L’amico e consigliere Buvoli prova, con incontestabile arguzia, ad introdurre dubbi sulla coerenza tra il pensiero e l’agire del nuovo Governo. E lo fa sostenendo l’incoerenza dell’abolizione dell’Ici, una sorta di federalismo ante litteram, che andava a coprire il fabbisogno previsto tassando in maniera “oggettiva”, e cioè le proprietà. Allo stesso tempo il cittadino poteva chiedere conto ai propri amministratori locali sull’utilizzo delle risorse reperite.
Se da un punto di vista prettamente filologico il ragionamento di Buvoli è inattaccabile, tanto sul piano dell’equità sociale quanto su quello dell’attuazione pratica del federalismo fiscale, presenta invece più di un cedimento.
L’Ici colpisce l’abitazione, un bene che la maggior parte degli italiani ha acquistato a costo di enormi sacrifici. E per questo motivo viene percepita come una delle gabelle più odiose. Senza dimenticare che si tratta di un prelievo che non tiene conto del reddito e quindi dei criteri di progressività dell’imposizione necessari per configurare l’equità di un sistema fiscale.
Il Governo ha detto chiaramente che i soldi per compensare i Comuni del mancato gettito arriveranno da tagli alla spesa centrale. Una soluzione, questa, che appare temporanea: il federalismo a regime, e su questo condivido il pensiero di Buvoli, non potrà basarsi sul sistema dei sussidi.
L’attuazione del federalismo non può prescindere dalla partecipazione a forme di gettito statale, come ad esempio avviene con le addizionali. Questa, come altre queste misure danno autonomia e ampi margini di manovra ai sindaci: il federalismo può dunque fare a meno dell’Ici, ma il rischio è che la riduzione della pressione fiscale dovuta all’eliminazione dell’imposta sulla prima casa sia vanificata dall’aumento di altri tributi.
Il Governo, come sappiano, invece le tasse vuole abbassarle.
Allora in questa fase è preferibile compensare i Comuni del mancato gettito Ici con l’aumento dei trasferimenti dallo Stato, impegnando risorse derivanti da tagli alla spesa centrale, in modo da non aumentare la pressione fiscale. Anche in questo caso ci sono dei rischi: in particolare un federalismo basato sui sussidi può far venir meno quel rapporto diretto tra imposte e servizi offerti che consente ai cittadini di controllare l’operato del sindaco. In futuro, quindi, la razionalizzazione della spesa a livello locale e l’utilizzo delle tasse di scopo, cioè quelle tasse “una tantum” finalizzate alla realizzazione di un determinato progetto (un parcheggio, una scuola, ecc. ) sono soluzioni che portano il cittadino a valutare la qualità dei servizi locali offerti e sono più efficienti per ottenere quello che vuole il Governo.
E cioè che federalismo e riduzione delle imposte viaggino insieme.
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