giovedì 24 luglio 2008

I cattolici e il Loft. Che aria rarefatta

Si interroga e ci si interroga. Si analizza e si azzarda qualche risposta. Sul voto dei cattolici l’attenzione indagatrice del Partito democratico non si spegne.

Anzi. Ad appena due mesi da un analogo sondaggio, il Pd è tornato a sondare gli umori di credenti e praticanti, i loro orientamenti quando ripongono la scheda nell’urna elettorale. È quest’ultima azione – e non il più complessivo comportamento, pensiero o azione dei cattolici – che al partito interessa. Comprensibile. Probabilmente, però, un’indagine più profonda porterebbe a comprendere non tanto il perché alla fine – stretto fra due schieramenti e qualche terzo incomodo – il credente scelga l’uno o l’altro mettendo nel proprio 'frullatore mentale' mille questioni di natura assai differente (etica, economica, sociale, di simpatia personale, ecc. ), quanto che cosa il cattolico veramente si aspetti dal partito che vota e dal quale vorrebbe sentirsi rappresentato. Tanto più oggi dopo essere stato spogliato della libertà (e del potere) di scegliere il proprio singolo rappresentante.

Lo diciamo misurando la distanza – ieri particolarmente avvertibile – fra le parole e i fatti, tra le analisi e i comportamenti, tra le buone intenzioni e i disagi manifesti.

Proprio mentre venivano presentati i risultati del secondo sondaggio Ipsos sul voto dei cattolici, infatti, si consumava al Senato la decisione del gruppo democratico di votare contro l’apertura del conflitto di attribuzione tra Parlamento appunto e Corte di Cassazione a proposito della sentenza sul caso di Eluana Englaro. Questione «eticamente sensibile», capace d’interrogare nel profondo la comunità cattolica. Ma non solo. Per rendersene conto, è sufficiente leggere l’appello lanciato ieri da 34 associazioni – laiche – di familiari e operatori che accudiscono malati in stato vegetativo. Le questioni che sollevano e le critiche che rivolgono alla sentenza della Cassazione – e alle sue possibili derive – dovrebbero quantomeno interpellare anche il Partito democratico, insinuare qualche dubbio.

E invece la scelta al Senato di opporsi al conflitto di attribuzione sarebbe avvenuta – a detta di alcuni politici dello stesso gruppo – senza il minimo dibattito, senza un confronto tra sensibilità e opinioni diverse. Tanto da far affiorare il disagio di più d’un parlamentare del Pd, che non si riconosce nelle posizioni del partito e soprattutto nel metodo per arrivare a esprimerle. Buone intenzioni di apertura e rappresentanza generale da un lato, e fatti che testimoniano una chiusura, dall’altro.

Propositi di fare del Pd «la casa dei cattolici» e a fronte la sensazione di alcuni esponenti cattolici di «essere solo ospiti», di sentirsi «a disagio nel Pd sulle questioni etiche».

Intorno a quel partito, insomma, l’aria per i cattolici sembra farsi rarefatta. S’avverte come un fiatone, un debito d’ossigeno, che passa anche attraverso una sorta di delegittimazione. Secondo l’analisi del quotidiano Europa, infatti, non val la pena interrogarsi sul voto cattolico e sulla sua rappresentanza, giacché il credente sceglie non in base alla sua identità, né ai principi, né alle questioni etiche. Con ciò diventando un «problema per la Chiesa» e non per la politica e il partito. È l’idea che la 'modernità liquida' renda tutto e tutti irriconoscibili, 'piegati' sul mero interesse contingente. Cosicché non avrebbe più senso neppure parlare di cattolici in politica, ma semplicemente di voto degli italiani. Irrilevanti i cattolici e irrilevanti, in definitiva, i loro valori se non è la politica a decidere quali essi debbano essere e «chi possa parlare a nome dei cattolici». Sarà. Eppure abbiamo ben chiara la percezione che i temi della difesa della vita, dei rischi della genetica, di una modernità che non sempre è progresso autentico, ancora attraversino nel profondo il tessuto del popolo italiano. E – quando ben indagati – interroghino anche tanti non credenti. Non vorremmo, allora, che le discussioni tutte interne agli assetti di corrente del partito e qualche tentazione autoconsolatoria facessero perdere di vista al Pd il sentire autentico della società e in essa di una sua parte significativa. È già capitato in più di un’occasione in passato.

Francesco Riccardi
Tratto dal quotidiano Avvenire del 24.07.08

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