martedì 20 maggio 2008

Ergastolo per i rivoltosi tibetani e fame per i bambini birmani

Ci siamo dimenticati dei rivoltosi tibetani, mentre continua la marcia della fiaccola olimpica e di conseguenza le manifestazioni contro lo svolgimento delle Olimpiadi in Cina, il governo comunista cinese a tempo di record, condanna i "colpevoli"della rivolta di Lhasa, comminando le prime 30 condanne, tra cui tre ergastoli.

"Tra i condannati alla pena a vita c'è anche un monaco, accusato di avere guidato una decina di persone, tra cui altre 5 religiosi - per loro condanne tra 15 e 20 anni - nella devastazione di uffici pubblici e negozi e nell'aggressione di un poliziotto" . (Luca Miele, Pena a vita anche per un monaco: 30 condanne, ma è guerra di cifre, 30.4.08 Avvenire ).

Il governo cinese ha fornito una lista dei danni causati dai rivoltosi tibetani durante i disordini. Sono numeri che descriverebbero che dalla sollevazione sarebbero rimaste vittima i cinesi e non il popolo tibetano, che da oltre 50 anni subisce la dominazione comunista dei cinesi.

Il governo del Tibet in esilio in India "rovescia"invece la versione ufficiale di Pechino: i morti sarebbero 203 (per lo più tibetani), oltre mille feriti. Il tutto accompagnato da una "caccia all'uomo": sarebbero 5715 gli arrestati in Tibet dal 10 marzo scorso. Secondo il governo cinese invece i morti sarebbero soltanto 23.

Il governo cinese sta tentando di aprire le trattative con il Dalai Lama, ma nonostante questo il governo comunista di Pechino continua a rovesciare la responsabilità dell'accaduto proprio sul leader religioso.

In Tibet, come informa AsiaNews , è in corso una "campagna educativa"che chiede ai monaci una formale abiura contro il Dalai Lama e l'accettazione del Panchen Lama "scelto"da Pechino. Una politica a doppio taglio, quella del regime. Da un lato squalifica il Dalai Lama, opponendogli un altro leader religioso "addomesticato". Dall'altro - additandolo come responsabile della rivolta-, il regime riconosce al Dalai Lama un ruolo politico.

Intanto a quanto pare il governo cinese si permette anche di negare l'ingresso a qualsiasi aiuto umanitario americano o europeo per il terremoto dei giorni scorsi; un'abitudine dei regimi comunisti asiatici, anche la Birmania sta facendo lo stesso, anzi la giunta militare prima rifiuta i visti ai soccorritori considerati come spie, poi accetta cibi e medicine, ma li blocca nei magazzini senza distribuirli.

Intanto secondo l'associazione Save the Children circa 30 mila bambini rischiano di morire a causa della dissennata politica di chiusura del regime comunista di Rangoon.

Domenico Bonvegna

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