giovedì 16 ottobre 2008

Dov'è lo scandalo se si insegna l'italiano agli studenti stranieri?

Sono sempre più titanici e degni di nota gli sforzi di Repubblica per inventarsi un movimento degli studenti che non c’è: per ultimo il quotidiano di Ezio Mauro si è inventata una clamorosa occupazione della Statale con blocco delle lezioni che non c’è mai stata (era una gazzarra in rettorato da parte di 70-studenti-70), c’è nelle scuole quel che c’è sempre stato: in autunno cadono le foglie e si okkupano gli istituti.

Tristissima coercizione ripetitiva che si strascina da 40 anni contro tutti i ministri della Pubblica Istruzione, inclusi Rosa Russo Iervolino e Giuseppe Fioroni.

Come sempre, però, Repubblica fa di più che diffondere disinformatjia movimentista: fa anche da cassa di risonanza alle peggiori stupidaggini della sinistra e deforma a tal punto le notizie, da stravolgerle e rendere abbietto quel che è nobile. Terreno d’elezione di questa pratica di diretta derivazione moscovita di Largo Fochetti è l’immigrazione e la pubblicizzazione gridata – con ben più forza di qualsiasi movimento xenofobo in Europa - di episodi di razzismo, per lo più inventati di sana pianta (clamoroso il caso della somala “denudata”, risultata poi essere una trafficante di droga che rifiutava i dovuti controlli). Oggi è la volta (purtroppo a firma dell’eccellente Francesco Merlo) della invenzione pura e semplice di “classi differenziate per immigrati”, con tanto di svolazzi pindarici su classi in cui i reietti sarebbero relegati, naturalmente, “classi senza cielo”. Repubblica si inventa questa porcata –non c’è altro termine per definire una così smaccata alterazione della realtà - perché imboccata da Piero Fassino e dal Pd che ieri ha fatto baccano a Montecitorio a fronte di una proposta della Lega che è la più progressista possibile.

Il problema affrontato dall’emendamento della Lega è noto – ma non a Repubblica e a Fassino - ogni anno si iscrivono a classi di tutti gli ordini e grado, anche seconda e terza media, anche scuole medie superiori, bambini e ragazzi che non capiscono nulla, perché non conoscono la lingua. Il risultato di questo disastro è un disastro elevato all’ennesima potenza: questi studenti non possono materialmente capire, se non a spizzichi e bocconi, quanto viene detto dagli insegnanti, non possono scrivere i compiti, non comprendono le domande scritte sui libri. Per imparare l’italiano impiegano chi uno, chi due, chi tre anni. Ma per tutto questo periodo la scuola che fa? Li promuove, perché ovviamente gli insegnanti non se la sentono di “discriminarli”. In questo modo questi studenti vengono letteralmente “azzoppati”, perché nella loro formazione c’è un buco di uno, due, tre anni. Il risultato finale è una estrema difficoltà ad affrontare le scuole superiori, una resa scolastica nella fase di specializzazione anch’essa azzoppata, una vera, strisciante, discriminazione.

L’emendamento della Lega – corretto dal Pdl - fa fronte a questo vero e proprio disastro in modo diretto: gli studenti stranieri devono superare un test (sarà ai professori che lo terranno non renderlo fiscale, ovviamente) e se si appurerà che non sono in grado di comprendere l’insegnamento per problemi di lingua, frequenteranno dei corsi di italiano che gli permetteranno di accedere all’insegnamento alla pari dei ragazzi di madrelingua italiana. Naturalmente si può discutere sulla tecnicalità di questo provvedimento, ma è innegabile la sua ispirazione profondamente progressista, tesa a dare ai figli degli immigrati le stesse chances dei figli degli italiani.

Invece di ragionare sul tema, di proporre correzioni che rendessero ancora più esplicito questo fine, Piero Fassino e tutto il Pd si è scagliato contro la “discriminazione tra i più piccoli” e oggi Repubblica fa da Eco con un Merlo che non sapendo come fare a difendere l’indifendibile situazione esistente e la demenziale posizione conservatrice – ancora una volta - del Pd, si inventa le necessità che gli insegnanti si “dotino di archi con molte faretre” per risolvere il problema di classi semplicemente impossibili da gestire. Come sempre “la frase”, l’aggettivazione, l’immagine poetica per non risolvere niente, per mettere la testa sotto la sabbia, per allargare le ragioni materiali della differenza e quindi del possibile razzismo. Naturalmente don Sciortino di Famiglia Cristiana ci mette del suo e tanti altri esponenti della sinistra culturale e politica si lanciano nei soliti peana in lode della multiculturalità. Un monstrum che ha dominato e domina purtroppo non solo la sinistra, ma anche tanti settori della Chiesa e che ha costruito le basi degli stridori sempre più gravi che si sentono nella società del settentrione d’Italia. Un mito della multiculturalità che – peraltro - con le sue conseguenze folli, ha letteralmente regalato alla Lega il suo incredibile successo elettorale

Carlo Panella
Tratto dal sito www.loccidentale.it

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