Mantova e Sabbioneta sono, da ieri, patrimonio mondiale dell’umanità. A Quebec city, in Canada, dove è in corso la sessione annuale del Comitato dell’Unesco, gli Stati membri hanno accolto la proposta di inserire le due città gonzaghesche nella lista dei siti da proteggere come massima espressione del genio umano e, quindi, da tramandare, così come sono, con tutti i loro gioielli di arte e cultura, ai posteri. Non c’è stato nemmeno bisogno di votare. Il Comitato, formato da trenta delegati in rappresentanza di altrettanti paesi, in pochi minuti ha deliberato sottolineando con un caloroso applauso la proclamazione. Occhi lucidi, in platea, per la delegazione mantovana, capeggiata dai due sindaci Fiorenza Brioni e Antonio Beccari.
É stato coronato il loro sogno iniziato anni fa e per il quale hanno profuso tante energie assieme ai loro collaboratori, sfidando anche lo scetticismo di alcuni settori delle loro comunità, spaventati dai vincoli di conservazione del territorio che potrebbero derivare. Adesso è il momento della gioia e dell’orgoglio per aver lanciato i nomi di Mantova e Sabbioneta nell’élite mondiale della cultura.
Le due città sono state iscritte con la seguente motivazione: «Esse rappresentano gli esempi più eminenti delle due modalità più emblematiche della progettazione urbanistica del Rinascimento, rispettivamente quella evolutiva e quella fondativa. Come tali, esse sono servite di riferimento per gran parte delle successive esperienze di costruzione della città fino all’epoca moderna». Insomma, «gli artisti che hanno concorso alla realizzazione delle due città hanno prodotto capolavori che hanno portato a compimento gli ideali del primo Rinascimento, contribuendo in maniera determinante alla diffusione internazionale di un movimento destinato ad influenzare e plasmare l’intera Europa». L’esame della candidatura è cominciato ieri alle 12,10 ora locale. Prima di Mantova e Sabbioneta il Comitato del patrimonio mondiale aveva esaminato una quindicina di siti che aspiravano a diventare patrimonio dell’umanità. Era l’elenco fornito dall’Icomos, organismo tecnico che con i suoi esperti in conservazione monumentale e paesaggistica aiuta l’Unesco nella valutazione delle varie candidature e consente, poi, al Comitato di prendere la decisione politica di dire sì o no. Quando è stata la volta di Mantova e Sabbioneta, i mantovani hanno incrociato le dita. Le informazioni con cui erano partiti venerdì scorso dall’Italia davano le due città per «promosse» ma la tensione, nel salone, era ugualmente tanta. A rassicurarli c’era l’ambasciatore italiano presso l’Unesco, Giuseppe Moscato. E’ toccato al delegato inglese illustrare ai colleghi l’unica candidatura italiana, spiegare perchè le due città aspiravano a quel ruolo e con che carte giocavano. Dopo di lui sono intervenuti altri tre delegati, l’australiano, il keniano e l’egiziano. L’intervento di quest’ultimo, dopo i favorevoli discorsi degli altri due, ha costituito l’apoteosi per i mantovani: «Io - ha detto - sono stato una settimana a Mantova in vacanza e, quindi, caldeggio la sua iscrizione tra i siti Unesco». Un caloroso applauso si è alzato dalla platea: erano le 12,20 locali, le 18,20 in Italia. Mantova e Sabbioneta da quel momento sono città universali.
Sandro Mortari
Tratto dal quotidiano La Gazzetta di Mantova del 08.07.2008
É stato coronato il loro sogno iniziato anni fa e per il quale hanno profuso tante energie assieme ai loro collaboratori, sfidando anche lo scetticismo di alcuni settori delle loro comunità, spaventati dai vincoli di conservazione del territorio che potrebbero derivare. Adesso è il momento della gioia e dell’orgoglio per aver lanciato i nomi di Mantova e Sabbioneta nell’élite mondiale della cultura.
Le due città sono state iscritte con la seguente motivazione: «Esse rappresentano gli esempi più eminenti delle due modalità più emblematiche della progettazione urbanistica del Rinascimento, rispettivamente quella evolutiva e quella fondativa. Come tali, esse sono servite di riferimento per gran parte delle successive esperienze di costruzione della città fino all’epoca moderna». Insomma, «gli artisti che hanno concorso alla realizzazione delle due città hanno prodotto capolavori che hanno portato a compimento gli ideali del primo Rinascimento, contribuendo in maniera determinante alla diffusione internazionale di un movimento destinato ad influenzare e plasmare l’intera Europa». L’esame della candidatura è cominciato ieri alle 12,10 ora locale. Prima di Mantova e Sabbioneta il Comitato del patrimonio mondiale aveva esaminato una quindicina di siti che aspiravano a diventare patrimonio dell’umanità. Era l’elenco fornito dall’Icomos, organismo tecnico che con i suoi esperti in conservazione monumentale e paesaggistica aiuta l’Unesco nella valutazione delle varie candidature e consente, poi, al Comitato di prendere la decisione politica di dire sì o no. Quando è stata la volta di Mantova e Sabbioneta, i mantovani hanno incrociato le dita. Le informazioni con cui erano partiti venerdì scorso dall’Italia davano le due città per «promosse» ma la tensione, nel salone, era ugualmente tanta. A rassicurarli c’era l’ambasciatore italiano presso l’Unesco, Giuseppe Moscato. E’ toccato al delegato inglese illustrare ai colleghi l’unica candidatura italiana, spiegare perchè le due città aspiravano a quel ruolo e con che carte giocavano. Dopo di lui sono intervenuti altri tre delegati, l’australiano, il keniano e l’egiziano. L’intervento di quest’ultimo, dopo i favorevoli discorsi degli altri due, ha costituito l’apoteosi per i mantovani: «Io - ha detto - sono stato una settimana a Mantova in vacanza e, quindi, caldeggio la sua iscrizione tra i siti Unesco». Un caloroso applauso si è alzato dalla platea: erano le 12,20 locali, le 18,20 in Italia. Mantova e Sabbioneta da quel momento sono città universali.
Sandro Mortari
Tratto dal quotidiano La Gazzetta di Mantova del 08.07.2008
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