L’intervento del Papa a Sidney è stato fondamentale, per aver voluto aprire undibattito culturale, che ritengo fondamentale per la vita sociale, economica e politica oggi. Don Giussani affermava che “la politica in quanto forma più compiuta di cultura non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l’uomo”.
È decisivo, dunque, che la politica si ponga la domanda che Benedetto XVI ha rivolto ai giovani della Gmg, che è la domanda ultima che ogni uomo, in quanto dotato di ragione a differenza degli animali, non può non porsi: la domanda sul senso del vivere e del morire, della gioia e della sofferenza, la domanda sul senso del fare e del lavorare. Dal fatto di porsi indomabilmente questa domanda e dalla risposta che si dà ad essa (anche praticamente) dipende anche la concezione dell’altro, della società, del bene comune.
Il Papa richiama i giovani al fatto che la vita non è semplicemente il risultato degli antecedenti biologici, che rende “homo homini lupus”, né l’economia è semplicemente il risultato di strane “congiunzioni astrali” provocate da occulti salotti d’oltremare, ma che la vita sociale ed economica dipende dall’uso che della libertà ciascuno di noi fa. Non si tratta di ingenuità: non nasconde che la crisi finanziaria internazionale, la globalizzazione e il caro petrolio fanno sentire i loro effetti, ma afferma che non sono l’ultima parola. L’ultima parola sta nella libertà impegnata con la realtà. È in fondo l’invito fatto anche a Ratisbona di “allargare la ragione”.
L’uomo è molto più che un cittadino-consumatore. Se uno riflette sulla sua esperienza, sa che non basta: non basta che il proprio figlio sia un cittadino che rispetta formalmente le regole e che sia un consumatore eco-compatibile, se poi è solo davanti ad una play station! Questo cittadino era quello promosso dall’antropologia del blocco sovietico, il prodotto perfetto di un sistema politico e il consumatore programmato dalle aziende.
Non meraviglia che nelle aule parlamentare, dalle colonne dei giornali, nelle piazze si inveisca contro la presunta ingerenza della Chiesa: ricordare agli uomini che l’uomo tende all’infinito e che dunque la libertà sfonda qualunque ideologia e potere è scomodo, e dunque va censurato. In un bell’articolo sul discorso del Papa a Ratisbona, un politico serio come Vannino Chiti invitava la sinistra a non liquidarlo troppo velocemente; affermava che quella domanda riguarda a fondo la politica perché “la verità si trova nella realtà”. Il senso della vita non lo si trova sbandierando slogan o schemi, ma se lo si cerca nella realtà concreta e se ci si compromette fino in fondo con essa in ogni aspetto della vita. La politica è precisamente questa arte del compromesso, cioè della compromissione di sé con il reale, il cui metodo consiste essenzialmente nel guardare e nell’ascoltare.
Ecco l’imperativo politico: ripartire dai bisogni, valorizzando le esperienze positive di risposta che ci sono nella società (questa è la sussidiarietà!), senza avere paura del confronto appassionato volto alla ricerca delle soluzioni, volto al bene comune.
Da questo punto di vista, la soluzione dell’emergenza rifiuti in Campania è un grande esempio paradigmatico: Berlusconi che fa il primo Consiglio dei Ministri a Napoli, che coinvolge la Protezione civile, che torna sistematicamente in quella città per seguire i lavori e incontrare istituzioni, forze sociali ed economiche, semplici cittadini, e in meno di due mesi, attraverso un impegno sistematico l’emergenza è risolta. La politica rinasce quando affronta i problemi in questo modo. Verrebbe da dire con gratuità, che è la dimensione e la cifra autentica della politica. Quando manca, non ci può essere il riconoscimento dell’altro, resta solo l’interesse di parte, da perseguire con la demonizzazione sistematica dell’avversario per delegittimarlo.
Questa è la strada anche per superare venti di crisi che soffiano nel nostro Paese: le risorse ci sono, sono gli uomini e le donne che vivono responsabilmente l’essere genitori, lavoratori, insegnanti, imprenditori, politici, ecc. Per imboccare la strada di un rinnovato sviluppo, ad ogni livello, basta semplicemente ripartire da qui.
Per questo è decisivo non evacuare l’invito del Papa, che è il pressante monito rivolto a ciascuno di noi a non avere paura di essere uomini, cioè ad impegnare fino in fondo, lì dove siamo, il bene più prezioso che abbiamo, la nostra libertà.
Raffaello Vignali
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