giovedì 25 settembre 2008

Obama da spazio sui media ai deliri antisemiti di Ahmadinejad

E’ impressionante la complicità succube con cui, ogni anno peggio dell’anno precedente, l’America del politically correct –quindi l’America che tifa Obama- permette che il neonazista Mohammed Ahmadinejad sputi odio antisemita in occasione di ogni suo viaggio a New York.

In questo suo terzo viaggio per la assemblea di apertura della sessione annuale dell’Onu, Ahmadinejad gode per di più di una situazione politica ancora più forte che nel passato. Il suo programma nucleare procede a gonfie vele e le sanzioni non l’hanno neanche intaccato, il gruppo “5 più uno” che dovrebbe definire sanzioni più dure, (come s’è visto oggi) non riesce neanche più a riunirsi perché la Russia di Putin ha deciso di lasciare l’Iran libero di fare quel che vuole, in ritorsione alla difesa occidentale della Georgia e infine, ma non per ultimo, il candidato in pol position alle presidenziali americane ha un suo punto propagandistico forte proprio nel “parlare” con Ahmadinejad.

Uno dei punti su cui –irresponsabilmente- Obama attacca Bush è infatti quello della mancata ricerca di un dialogo diretto con Teheran e con Ahmadinejad personalmente. Una posizione non solo astratta, ma che soprattutto testimonia l’assoluta ignoranza da parte di Obama del dossier iraniano. Già nel 2000, infatti, l’amministrazione Clinton, per bocca di Madaleine Albright, aveva compiuto un passo storico per impostare una trattativa diretta con Teheran. Non c’erano ancora avvisaglie del programma atomico iraniano, non nera ancora avvenuto l’11 settembre, e Gorge W. Bush iniziava appena a correre per le primarie. La Albright non solo non pose condizioni e Teheran per aprire il dialogo –grande “idea” odierna di Obama- ma fece di più: in uno storico discorso chiese formalmente e pubblicamente scusa al popolo e al governo iraniano per le “indebite interferenze” operate dagli Usa in Iran dal golpe contro Mossadeq del 1953, sino all’appoggio al regime dello scià. A fonre di questa vera e propria autoumiliazione degli usa, la risposta di Khamenei –che è il vero leader iraniano, il vedo dittatore del paese- rispose sprezzantemente e tutta la politica successiva dell’amministrazione Bush da quella sprezzante risposta degli ayatollah partì, per valutare improponibile ogni strada di appeasement e elaborare strategie alternative.

Ma Obama non ha una politica estera –almeno sinora- ha una eccezionale retorica, che gli guadagna consensi- a cui piega le indicazioni di politica estera.

Ecco allora che il mondo mediatico americano si piega subito a queste esigenze elettorali e ieri si è assistito a New York allo spettacolo penoso di un dibattito televisivo in cui Ahmadinejad, , ha potuto dire le cose peggiori sull’Occidente e su Israele senza il minimo contraddittorio.

Una libertà di espressione e di propaganda sconcertante –va tenuto conto che una iniziativa unitaria che doveva vedere unite la Hillary Clinton e Sarah Palin per contestare la presenza di Ahmadinejad a New York a causa della repressione delle donne in Iran, è saltata per boicottaggio dei democratici- che lascia presagire poco di buono in caso di vittoria del senatore democratico.

In questo contesto, il discorso di Ahmadinejad all’Onu, in cui ha anche chiesto ancora una volta la presenza dell’Iran quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza, è stato se non trionfale, certo non quello di un leader costretto alla difensiva. Tanto che ha ripetuto dal palco delle Nazioni Unite le sue deliranti accuse, aggiornandole con la implicita, chiara, conclusione che “il gruppuscolo di sionisti mendaci che oltre al resto controllano i centri finanziari e monetari della Terra” è responsabile della crisi dei mercati in corso: “Il regime sionista è avviato sulla china del crollo definitivo, e non esiste modo per tirarlo fuori dal pozzo nero che esso stesso e i suoi sostenitori hanno creato”.

Tratto dal sito www.carlopanella.it

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