mercoledì 28 maggio 2008

Il federalismo è ineludibile, ma bisogna decidere come farlo

Quando il presidente della Repubblica definisce «ineludibile» il federalismo fiscale, contribuisce a mettere la sedicesima legislatura sul giusto binario.

Certo, l'elemento ineludibile si lega in parte alla necessità di attuare la riforma del Titolo V della Costituzione; ed è vero che Napolitano si è affrettato a sottolineare che il federalismo fiscale deve essere «solidale»: non potrà risolversi in una punizione per le regioni meridionali. Sta di fatto, però, che il presidente ha dato il suo avallo a una prospettiva in grado di modificare l'equilibrio geopolitico del Paese. Con profonde conseguenze, molte ancora insondabili, a tutti i livelli. Non a caso Tremonti si è più volte riferito al federalismo fiscale come alla «madre di tutte le riforme ». Lo sarà, ma proprio per questo è prevedibile un percorso tortuoso, per non dire drammatico.

Se è vero che la credibilità del governo Berlusconi si gioca nelle prossime settimane sui rifiuti di Napoli (e, si deve aggiungere, sul destino di Alitalia), è evidente che il successo della legislatura sarà determinato dal modo in cui verrà gestita la riforma federalista. Destinata a caricare la maggioranza di inedite responsabilità, ma anche a porre l'opposizione di fronte a nodi ineludibili.

Del resto, c'è da capire in primo luogo cosa vuol dire «federalismo solidale». La stessa espressione di Napolitano l'aveva usata nei giorni scorsi anche il premier Berlusconi nel suo discorso d'insediamento. Ma al momento non è chiaro come si possa quadrare il cerchio: cioè consentire alle regioni del Nord il controllo delle loro risorse e al tempo stesso salvaguardare il Mezzogiorno. A meno di una significativa, quasi rivoluzionaria riqualificazione della spesa pubblica, la coperta è troppo corta. Anche facendo ricorso a un fondo perequativo. E oggi le finanze dello Stato assomigliano a un pozzo essiccato.Forse è per questo che la fretta della Lega non viene assecondata dal Popolo della libertà. Quando Berlusconi usa la stessa espressione del Quirinale per richiamare il «federalismo solidale» significa che sta ancora cercando la soluzione del rebus. E non potrebbe essere altrimenti, visto che sul riassetto federalista si gioca in buona misura l'unità nazionale. Un errore di troppo potrebbe essere fatale.

D'altra parte, il federalismo è «ineludibile ». È quello che vuole il Nord e in effetti si tratta di un'opportunità straordinaria per rimettere ordine nelle finanze dello Stato centrale e degli enti locali. Purché non si perda di vista il realismo. Quel realismo in base al quale il sindaco di Torino, Chiamparino (ministro ombra delle riforme) ricorda a Luigi La Spina della "Stampa" che solo treo forse sei regioni sarebbero in grado di «gestire i servizi» se fosse applicato su tutto il territorio italiano il «modello Lombardia». Tuttavia anche Chiamparino giudica il federalismo un obiettivo irrinunciabile. Da negoziare, da aggiustare (per esempio assumendo come base la proposta delle regioni di cui parla anche Vasco Errani), ma senza chiudersi in un'opposizione pregiudiziale.

Deve essere per questo che il presidente lombardo Formigoni, dopo un colloquio con Veltroni, è arrivato a dire che esiste una sostanziale sintonia con il segretario del Pd. La verità è che i Democratici sono tuttora divisi al loro interno: basti pensare alla diffidenza di D'Alema. Ma Veltroni non vuole lasciare al centro-destra tutto lo spazio. C'è in ballo il consenso del Nord: quello presente, ma soprattutto quello futuro.

Stefano Folli
Tratto da Il Sole 24Ore del 28.05.08

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