando, in apertura di sessione a Strasburgo, la verde Monica Frassoni, co-presidente del gruppo assieme a Cohn-Bendit, si è dichiarata favorevolissima al dibattito. Anche Gianni Pittella (Pd) non è rimasto con le mani in mano: «Abbiamo voluto noi socialisti che il Parlamento europeo desse un messaggio chiaro e forte sulla questione dei rom ed in particolare sul grave clima di intolleranza e di odio che è stato alimentato nelle ultime ore in Italia. A fargli eco, da Roma l’ex-europarlamentare (Margherita) Lapo Pistelli per il quale, «a meno di 10 giorni dal giuramento del governo i nodi vengono al pettine e l’Italia rischia di tornare il sorvegliato speciale dell’Unione Europea».

Peccato che, come detto, le norme comunitarie lascino libero ogni Paese sul tema immigrazione. E peccato che ci sia chi fa molto peggio di noi, impedendo del tutto ai nomadi di piantare i loro accampamenti sul suolo patrio. L’Italia forse, ha il torto di dire basta ad esser ricettacolo di rom che altri non vogliono. Che non vada bene ai tedeschi, può starci. Che metà dei nostri europarlamentari li segua, un po’ meno.

Tratto da Il Giornale del 19.5.08

Ergastolo per i rivoltosi tibetani e fame per i bambini birmani

Ci siamo dimenticati dei rivoltosi tibetani, mentre continua la marcia della fiaccola olimpica e di conseguenza le manifestazioni contro lo svolgimento delle Olimpiadi in Cina, il governo comunista cinese a tempo di record, condanna i "colpevoli"della rivolta di Lhasa, comminando le prime 30 condanne, tra cui tre ergastoli.

"Tra i condannati alla pena a vita c'è anche un monaco, accusato di avere guidato una decina di persone, tra cui altre 5 religiosi - per loro condanne tra 15 e 20 anni - nella devastazione di uffici pubblici e negozi e nell'aggressione di un poliziotto" . (Luca Miele, Pena a vita anche per un monaco: 30 condanne, ma è guerra di cifre, 30.4.08 Avvenire ).

Il governo cinese ha fornito una lista dei danni causati dai rivoltosi tibetani durante i disordini. Sono numeri che descriverebbero che dalla sollevazione sarebbero rimaste vittima i cinesi e non il popolo tibetano, che da oltre 50 anni subisce la dominazione comunista dei cinesi.

Il governo del Tibet in esilio in India "rovescia"invece la versione ufficiale di Pechino: i morti sarebbero 203 (per lo più tibetani), oltre mille feriti. Il tutto accompagnato da una "caccia all'uomo": sarebbero 5715 gli arrestati in Tibet dal 10 marzo scorso. Secondo il governo cinese invece i morti sarebbero soltanto 23.

Il governo cinese sta tentando di aprire le trattative con il Dalai Lama, ma nonostante questo il governo comunista di Pechino continua a rovesciare la responsabilità dell'accaduto proprio sul leader religioso.

In Tibet, come informa AsiaNews , è in corso una "campagna educativa"che chiede ai monaci una formale abiura contro il Dalai Lama e l'accettazione del Panchen Lama "scelto"da Pechino. Una politica a doppio taglio, quella del regime. Da un lato squalifica il Dalai Lama, opponendogli un altro leader religioso "addomesticato". Dall'altro - additandolo come responsabile della rivolta-, il regime riconosce al Dalai Lama un ruolo politico.

Intanto a quanto pare il governo cinese si permette anche di negare l'ingresso a qualsiasi aiuto umanitario americano o europeo per il terremoto dei giorni scorsi; un'abitudine dei regimi comunisti asiatici, anche la Birmania sta facendo lo stesso, anzi la giunta militare prima rifiuta i visti ai soccorritori considerati come spie, poi accetta cibi e medicine, ma li blocca nei magazzini senza distribuirli.

Intanto secondo l'associazione Save the Children circa 30 mila bambini rischiano di morire a causa della dissennata politica di chiusura del regime comunista di Rangoon.

Domenico Bonvegna

lunedì 19 maggio 2008

"Siate giovani, non alla moda"


Un brano del bel discorso che il Papa ha rivolto ai giovani durante la sua visita a da Genova.


«Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece – quella della bontà – resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro – tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita – e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro – anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene – non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie».

Contro i clandestini l’Europa più dura anche della Bossi-Fini

Diciotto mesi di detenzione nei Centri di permanenza temporanea. Per i clandestini si prepara la linea durissima, con l'inflessibile imprimatur comunitario. Ci sono voluti due anni - e servirà ancora altro tempo - ma a Bruxelles, sul tavolo dei rappresentanti permanenti presso l'Ue, c'è la soluzione pronta all'invasione degli immigrati irregolari.
È la cosiddetta "Direttiva ritorno", piena di distinguo e di garanzie per evitare rimpatri di massa e accanimenti contro minorenni, malati e perseguitati politici. Tanto per dire, agli ospiti indesiderati dei Cpt bisognerà anche dare un'istruzione e un lavoro, per quanto possibile. Ma si introduce anche un divieto di rientro per cinque anni su tutto il territorio europeo per chi è stato cacciato da uno dei Paesi che ne fanno parte.
Stretta parziale, nel rispetto della sovranità degli Stati, ma sostanziale per togliere le castagne dal fuoco ai governi su una materia abbastanza sensibile da influire sugli esiti elettorali. Dovrebbero decidere entro questa settimana al Coreper, che sarebbe l’organismo che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri, su un testo di compromesso messo a punto il 23 aprile. Mercoledì scorso il voto è slittato anche perché il governo italiano, almeno formalmente, era ancora guidato da Romano Prodi. Che non si sognava nemmeno, neppure in articulo mortis, di auspicare un prolungamento dei termini di custodia, previsti dalla Bossi-Fini in 60 giorni.A ritardarne ulteriormente l’approvazione, la sospensione del 9 maggio, in cui ricorreva la Giornata dell’Europa; ieri poi, le istituzioni comunitarie senza radici cristiane festeggiavano paradossalmente la Pentecoste.
Comunque, all’efficacia dei sette doni dello Spirito Santo, si andrà ad aggiungere l’opera del neo-ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha avuto l’agio di istruire i nostri diplomatici e innestare la marcia veloce sul provvedimento, che entro questa settimana dovrebbe ricevere il via libera. E con l’Italia, anche Francia e Germania sono per il sì, con la Spagna che è sempre meno un’incognita e potrebbe decidere di schierarsi per il giro di vite.L’ultimo passaggio da superare è previsto per il 4 giugno, quando l’assemblea plenaria del Parlamento europeo è chiamata a votare la direttiva. A favore, oltre al Ppe che ha espresso il relatore Manfred Weber, c’è anche l’Uen, di cui fanno parte i residui di An e Lega Nord, che con Mario Borghezio ha già espresso il suo appoggio nella Commissione libertà pubbliche motivato dall’ “esigenza tecnica di tempo per accertare l’identità” e la conseguente estensione dei termini di custodia di “chi ha scelto la via illegale” e “non ha interesse a farsi identificare né a dichiarare la propria nazionalità”.
Ma un sostegno arriva dai liberal-democratici dell’Alde, in cui entrano i deputati dipietristi dell’Idv ed ex-Margherita come Patrizia Toia. Contrari soltanto i comunisti del Gue/Ngl e una parte del Pse, che sul tema specifico potrebbe spaccarsi.
Infine starà ai governi e ai parlamenti nazionali inserirla nel proprio ordinamento giuridico. E, ultimo ma non meno importante, vigilare sui decreti di applicazione. Niente di più probabile di un ribaltamento da parte di qualche ufficio legislativo o di giudici ipergarantisti. Non si tratterebbe del primo episodio di stravolgimento burocratico. Perciò Maroni intende esaminare con molta attenzione, tra i vari dossier sul tema, anche la normativa sull’asilo. In quel caso, le norme di recepimento italiane sono state congegnate in modo da ostacolare le espulsioni.Sprecare anni di lavoro e di trattative si tradurrebbe immediatamente in uno sfondamento irreparabile delle frontiere. Se già attualmente, come ha rivelato ieri il censimento dell’Ismu per il Sole 24Ore, in Italia gli stranieri senza permesso di soggiorno hanno raggiunto il record di 650mila persone, le prospettive future sono ancora più preoccupanti. Il vice-presidente del Parlamento europeo, Mario Mauro, sulla base degli ultimi dati Ocse, indica la presenza di 56 milioni di immigrati già presenti. Mantenendo gli stessi ritmi, nei prossimi dieci anni si arriva a prevedere una crescita del numero dei clandestini fino a 10 milioni, che andrebbero ad aggiungersi a 100 milioni di immigrati regolari. Ma, davanti a quello scenario, commenta Mauro, “l’integrazione non può essere affidata soltanto alla norma giuridica”, perché la crisi “ha a che fare con la perdita delle proprie radici e della propria identità”.

A. Morigi
Tratto da Libero del 13.5.08