lunedì 18 agosto 2008

Famiglia Cristiana insiste contro il governo Berlusconi

Ai primi di luglio monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile del dialogo interreligioso della Curia di Milano, dava del "fascista"al ministro Maroni perché stava mettendo fine allo scempio di viale Jenner a Milano. Ora anche Famiglia Cristiana nell'editoriale di questa settimana di Beppe Del Colle è preoccupata perché il nostro Paese grazie al governo Berlusconi rischia di cadere in un regime fascista.

Famiglia Cristiana persevera nell'attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, siamo un «Paese da marciapiede», abbiamo un «presidente spazzino», viviamo in un paese «peggio dell'Angola», e scopre il «rischio del fascismo» giudicando l'azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non per nulla a fianco del servizio pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom.

Non stiamo scherzando - scrive Mario Giordano - se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.

Insomma Famiglia Cristiana, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, scrive articoli che apparirebbero un po' forti anche per il Manifesto e Liberazione. A proposito a quando sarà bandita la sua diffusione nelle parrocchie?

Sarebbe facile contrapporre al settimanale diretto da Sciortino, l'analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena, scrive Giordano. Ma c'è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell'opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato eragionevole del Paese.

Naturalmente ognuno è libero di criticare ma paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle. (Mario Giordano, Dite qualcosa di cristiano, 14. 8. 08 Il Giornale).

Qualche settimana fa scrivevo che il grande filosofo Augusto Del Noce sosteneva che arriverà il tempo in cui gli ultimi a credere al sol dell'avvenire marxista, saranno i chierici, gli uomini di Chiesa. Ed è proprio così se padre Piero Gheddo sull'ultimo numero de Il Timone, raccontando le sue esperienze del sessantotto, fa riferimento alla deriva ideologica che in quegli anni ha contaminato anche molti preti e laici cattolici. Infatti, visitando un grande seminario teologico nel nord Italia, nella sala ricreazione, accanto alle immagini del Sacro Cuore, del Papa e del vescovo, c'erano manifesti di Che Guevara, Mao, Fidel Castro, Ho Chi Minh. Manifestando il suo stupore al rettore del seminario, si è sentito rispondere: "Cosa vuole, sono bravi giovani, ma bisogna lasciarli sfogare nelle cose lecite, il tempo della maturazione verrà dopo…".

"A me pareva che, preparandosi al sacerdozio, ai giovani studenti di teologia non fosse lecito idealizzare i sanguinari tiranni comunisti del tempo e proporli a modello di una linea ideologica e politica da seguire". ( Piero Gheddo, Come ho vissuto il sessantotto, giugno 2008 Il Timone).

In pratica ormai nel mondo cattolico, da qualche tempo si registra un linguaggio diverso, c'è una frangia molto minoritaria, orfana della cricca dei cattolici democratici, quelli adulti per intenderci, guidati da Prodi e la Chiesa ufficiale, quella che si riconosce nelle dichiarazioni di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa Vaticana, che prende le distanze dagli attacchi del settimanale dei paolini al governo Berlusconi: "Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica italiana, ma non ha titolo per esprimere le posizioni della Santa Sede né della Conferenza Episcopale Italiana. La sua linea rientra nella responsabilità della sua direzione".

Domenico Bonvegna

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