lunedì 18 febbraio 2008

I cattolici scelgano chi difende i loro valori. I simboli non contano

Intervista al vescovo di San Marino Luigi Negri tratta da Il Giornale del 18 febbraio 2008:

«Il problema per i cattolici oggi, di fronte alle vicende politiche del nostro Paese, è innanzitutto un problema di cultura. Ci devono essere uomini e donne che sappiano impegnarsi avendo come criterio ultimo i valori non negoziabili e la dottrina sociale della Chiesa».

Così Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, sintetizza la sfida che si presenta di fronte al mondo cattolico. Ieri il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Marco Tarquinio, faceva il punto sulla presenza (e sulle difficoltà) dei cattolici negli schieramenti della politica italiana, parlando di «un problema di compatibilità tra visioni antropologiche» per quanto riguarda il Partito democratico, «un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese (si pensi solo ai temi della famiglia e della tutela della vita), fino a farsi stringente».

Che rischia di «diventare soffocante - si legge ancora nell’editoriale del quotidiano cattolico -, se davvero si realizzasse un ulteriore e definitivo avvicinamento con il gruppo di Pannella e Bonino». A destra, invece, Avvenire vede un problema di «omologazione» dovuto al «subitaneo assemblaggio di soggetti differenti» che hanno come «solo connotato ben definito», per il momento, il «profilo» del Cavaliere. Infine, al centro, nell’area dove si colloca l’Udc, secondo Avvenire c’è il «problema chiave» della «qualità» degli uomini che incarnano il progetto.

Monsignore, una situazione un po’ confusa, non crede?«Vorrei innanzitutto dire che a me il problema appare culturale, non di formazione politica o di schieramento partitico: un ragionamento sugli schieramenti sarebbe tra l’altro del tutto fuori luogo nelle parole di un vescovo. Parlo di cultura perché questa è un’emergenza per il nostro Paese. Si tratta infatti di recuperare i principi e i valori fondamentali, quelli che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili – vale a dire vita, famiglia ed educazione – e su questi costruire ad ogni livello e in ogni campo ciò che la dottrina sociale della Chiesa ha formulato in un secolo e mezzo di magistero».

Oggi i cattolici militano nel centrodestra, nel centro, nel centrosinistra...«Il problema è che esistano oggi in Italia uomini decisi a impegnarsi nella vita sociale e politica affermando che i valori non negoziabili sono e saranno il criterio in base a cui verificare la loro stessa militanza politica».

Che cosa pensa della decisione di Pier Ferdinando Casini di non aderire al Pdl mantenendo il suo simbolo e correndo da solo?«Non mi trascinerà in considerazioni relative agli schieramenti e ai partiti. Non sono un politico, non intendo pronunciarmi su questo. Faccio notare soltanto che sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli. E la dottrina sociale della Chiesa, per il cattolico che s’impegna in politica, dovrebbe essere il criterio operativo, non soltanto l’ispirazione ideale tirata in ballo nei discorsi per poi fare le scelte concrete sulla base delle convenienze o delle ideologie o della disciplina di partito. Se politici così scarseggiano, ci vuole un’esperienza educativa che ne faccia rinascere, perché non possiamo accettare l’idea che la Chiesa non sia più in grado di educare».

L’unità politica dei cattolici è una fase chiusa, impraticabile la via del partito unico. Nessuna nostalgia?«A dire il vero un po’ di nostalgia io ce l’ho. Ho appena detto che la difesa dei valori la fanno gli uomini, non i simboli, però il partito unitario dei cattolici era un ambito di riferimento. Adesso tutto è lasciato alla singola persona. Ogni cattolico, al momento del voto, dovrà guardare là dove i valori della dottrina sociale sono non tanto affermati, ma almeno non contrastati».

Può fare degli esempi?«Non credo che una certa legislazione sulla famiglia che si è cercato di portare avanti negli ultimi due anni sia in linea con quel riconoscimento della famiglia naturale così come è sancito dalla nostra Costituzione. Così come faccio fatica ad avvertire una qualche consonanza con chi ostentatamente contrasta qualsiasi discorso di autonomia scolastica e di libertà di educazione. Mi sembra difficile che un cattolico possa votare per chi è contro la sacralità della vita, l’unità della famiglia, il rispetto della libertà di educazione».

L’appello di Formigoni: «La campagna elettorale deve trattare i temi etici»

Il governatore della Lombardia: «La politica non può prescindere dalle domande legate alla vita. L’aborto? Serve una moratoria» «Come potrebbe la politica prescindere da temi che coinvolgono a fondo ciascuno di noi?». Roberto Formigoni, cattolico più che praticante e tra i fondatori del Movimento popolare, da presidente della Regione Lombardia ha fatto incursione senza timori in questioni incandescenti come l’aborto, la pillola Ru486, la famiglia. Per lui parlare di valori non è solo un diritto: «Attorno ai temi etici si muovono grandi ideali, grandi passioni, grandi culture. È giusto che la politica se ne occupi».Sembra che Berlusconi e Veltroni preferiscano lasciare fuori dalla campagna elettorale i temi che toccano la libertà di coscienza.«Non credo che sia questa la posizione di Berlusconi. Lui ha solo detto che non ritiene opportuna la lista per la moratoria di Giuliano Ferrara. E poi che cosa sono i temi etici? Alcuni dei temi di fondo sui quali ogni uomo e ogni donna si interroga continuamente nella propria vita. Il tema vero è come trattarli, perché la politica deve essere rispettosa del grado di discrezione della persona ma non può prescindere dal trattare tutti i temi che hanno a che fare con la vita organizzata».Ferrara l’ha invitata a candidarsi nella lista «Aborto? No grazie». Perché non ha accettato?«La penso esattamente come Ferrara sull’aborto. Mi sono schierato a favore della moratoria, posta come grande questione mondiale, ma non ho condiviso l’idea di fare una lista perché non mi sembra lo strumento più adeguato per ottenere la moratoria».Crede che la legge 194 debba essere modificata?«La moratoria non ha come obiettivo di modificare la legge 194, che pure ha trent’anni. In questi trent’anni il mondo è cambiato più volte e si dovrebbe poter discutere liberamente anche di cambiare una legge che ha trent’anni. Ma ripeto: l’obiettivo non è cambiare la 194».Per un lungo periodo la politica si è occupata di tutt’altro. Che cosa succede? «Succede che questi temi tornano a fare irruzione. Obama e McCain dedicano lunghi minuti dei loro discorsi alla religione, alla felicità, al senso della vita. Lo stesso è accaduto in Francia con Sarkozy e in Germania con la Merkel. Questi temi, allontanati dalla politica, stanno tornando alla ribalta prepotentemente perché appassionano gli elettori e l’uomo politico è chiamato a occuparsene. È la rivincita di quel che si era pensato di espellere dalla vita politica».Non è pericoloso pensare che la politica debba occuparsi dell’etica e della felicità?«Il fine della vita è la ricerca della felicità. La politica ha il compito un po’ più modesto ma importante di garantire a ogni uomo la libertà e quindi anche la libertà di cercare la felicità secondo le sue convinzioni e la sua cultura».Si accusa spesso la Chiesa di ingerenza. L’ultimo caso è la critica al film «Caos calmo».«Non ho visto il film e non posso esprimere un giudizio, ma che la Chiesa possa parlare come chiunque di qualunque tema mi sembra il minimo. Siamo o non siamo in una società democratica? Tutti hanno il diritto di esporre le proprie opinioni e se sono convincenti troveranno consenso, altrimenti no. La Chiesa rivendica per sé il diritto che è garantito a ogni persona. Espone i propri ideali che possono essere accolti o non accolti».L’etica è di destra o di sinistra? Oppure sui grandi temi è preferibile un dialogo trasversale?«L’etica non è di destra né di sinistra, ma c’è una sensibilità maggiore del centrodestra su questi temi che sono la difesa della vita, della persona, della famiglia, il garantire a tutti l’opportunità di essere arbitri del proprio destino. Io stesso ho scelto di fare politica nel centrodestra perché sapevo che questi temi sono prioritari. Nella Casa delle libertà queste idee sono sempre state condivise. In Lombardia siamo stati i primi a emanare direttive con limiti per l’aborto terapeutico, diamo una mano concreta alle donne con gli aiuti economici ai centri di aiuto alla vita. E abbiamo riconosciuto il diritto alla sepoltura dei feti: su richiesta dei genitori, i bimbi abortiti possono essere sepolti. Vanno fatte le scelte giuste. Mi auguro che siano in tanti a voler difendere la vita, mi auguro l’unanimità, ma se vado a vedere sono molti di più i provvedimenti in aiuto alla vita presi dalle giunte e dai governi di centrodestra»