Novanta minuti, il tempo di una partita di calcio. Ma Obama e McCain si sono giocati l’America. Il primo dibattito televisivo delle presidenziali 2008, ad Oxford in Mississippi, si è concluso con un pareggio.
Di certo, non c’è stato alcun KO, la battuta fatale che vale un’elezione. Dunque un pareggio avvincente, ma a reti inviolate. In forse fino all’ultimo momento, il primo duello tra John McCain e Barack Obama doveva essere incentrato sulla politica estera, ma per oltre mezz’ora il moderatore Jim Leherer ha inchiodato i due senatori sulla crisi di Wall Street. Entrambi i candidati hanno auspicato che il Congresso arrivi presto ad un accordo. McCain si è detto ottimista sul raggiungimento di una soluzione bipartisan. Toni concilianti anche da Obama che, tuttavia, non ha voluto specificare se appoggia in pieno il “bailout”, il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari presentato dall’amministrazione Bush.
Obama e McCain hanno riconosciuto che la crisi del sistema finanziario inciderà sulla libertà di movimento del prossimo governo. E sono state scintille. McCain ha annunciato di considerare la possibilità di un “congelamento” della spesa pubblica, eccetto che per la difesa e i fondi in favore dei veterani. Obama ha risposto tranchant: “Il problema è che tu vuoi usare l’accetta dove serve lo scalpello”. E ha aggiunto: “Ci sono programmi, come l’educazione dei bambini, che sono importanti e già ora sono sottofinanziati”. Il senatore dell’Arizona ha replicato, forte della sua esperienza anti-sprechi, che possono essere trovate nuove risorse attraverso un maggiore controllo sulle leggi che prevedono esborsi di denaro pubblico. Ma per Obama, McCain non è convincente poiché vuole dare seguito ai tagli delle tasse attuati da Bush. E ancora, per il senatore democratico la deregulation voluta dai repubblicani è all’origine del collasso di Wall Street. “Obama è un ultra liberal – ha incalzato il senatore del GOP - che non riuscirà a mettere d’accordo repubblicani e democratici sulle spese da fare”.
Come prevedibile, laddove Obama è sembrato più a suo agio sulle questioni economiche, McCain è apparso più “presidenziale” sulla politica estera. Il tema caldo, ovviamente, è stato l’Iraq. Il veterano del Vietnam ha criticato il suo avversario per aver aspettato 900 giorni prima di recarsi a Baghdad e per essersi opposto al “surge”, l’aumento delle truppe in Iraq che, sotto la guida del generale Petraeus, si è rivelato efficace nello stabilizzare la situazione sul terreno. “Temo – ha detto McCain – che il senatore Obama non comprenda la differenza tra tattica e strategia. Il senatore Obama si rifiuta di dire che in Iraq stiamo vincendo”. “John – gli ha risposto Obama – tu fai credere che la guerra sia iniziata nel 2007. Parli di ‘surge’. La guerra però è iniziata nel 2003 ed allora tu sostenevi che sarebbe stata facile e veloce. Avevi torto”.
Anche sull’Iran il confronto è stato teso. McCain ha definito “naif, anzi pericoloso” l’atteggiamento del senatore dell’Illinois che, durante le primarie, si era detto disponibile ad incontrare Ahmadinejad. Per il senatore repubblicano, se l’Iran ottenesse la bomba atomica sarebbe una “minaccia esistenziale per Israele”. “Non possiamo permetterci un altro Olocausto”, ha avvertito. Obama, dal canto suo, ha concordato che gli USA non “possono tollerare un Iran nucleare” ed ha chiesto maggiori sanzioni nei confronti di Teheran. Parole forti anche sulla Russia. Obama ritiene che vada rivisto il rapporto tra Washington e Mosca, dopo il conflitto nel Caucaso. “Non si può essere una superpotenza del 21. mo secolo – ha affermato – e comportarsi come una dittatura del 20. mo secolo”. McCain ha accusato il senatore afro-americano di aver risposto con ingenuità all’invasione della Georgia, chiedendo ad entrambe le parti di cessare la violenza come se le forze in campo si equivalessero. Quindi, ha ribadito il suo sostegno all’ingresso di Georgia e Ucraina nella NATO.
Immediatamente dopo la fine del dibattito, le due campagne elettorali hanno diffuso un comunicato dichiarando vincitore il proprio candidato. “Il senatore McCain – ha affermato David Plouffe, primo consigliere di Obama – non ha offerto niente di nuovo rispetto alle politiche fallite di Bush. Barack Obama ha messo a segno un risultato per il cambiamento nell’economia e nella politica estera”. Di segno inverso l’opinione di Jill Hazelbaker, guru della comunicazione di McCain. “C’è stato un candidato che è apparso presidenziale e questo candidato è John McCain”, ha affermato Hazelbaker. Lo dimostra il fatto, ha aggiunto, che Obama “ha riconosciuto per ben cinque volte che McCain aveva ragione”.
Al di là delle dichiarazioni di parte, ha rilevato Ben Smith su “The Politico. com”, i reporter e gli analisti hanno generalmente assegnato la vittoria a McCain. Due “instant poll” hanno invece dato vincente Obama. Secondo la CNN con un margine di 51 a 38 per cento, per la CBS di 39 a 25. Per l’editorialista Charles Krauthammer del “Washington Post” il dibattito è probabilmente finito in pareggio. Un risultato che però aiuta McCain a riprendere la corsa verso Pennsylvania Avenue dopo una settimana particolarmente difficile. Ancora una volta, gongolano i supporter del veterano del Vietnam, “The Mac is back!”.
Alessandro Gisotti
Tratto dal sito www.loccidentale.it
Di certo, non c’è stato alcun KO, la battuta fatale che vale un’elezione. Dunque un pareggio avvincente, ma a reti inviolate. In forse fino all’ultimo momento, il primo duello tra John McCain e Barack Obama doveva essere incentrato sulla politica estera, ma per oltre mezz’ora il moderatore Jim Leherer ha inchiodato i due senatori sulla crisi di Wall Street. Entrambi i candidati hanno auspicato che il Congresso arrivi presto ad un accordo. McCain si è detto ottimista sul raggiungimento di una soluzione bipartisan. Toni concilianti anche da Obama che, tuttavia, non ha voluto specificare se appoggia in pieno il “bailout”, il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari presentato dall’amministrazione Bush.
Obama e McCain hanno riconosciuto che la crisi del sistema finanziario inciderà sulla libertà di movimento del prossimo governo. E sono state scintille. McCain ha annunciato di considerare la possibilità di un “congelamento” della spesa pubblica, eccetto che per la difesa e i fondi in favore dei veterani. Obama ha risposto tranchant: “Il problema è che tu vuoi usare l’accetta dove serve lo scalpello”. E ha aggiunto: “Ci sono programmi, come l’educazione dei bambini, che sono importanti e già ora sono sottofinanziati”. Il senatore dell’Arizona ha replicato, forte della sua esperienza anti-sprechi, che possono essere trovate nuove risorse attraverso un maggiore controllo sulle leggi che prevedono esborsi di denaro pubblico. Ma per Obama, McCain non è convincente poiché vuole dare seguito ai tagli delle tasse attuati da Bush. E ancora, per il senatore democratico la deregulation voluta dai repubblicani è all’origine del collasso di Wall Street. “Obama è un ultra liberal – ha incalzato il senatore del GOP - che non riuscirà a mettere d’accordo repubblicani e democratici sulle spese da fare”.
Come prevedibile, laddove Obama è sembrato più a suo agio sulle questioni economiche, McCain è apparso più “presidenziale” sulla politica estera. Il tema caldo, ovviamente, è stato l’Iraq. Il veterano del Vietnam ha criticato il suo avversario per aver aspettato 900 giorni prima di recarsi a Baghdad e per essersi opposto al “surge”, l’aumento delle truppe in Iraq che, sotto la guida del generale Petraeus, si è rivelato efficace nello stabilizzare la situazione sul terreno. “Temo – ha detto McCain – che il senatore Obama non comprenda la differenza tra tattica e strategia. Il senatore Obama si rifiuta di dire che in Iraq stiamo vincendo”. “John – gli ha risposto Obama – tu fai credere che la guerra sia iniziata nel 2007. Parli di ‘surge’. La guerra però è iniziata nel 2003 ed allora tu sostenevi che sarebbe stata facile e veloce. Avevi torto”.
Anche sull’Iran il confronto è stato teso. McCain ha definito “naif, anzi pericoloso” l’atteggiamento del senatore dell’Illinois che, durante le primarie, si era detto disponibile ad incontrare Ahmadinejad. Per il senatore repubblicano, se l’Iran ottenesse la bomba atomica sarebbe una “minaccia esistenziale per Israele”. “Non possiamo permetterci un altro Olocausto”, ha avvertito. Obama, dal canto suo, ha concordato che gli USA non “possono tollerare un Iran nucleare” ed ha chiesto maggiori sanzioni nei confronti di Teheran. Parole forti anche sulla Russia. Obama ritiene che vada rivisto il rapporto tra Washington e Mosca, dopo il conflitto nel Caucaso. “Non si può essere una superpotenza del 21. mo secolo – ha affermato – e comportarsi come una dittatura del 20. mo secolo”. McCain ha accusato il senatore afro-americano di aver risposto con ingenuità all’invasione della Georgia, chiedendo ad entrambe le parti di cessare la violenza come se le forze in campo si equivalessero. Quindi, ha ribadito il suo sostegno all’ingresso di Georgia e Ucraina nella NATO.
Immediatamente dopo la fine del dibattito, le due campagne elettorali hanno diffuso un comunicato dichiarando vincitore il proprio candidato. “Il senatore McCain – ha affermato David Plouffe, primo consigliere di Obama – non ha offerto niente di nuovo rispetto alle politiche fallite di Bush. Barack Obama ha messo a segno un risultato per il cambiamento nell’economia e nella politica estera”. Di segno inverso l’opinione di Jill Hazelbaker, guru della comunicazione di McCain. “C’è stato un candidato che è apparso presidenziale e questo candidato è John McCain”, ha affermato Hazelbaker. Lo dimostra il fatto, ha aggiunto, che Obama “ha riconosciuto per ben cinque volte che McCain aveva ragione”.
Al di là delle dichiarazioni di parte, ha rilevato Ben Smith su “The Politico. com”, i reporter e gli analisti hanno generalmente assegnato la vittoria a McCain. Due “instant poll” hanno invece dato vincente Obama. Secondo la CNN con un margine di 51 a 38 per cento, per la CBS di 39 a 25. Per l’editorialista Charles Krauthammer del “Washington Post” il dibattito è probabilmente finito in pareggio. Un risultato che però aiuta McCain a riprendere la corsa verso Pennsylvania Avenue dopo una settimana particolarmente difficile. Ancora una volta, gongolano i supporter del veterano del Vietnam, “The Mac is back!”.
Alessandro Gisotti
Tratto dal sito www.loccidentale.it
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