lunedì 28 luglio 2008

L'obamismo, malattia estrema dell'antiamericanismo.

Barak Obama è riuscito a commettere una mezza dozzina di gravissimi errori politici nel suo recente viaggio al di quà dell'Oceano. Ma i peana della stampa di tutti i colori sono cresciuti al diapason di giorno in giorno, sino all'apoteosi dell'orrido discorso di Berlino.
Orrido perché perfetto dal punto di vista tecnico, ma non da candidato presidente: da rockstar. Un nulla benissimo detto. E soprattutto un insulto all'Europa. Se il candidato presidente Obama vuole realmente fare una politica multilaterale, può naturalmente andare a plagiare la memoria storica di Kennedy a Berlino, ma subito dopo deve andare in Europa, che non sta né a Berlino né a Londra, né a Parigi (dove lui va), ma a Bruxelles. Avere evitato un confronto, la conoscenza, un serio lavoro di preparazione di rapporti con Barroso e la Commissione europea è errore politico da lincenziamento in tronco. Ma Obama è fatto così, è un mega Rutelli-più-Veltroni, è un piacione all'ennesima potenza: tutta fuffa, niente sostanza. Lungo e insulso discorso berlinese (che non si discosta di una virgola dalla scaletta degli ultimi discorsi di Bush in Europa, multilateralismo incluso), ma nessun lavoro di scavo, di conoscenza, di raccordo con le realtà vera dell'Europa politica.
Stesso copione, ma ben più grave, in Israele. Piacione com'é ha detto agli israeliani tutto quel che volevano sentirsi dire e poi ai palestinesi, di nuovo, tutto quel che volevano sentirsi dire. Il risultato è che nell'arco di 24 ore ha detto cose opposte le une alle altre e che la diffidenza nei paesi arabi e islamici (Iran in testa), verso di lui è cresciuta a dismisura.
Ma di tutto questo non ragionano i media europei, perché Obama, mille volte più di JFK Kerry, rappresenta al massimo quella ''altra America'' che tutti gli europei antiamericani sognano da anni e di cui Furio Colombo è il massimo cantore. Un america che non esiste, che è la proiezione di quel che gli antiamericani vorrebbero che fosse, perché sono mossi da una antipatia di fondo che ha una radice orribile. Non si perdona all'America di avere liberato l'Euuropa da un nazifascismo che i genitori di tutti gli antiamericani di oggi avevano entusiasticamente appoggioato, e non solo fino al 1939. Il sogno della ''altra America'' è il prodotto dela cattiva coscienza dell'Europa, in particolare quella di sinistra che ormai non può più raccontarsi la balla (che pure ha retto per 40 anni) di un nazifascismo abbattuto dai partigiani o dalla sola eroica armata rossa sotto la guida del piccolo padre, il compagno Stalin. La piazza di Berlino è il prodotto del radicamento e dell'espansione fuori misura di questo antiamericanismo che ha radici nella vigliaccheria dei popoli europei che è stato disgraziatamente legittimato dalla cancelleria di Schroeder, la prima antiamericana del dopoguerra. Schroeder, il cancelliere-in-cashmere e con vacanze di extralusso in Toskana, ha distrutto la dolorosa, cosciente, elaborazione delle colpe del popolo tedesco avviata da Brandt e poi perfettamente sviluppata da Koll (ovviamente con sensibilità e idee ben diverse, ma omogenee) e ha fatto un'operazione sporca: ha detto -di fatto- al popolo tedesco che la colpa di tutto è dell'imperialismo americano. Successo di pubblico e di critica.
Una misera mistificazione in cui il genio della mistificazione Barak Obama si è rivoltato come un orso ghiotto in un alveare.

Tratto dal sito www.carlopanella.it

Nessun commento: