Silvio Berlusconi ci ha fatto la campagna elettorale. Umberto Bossi la sogna da una mezza vita. Walter Veltroni giura che è il meglio che c’è. Manca solo il timbro parlamentare all’Italia federalista. Manca il timbro, ma il modello c’è già. E’ quello votato lo scorso giugno dalla maggioranza alla Regione Lombardia, con l’astensione di Ulivo e Verdi, contro solo Rifondazione e i Comunisti italiani. E’ passato nemmeno un anno. E’ cambiato quasi tutto. L’Ulivo non esiste più. Gli altri gruppi non sono nemmeno in Parlamento.A questo punto per il federalismo è solo questione di tempo, governatore Formigoni...«Facendo i debiti scongiuri mi sembra che ci siamo. La trattativa era già iniziata con il tavolo Prodi-Formigoni. Ho chiesto di riaprire il negoziato con il nuovo governo. Va trovata un’intesa tra Governo e Regioni. Come se fosse un vero trattato internazionale».
Il modello è quello votato in Lombardia a giugno?«E’ un modello ispirato al titolo V della Costituzione. Al governo Prodi avevamo chiesto l’attribuzione alle Regioni di dodici materie fondamentali. Beni ambientali e culturali, sanità, scuola, infrastrutture... Sulla base dell’articolo 119 della Costituzione le Regioni hanno poi elaborato un documento di indirizzo, passato con voto unanime, sulle attribuzioni delle risorse. Il principio è che tante sono le materie attribuite, tante devono essere le risorse. Se no non ha senso. Abbiamo chiesto dodici materie. Apriamo il negoziato».
Il Pd è d’accordo? Il ministro ombra delle Riforme Sergio Chiamparino sembra di no...«Venerdì ho incontrato Veltroni. Mi ha assicurato che la linea del Pd nazionale è uguale a quella del Pd della Lombardia. La posizione di Chiamparino mi ha sorpreso. Ho il sospetto che si confonda sul modello su cui stiamo lavorando. Gli parlerò nei prossimi giorni».
Però pure il Sud teme che il federalismo fiscale possa favorire troppo le Regioni del Nord, le più ricche del Paese. E’ al lavoro un pool di esperti per scrivere una proposta di federalismo fiscale del Sud. Siamo già alla secessione federalista?«In sei anni le Regioni avevano raggiunto una griglia di principi e indicazioni metodologiche innovative. Senza distinzioni di latitudine. Non vorrei che l’iniziativa dei colleghi del Sud pregiudicasse questo lavoro».
I numeri tra Nord e Sud però sono troppo differenti. Il bilancio della Regione Lombardia oggi è di 27 miliardi di euro l’anno. Col federalismo fiscale potrebbe arrivare a 50. Non c’è il rischio di allargare il solco tra Nord e Sud?«Non bisogna avere preoccupazioni. I meccanismi di compensazione continueranno ad esserci. I trasferimenti di risorse verranno commisurati alla capacità di rinnovamento delle Regioni. Nessuna Regione potrà avere più della media delle cinque Regioni più virtuose. Ma non potrà essere tollerato che in certe zone si spenda 100 euro per una Tac che altrove ne costa 5. Non può essere un ritorno mascherato alla Cassa del Mezzogiorno».
Soprattutto al Nord c’è chi sogna già zero tasse e servizi a mille grazie al federalismo. Illusi?«Non avremo più soldi, ma competenze in più. Sarà una maggiore assunzione di responsabilità. Si potranno amministrare meglio i fondi. Penso alla scuola e agli incentivi che si possono adottare per lo studio delle lingue. Penso a un intervento sui ticket sanitari...».
Che senso aveva tagliare l’Ici, se con il federalismo avremo altre imposte di stampo federale? Lo dice Bruno Tabacci dell’Udc...«Non ha tutti i torti. L’Ici andava tagliata. Era una delle tasse più odiose. Era una promessa fatta in campagna elettorale. Ma è chiaro che i tributi che alimentano il federalismo devono essere locali. Va chiusa l’epoca dei trasferimenti statali. Ci vogliono imposte federaliste».
Nel nome del federalismo c’è chi sogna una mezza secessione. A Milano la Lega vorrebbe i vigili urbani del Nord. Si può fare? «E’ solo una boutade che non ha senso. Una boutade che danneggia l’immagine del federalismo. C’è chi ancora lo confonde con il localismo. I vigili urbani a Milano basta che conoscano bene le strade...».
Il federalismo per la Lombardia e per Milano è più che una scommessa. Tra sette anni c’è l’Expo...«Mi aspetto una legge speciale, più poteri per Regione e Comune. Determinate infrastrutture sono partite da tempo, prima che Milano vincesse l’Expo. Pedemontana, Brebemi, Tangenziale esterna... Tra federalismo ed Expo abbiamo la possibilità di dare una botta di accelerazione al Paese».
Subito dopo le elezioni lei sognava di fare il ministro. Berlusconi le ha chiesto di rimanere in Regione. Con il federalismo all’orizzonte, non è meglio fare il governatore della Lombardia che un ministro qualsiasi?(ride, ndr) «Se la mette così, fare il governatore è più importante che il ministro, che certi ministri...».
Fabio Poletti
Tratto dal quotidiano La Stampa del 26.05.2008
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