Anche Comunione e liberazione ha la sua scuola di formazione sociopolitica, giunta al secondo anno di attività. Il presidente è il governatore lombardo Roberto Formigoni. A dirigerla è il parlamentare europeo Mario Mauro. Tra i relatori, l’ex premier spagnolo Aznar e molti uomini del team di Tony Blair, ma anche politici italiani e manager come Paolo Scaroni. Di questi giorni (18 settembre) l’incontro con il ministro della giustizia Alfano. “Siamo divisi in 10 classi di 35 persone. Ci sono laureati e studenti universitari, ma anche qualche liceale. La passione politica non ha età”.
Come giudica l’appello del Papa?
“Molti hanno focalizzato il rigore morale e la competenza che si richiede ai politici cattolici. Però queste doti, a ben guardare, sono per sovrabbondanza il frutto di un’antropologia centrata sulla fede. Nell’auspicio che il Papa fa ai laici cattolici, c’è il riconoscimento che la fede è il vero principio di conoscenza e di azione. La differenza tra un politico laico e un politico cattolico non è che il cattolico garantisce sull’onestà e sull’efficienza (queste devono essere doti comuni ai laici e cattolici). Il discrimine è che per il cattolico l’azione affonda le proprie radici nella presenza di Cristo. Non credo al tema dei politici cattolici come un problema di egemonia. Non c’è una classe dirigente che monopolizza la gestione di alcuni passaggi sociali. Nel mondo cattolico c’è solo il problema del passaggio da una testimonianza a una militanza”.
Qual è il suo modello di politico?
“Il primo modello per me è stato Aldo Moro, anche per il legame che ho con la mia terra. Mi ha molto segnato. Moro ha fatto suoi il tema della politica come servizio e della fede come strumento di conoscenza. Mi ha molto colpito anche il carisma dell’amicizia cristiana tra Adenauer, Schumann e De Gasperi. Un’amicizia profetica. Schumann non solo dice che l’Europa è cristiana o non può essere, ma anche che la democrazia o è cristiana o non è democrazia”.
I politici cattolici di diversa provenienza, all’occorrenza devono convergere?
“Penso che ci sia la barriera degli argomenti non negoziabili per i cattolici. Ma penso anche che ci sia tutto uno spettro di questioni estremamente vasto, dove i punti d’incontro e le tendenze a trovare soluzioni comuni sono indispensabili. Sono convinto che la fede accorcia di molto le distanze tra politici di schieramenti diversi. Penso a Olivero, che ha messo su a Torino una grande opera di presenza sociale. Molti dei militanti gravitano nell’area del Centrosinistra. Ma con Olivero ha grande presa il rapporto con il Centrodestra”.
Rimpianti per un partito unico?
“In Italia l’esperienza storica della DC ha fatto si che il giudizio su molte questioni fosse comune per tanti anni. Ma il cattolicesimo politico organizzato non può essere considerato come una categoria di natura politica. La presenza dei cattolici nasce dalle opere. Neanche il bipolarismo può condizionare la presenza delle opere dei cristiani nella società. Il pre-requisito della nuova coscienza è il realismo. Che ci dice a chiare lettere che non ci sono le condizioni per un’operazione di quel genere. Oggi. Ma domani forse sì. Ci vuole tempo. Forse il nostro ruolo di laici quarantenni è proprio quello di una generazione di “levatrici”. Forse i più giovani vivranno quel nuovo momento storico”.
Tratto dal settimanale Famiglia Cristiana del 21.09.08
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