Il dibattito parlamentare in corso sul decreto del Ministro Gelmini, con il possibile ricorso al voto di fiducia, rischia di avere conseguenze negative sul mondo della scuola.
Una situazione resa ancora più grave dal fatto che i mezzi di informazione, al posto di fare chiarezza, soffiano sul fuoco alimentandolo ideologicamente. Senza una decisa marcia indietro che riporti il confronto sulla questione scuola dentro i binari di una collaborazione critica e costruttiva, quelli che ci aspettano saranno mesi di muro contro muro; le conseguenze negative saranno gli studenti a pagarle, non certo i sindacati, e tanto meno gli editorialisti che parlano spesso di scuola senza sapere di che si tratta.
Urge chiarire che in gioco c'è il futuro della scuola, non come la voglia la destra né come la voglia la sinistra, ma della scuola in quanto tale con la sua funzione didattica ed educativa. Per lavorare per la scuola e non per la propria idea di scuola si impone una svolta decisiva: il mondo politico si deve mettere nell'ottica non di imporre la sua concezione pedagogica, come ha fatto per anni provocando un'altalena dannosissima, ma di fare in modo che dentro la scuola ci sia libertà per tutti.
La cosiddetta questione del maestro unico - di fatto maestro prevalente - è un esempio significativo in tal senso. Il mondo politico e sindacale non può continuare nella direzione di imporre l'una o l'altra scelta, gli uni sostenendo che la miglior pedagogia dell'universo sia il maestro unico, gli altri la pluralità di riferimenti e il tempo pieno come conquista popolar-democratica.
Altro grave errore è quello di voler indire referendum tra gli insegnanti chiedendo loro se sia meglio un riferimento o più riferimenti. È una strada vecchia, questa, ed è quella della pedagogia di stato che tanto male ha fatto alla scuola italiana. Bisogna da subito andare in direzione opposta e garantire ai genitori il tipo di scuola che preferiscono per i loro figli: tra loro c'è chi vuole il maestro unico, c'è chi vuole più riferimenti, c'è chi vuole un accorciamento del tempo scuola, chi vuole invece il tempo pieno. Ebbene, la politica non ha il diritto di stabilire quale sia la miglior scuola possibile, ma di garantire una pluralità di scelte così che i genitori che vogliono per i loro figli il maestro unico lo possano avere, come possano avere più maestri quei genitori che ritengano questa soluzione il meglio per i loro figli.
In tempi di razionalizzazione come quello cui stiamo andando incontro la scelta più ragionevole è quella di reimpostare la scuola in termini di libertà; altrimenti ci perderemo tutti.
Gianni Mereghetti
Tratto dal sito www.ilsussidiario.net
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