Ai tempi dell’università quando si riusciva a dimostrare un teorema si era soliti terminare con c.v.d.: come volevasi dimostrare. E puntuale, con una lettera sulla Gazzetta di Mantova due signori che presumo simpatizzino per l’IdV, dimostrano quanto un certo pensiero sia permeato nel profondo del giustizialismo dipietrista: fanno passare le gravissime parole del loro leader maximo come un infortunio linguistico - ma se fosse stato un errore avremmo letto delle scuse che invece sono mancate… - e, chiaramente, non entrano nel merito della discussione, ma scrivono una missiva piena di quel livore e di quel rancore che ben rappresentano un certo modo di far politica che sicuramente non mi appartiene.
Di Pietro ha capito che l’ondata giustizialista paga, ha capito che il “partito” dei Grillo, dei Travaglio e dei girotondi attira quella parte di sinistra estrema che oggi non è più rappresentata in parlamento e perciò si candida ad esserne il paladino.
I rutelliani hanno detto esplicitamente che il patto elettorale con l’Idv è stato un errore e che si sarebbe dovuto prendere atto che era stato Di Pietro a romperlo subito dopo le elezioni, non confluendo all’interno del Pd. Una scelta alla quale non seguì una reazione politica. Oggi sappiamo che anche Walter Veltroni, come tutti coloro che prima di lui ci hanno provato, si sia pentito di aver stretto alleanza con i Valori dipietristi.
Un’alleanza che, dal punto di vista parlamentare, si è sciolta come la neve al sole. Ma ciò che ancor di più conta è la mentalità: è l’educazione al dipietrismo che va negata e superata. Chi vuol far politica deve comprendere che il Valore del dipietrismo è un Disvalore. Un’illusione ottica della politica che indica una scorciatoia, ma difficilmente in politica le scorciatoie conducono in luoghi sicuri. Il più delle volte ci si trova a “Piazza Cafona” ad inveire contro Napolitano e Ratzinger. L’Italia dei Valori che diventa l’Italia dei Disvalori. Il più classico dei contrappassi.
Mauro Vinci
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