giovedì 17 luglio 2008

''E se Eluana fosse in uno stato di serenità?'' Bene Cossiga e Quagliariello che contestano al tribunale il diritto di decidere

Adriano Celentano, questa volta, l'ha detta giusta, invitando a portare in Duomo una bottigia d'acqua per esserle vicino e per protestare contro la sua esecuzione: non sappiamo nulla di Eluana ed è ragionevole il dubbio che -circondata di amore come è- viva in uno stato incosciente di serenità. Dubbio altrettanto ragionevole della certezza di una sua sofferenza che spinge il padre -ovviamente insindacabile da chiunque- a desiderarne la morte veloce.Purtroppo, però, in questo sgangherato paese, qui non si parla solo di Eluana. Il problema oggi è che una corte di giustizia si è arrogata il diritto -in assenza di una legge- di decidere sulle base di prove fallaci e parziali e di un ancor più parziale codice di procedura civile, che Eluana in realtà desidera morire.Ma questo, molto semplicemente, un tribunale non lo può fare.Bene hanno fatto i senatori Quafgliariello e Cossiga a sollevare un conflitto d'attribuzione, a chiedere che la Consulta decida se mai è possibile che un tribunale si arroghi il diritto di stabilire per sentenza che una persona -in realtà. avrebbe -il condizionale è il punto- deciso di morire se potesse decidere.Lo straripamento dei poteri che la magistratura attribuisce a sé stessa è ormai feroce.Così come feroce sarà l'esecuzione di Eluana, che non è sottoposta a nessuna terapia, che è solo alimentata con un sondino e che quindi morirà lentamente di sete e di fame.E se Eluana, in qualche modo, sentisse?

Tratto dal sito www.carlopanella.it

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