venerdì 22 agosto 2008

Gli effetti disastrosi dei “senza dio”

C'è una terribile lezione dei fatti - scrivono Messori e Brambilla in Qualche ragione per credere - che togliere a Dio non significa affatto restituire all'uomo. Al contrario.

Qui gli autori fanno riferimento alle società che ufficialmente si basavano sull'ateismo di Stato, a quelle marxiste in particolare. E' un fatto che queste società sono infeconde , mentre quelle dove c'è una cultura radicalmente credente, sono feconde , pur nei limiti ed errori inevitabili.

Nel libro come società feconda per eccellenza, si fa riferimento al secolo più 'cristiano' fra tutti, quel Duecento - per stare solo all'Italia - di Dante, Giotto, Francesco, Tommaso d'Aquino, Bonaventura; il secolo di quei meravigliosi 'libri di pietra' che sono le cattedrali e della fondazione a Bologna, Parigi, Oxford e altrove delle prime università del mondo e della storia. Dio, lì, era onnipresente - sostengono Messori e Brambilla - nella versione cristiana, e non per ipocrita finzione imposta dalla Chiesa, ma per convinzione profonda. Se a questo porta l'alienazione' cattolica, sia benvenuta.

Si tratta del "bieco"Medioevo, ma ormai nessuno storico serio, sostiene più "la leggenda nera", dei secoli bui. Mille anni che non possono essere liquidati, come hanno fatto gli illuministi, una parentesi "tenebrosa", tra gli splendori della società pagana e il suo benefico ritorno, chiamato "Rinascimento". Ebbene: più conosciamo quei mille anni "cristiani", più si resta sorpresi dal brulichio di vita e di creatività dei tempi in cui Dio era al vertice dei pensieri dell'uomo.

In pratica vivere nella speranza della vita eterna non significa rendere questa vita un deserto. Piuttosto chi ancora crede alla vulgata del libro di testo, s'informi meglio e si aggiorni. Lo stesso Umberto Eco afferma che la caccia alle streghe non è un prodotto medievale, ma dell'età moderna. In ogni modo la storia della Chiesa non è conosciuta non solo dai semplici fedeli, ma temo, da qualche membro della gerarchia cattolica stessa.

Messori e Brambilla insistono sui fatti e da buoni cronisti ci ricordano che i regimi dall'ateismo programmatico hanno dato sempre frutti fallimentari, che diventano più evidenti al confronto con le società ispirate ad una visione di fede. Il divario è più impressionante se si ricorda che il marxismo, come per ogni altra ideologia moderna, la società terrena è tutto; perché è, ovviamente, la sola che esista. Anche se il bilancio per la Chiesa, a differenza delle istituzioni umane, si farà solo alla fine della storia. E in ogni caso per un bilancio definitivo bisogna usare delle categorie a lei adeguate o nulla se ne capisce.

Per la Chiesa porta maggior beneficio, una monaca di clausura che consuma silenziosamente la sua vita pregando e sacrificandosi per i fratelli che tra l'altro non conosce. Un padre e una madre, che nell'oscurità, s'impegnano per portare avanti una famiglia o un prete, foss'anche il più insignificante e anonimo, che umilmente si fa strumento del perdono di Cristo per un peccatore. E' così che si misura il "successo"della Chiesa nel mondo.

L'ateismo marxista (in genere tutte le ideologie ) prometteva un avvenire radioso a tutta l' umanità . Ma poi abbiamo visto quale incubo c'era in agguato. Per il cristianesimo è l'uomo , ogni uomo, ad avere un avvenire radioso, se vorrà meritarselo; e, per giunta, eterno. Del resto i presunti "redentori"umani, gli utopisti sociali che a ogni generazione ci minacciano con i loro sogni, parlano sempre al futuro ("domani") e al plurale ("l'umanità"). Invece ciò che caratterizza il cristiano, dovrebbe essere il linguaggio al presente ("qui ed ora") e al singolare ("io, tu, lui"…).

Insomma è il consueto rovesciamento radicale delle attese, delle promesse, dei progetti pur generosi che colpiscono quegli uomini che tentano di creare un paradiso in terra, loro che non credono più al paradiso in Cielo. La loro teoria "paradisiaca"crea nella pratica un anticipo dell'inferno. Infatti, dalla delusione per il fallimento, sempre ripetuto, delle teorie sul "mondo nuovo", nasce il Terrore. E quando lo schema non funziona,tanto peggio non per lo schema, ma per gli uomini. E quindi si taglia la testa agli uomini, non all'utopia.

L'utopia, la dottrina, non funziona, la colpa è sempre di qualcuno, l'ebreo, il fascista, il borghese, il sovversivo, il capitalista, lo straniero… E' così che ghigliottina e campi di concentramento sono divenuti i simboli della "umanità liberata", ovviamente dal "fanatismo clericale". Per Messori e Brambilla é una sorte che accomuna - e accomunerà sempre: ne siamo convinti sulla base dell'esperienza - tutti gli "ismi"utopici venuti dopo l'esperienza storica cristiana.

Domenico Bonvegna

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