Diciotto mesi di detenzione nei Centri di permanenza temporanea. Per i clandestini si prepara la linea durissima, con l'inflessibile imprimatur comunitario. Ci sono voluti due anni - e servirà ancora altro tempo - ma a Bruxelles, sul tavolo dei rappresentanti permanenti presso l'Ue, c'è la soluzione pronta all'invasione degli immigrati irregolari.
È la cosiddetta "Direttiva ritorno", piena di distinguo e di garanzie per evitare rimpatri di massa e accanimenti contro minorenni, malati e perseguitati politici. Tanto per dire, agli ospiti indesiderati dei Cpt bisognerà anche dare un'istruzione e un lavoro, per quanto possibile. Ma si introduce anche un divieto di rientro per cinque anni su tutto il territorio europeo per chi è stato cacciato da uno dei Paesi che ne fanno parte.
Stretta parziale, nel rispetto della sovranità degli Stati, ma sostanziale per togliere le castagne dal fuoco ai governi su una materia abbastanza sensibile da influire sugli esiti elettorali. Dovrebbero decidere entro questa settimana al Coreper, che sarebbe l’organismo che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri, su un testo di compromesso messo a punto il 23 aprile. Mercoledì scorso il voto è slittato anche perché il governo italiano, almeno formalmente, era ancora guidato da Romano Prodi. Che non si sognava nemmeno, neppure in articulo mortis, di auspicare un prolungamento dei termini di custodia, previsti dalla Bossi-Fini in 60 giorni.A ritardarne ulteriormente l’approvazione, la sospensione del 9 maggio, in cui ricorreva la Giornata dell’Europa; ieri poi, le istituzioni comunitarie senza radici cristiane festeggiavano paradossalmente la Pentecoste.
Comunque, all’efficacia dei sette doni dello Spirito Santo, si andrà ad aggiungere l’opera del neo-ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha avuto l’agio di istruire i nostri diplomatici e innestare la marcia veloce sul provvedimento, che entro questa settimana dovrebbe ricevere il via libera. E con l’Italia, anche Francia e Germania sono per il sì, con la Spagna che è sempre meno un’incognita e potrebbe decidere di schierarsi per il giro di vite.L’ultimo passaggio da superare è previsto per il 4 giugno, quando l’assemblea plenaria del Parlamento europeo è chiamata a votare la direttiva. A favore, oltre al Ppe che ha espresso il relatore Manfred Weber, c’è anche l’Uen, di cui fanno parte i residui di An e Lega Nord, che con Mario Borghezio ha già espresso il suo appoggio nella Commissione libertà pubbliche motivato dall’ “esigenza tecnica di tempo per accertare l’identità” e la conseguente estensione dei termini di custodia di “chi ha scelto la via illegale” e “non ha interesse a farsi identificare né a dichiarare la propria nazionalità”.
Ma un sostegno arriva dai liberal-democratici dell’Alde, in cui entrano i deputati dipietristi dell’Idv ed ex-Margherita come Patrizia Toia. Contrari soltanto i comunisti del Gue/Ngl e una parte del Pse, che sul tema specifico potrebbe spaccarsi.
Infine starà ai governi e ai parlamenti nazionali inserirla nel proprio ordinamento giuridico. E, ultimo ma non meno importante, vigilare sui decreti di applicazione. Niente di più probabile di un ribaltamento da parte di qualche ufficio legislativo o di giudici ipergarantisti. Non si tratterebbe del primo episodio di stravolgimento burocratico. Perciò Maroni intende esaminare con molta attenzione, tra i vari dossier sul tema, anche la normativa sull’asilo. In quel caso, le norme di recepimento italiane sono state congegnate in modo da ostacolare le espulsioni.Sprecare anni di lavoro e di trattative si tradurrebbe immediatamente in uno sfondamento irreparabile delle frontiere. Se già attualmente, come ha rivelato ieri il censimento dell’Ismu per il Sole 24Ore, in Italia gli stranieri senza permesso di soggiorno hanno raggiunto il record di 650mila persone, le prospettive future sono ancora più preoccupanti. Il vice-presidente del Parlamento europeo, Mario Mauro, sulla base degli ultimi dati Ocse, indica la presenza di 56 milioni di immigrati già presenti. Mantenendo gli stessi ritmi, nei prossimi dieci anni si arriva a prevedere una crescita del numero dei clandestini fino a 10 milioni, che andrebbero ad aggiungersi a 100 milioni di immigrati regolari. Ma, davanti a quello scenario, commenta Mauro, “l’integrazione non può essere affidata soltanto alla norma giuridica”, perché la crisi “ha a che fare con la perdita delle proprie radici e della propria identità”.
A. Morigi
Tratto da Libero del 13.5.08
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interessante
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