L'editoriale di Le Monde del 5 agosto si intitola «Sicurezza all'italiana» ed è un compendio di banalità progressiste. Secondo il quotidiano francese l'Italia ha, come altri paesi europei, anche la Francia, un problema di sicurezza, ma non si tratta di emergenza.
Il governo Berlusconi sbaglia quando fa intervenire l'esercito come rassicurante presenza per le strade delle città italiane. Non è questa la soluzione. E non è dato capire quale sia per Le Monde. Quel che importa, al quotidiano progressista più in crisi d'Europa, è il presunto errore di Berlusconi e la «cattiva» cultura sociologica e politica del governo guidato dal Caimano.
Affiancata a questa marea di banalità, leggiamo anche la nuova verità del polo progressista: la sicurezza non è un tema della destra, si tratta di una questione che deve occupare anche le teste dei democratici italiani (sembra qui emergere un nesso, seppur non espresso, tra i veltroniani e i socialisti - tra gente in crisi ci s'intende, evidentemente). Infatti, anche il Pd ha capito l'importanza del tema della sicurezza e non lo demonizza più. Anzi, vorrebbe produrre soluzioni diverse da quelle governative (quali?) e certamente è contrario ai tagli alle forze dell'ordine (Franceschini l'ha ricordato alla Camera), vorrebbe un passo diverso sulla sicurezza. Desideri pii e generosi, nella migliore delle ipotesi.
All'atto pratico, Berlusconi ha ripulito Napoli e ora fa entrare l'esercito nell'immaginario collettivo, cosa avvenuta già da tempo in Francia, mentre Le Monde si occupa troppo di salotti e poco di strade, par di capire. La sinistra tace, è imbarazzata, non ha le categorie culturali per affrontare il nodo, non intende toccare la realtà dei Rom e sugli sbarchi si limita a pontificare su necessarie alleanze strategiche con i paesi di provenienza degli immigrati. Magari rubando a Sarkozy l'idea di un asse mediterraneo anti-immigrazione. Non basta.
Sia il quotidiano progressista francese sia il Pd sbagliano di grosso quando affermano che la sicurezza sia un capitolo della vita sociale e quotidiana dei cittadini, ma non la questione dirimente, il vulnus della vita civile. Sbagliano perché mettono tra parentesi la percezione del problema, quasi che la sociologia fosse fatta soltanto di numeri e statistiche. E così non è. Da Durkheim ai nostri giorni. La percezione sociale di un problema diventa, nel tempo, l'oggettività della realtà sociale stessa e finisce per pesare sulle scelte e sui comportamenti quotidiani dei cittadini. Le comunità umane sono sistemi delicati e complessi e vivono di immaginario collettivo e sensazioni diffuse, non soltanto di numeri provenienti dalle teste d'uovo dei centri studi.
Questa è la differenza tra la destra e la sinistra: la prima si occupa della realtà del popolo in ogni suo aspetto, senza sindacare la «verità» di questo o quell'atteggiamento, la seconda pretende che il popolo si adegui al suo modo di vedere le cose, alla sua residua ideologia, e tanto peggio per la realtà. La sinistra è minoritaria nel paese, ma, nonostante ciò, non riesce proprio a tirarsi fuori dalle pastoie del suo stato di minorità. Pastoie ancora ideologiche, perché - si sa - le ideologie non hanno storia. Il progressismo politico italiano ed europeo è la punta dell'iceberg della gigantesca crisi di linguaggi e culture politiche della sinistra europea. A niente varrà l'esempio di Obama, anch'egli panna montata per molti aspetti. Per cambiare le cose, occorre la presa sulla realtà da cambiare. Anche quando la realtà è percepita e non quantificata in punta di statistica.
Raffaelle Iannuzzi
Tratto dal sito www.ragionpolitica.it
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