martedì 27 maggio 2008

Bagnasco (Cei): la politica operi per il bene comune

«Esprimere liberamente la propria fede, partecipare in nome del Vangelo al dibattito pubblico, portare serenamente il proprio contributo nella formazione degli orientamenti politico-legislativi, accettando sempre le decisioni prese dalla maggioranza: ecco ciò che non può mai essere scambiato per una minaccia alla laicità dello Stato».

Con queste parole, sul rapporto tra fede e politica, il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, ha aperto i lavori dell'assemblea generale della Cei.

L’auspicio per il futuro è che, «al di là di quelle che sono state le specificazioni del voto», ci sia «un periodo di operosa stabilità, al quale costruttivamente partecipino tutte le forze politiche, nei ruoli loro assegnati». Durante la campagna elettorale, ha tenuto a ricordare il presidente della Cei, «la Chiesa, com'è stato da più parti riconosciuto, si è scrupolosamente attenuta ai suoi compiti e, conformemente ad un costume ben collaudato, non si è schierata, ma certo non si è neppure ritirata».

Ai «grandi problemi che affliggono il Paese» bisogna «saper dare ora risposte sagge ma anche sollecite» per «il bene comune della Nazione», ha detto il presidente dei vescovi italiani. «Oltre al problema gravissimo e urgente dei rifiuti urbani della Campania, per la cui soluzione all'intervento delle pubbliche autorità deve corrispondere la responsabile collaborazione delle popolazioni - ha detto - una serie di attese si apposta sul fronte degli stipendi e delle pensioni, per una difesa reale del potere d'acquisto, un'altra serie riguarda la famiglia: dall'emergenza abitativa alle iniziative di sostegno della maternità».

Tra le altre esortazioni, ci sono anche le garanzie alle scuole cattoliche. Il porporato ha ricordato, infatti, «la dignità di tutto il sistema scolastico, all'interno del quale noi vediamo la prospettiva concreta di un'effettiva libertà, pluralità e autonomia anche economica, che deve essere assunta in modo organico e propositivo».

Un giudizio netto arriva sulle linee guida sulla legge 40, approvate dall'ex ministro della Sanità Livia Turco agli sgoccioli della scorsa legislatura, che rischiano di «promuovere una mentalità eugenetica». «Da vari e qualificati osservatori si è già eccepito sul merito e sui tempi del provvedimento», ha rilevato il porporato. «Infrangendo un delicatissimo bilanciamento delle esigenze in campo, esso comporta oggettivamente il rischio di promuovere una mentalità eugenetica, inaccettabile ieri al pari di oggi. È da auspicare che i criteri ispiratori e le disposizioni della legge 40 non siano oggetto di interventi volti a stravolgere il punto di equilibrio raggiunto dal Parlamento, e poi chiaramente confermato dall'esito referendario, ma al contrario - ha concluso - possano trovare piena attuazione in uno spirito di condivisa attenzione alla vita».

«Si va esprimendo - ha detto Bagnasco a proposito del “crescente bisogno di sicurezza” - un'esigenza incoercibile di persone e famiglie, a cui sarà bene che i pubblici poteri sappiano, ai vari livelli, dare risposte calibrate ed efficaci. Una risposta disattesa o differita potrebbe in questo caso moltiplicare i problemi, anziché attenuarli». Secondo il porporato, alla "radice" di questa insicurezza - «che prima di essere un sospetto verso gli altri è senso dell'isolamento in cui molti cittadini oggi si trovano» - c'è anche «un'insicurezza sui valori che devono interiormente rassicurare le persone, e renderle più salde».

«Segnaliamo inoltre l'urgenza di approntare e affinare delle buone politiche volte ad una reale integrazione dei cittadini immigrati che legittimamente soggiornano sul nostro suolo» ha aggiunto il presidente della Cei, per il quale «a chi vuole stabilirsi in Italia si deve arrivare a proporre un patto di cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie».

Sui giovani, a cui è dedicata l’assemblea della Cei aperta oggi, Bagnasco ha affermato che essi «vivono quasi per l'intero arco della loro giornata in qualche modo “connessi”, ossia collegati a questo e quel mezzo di comunicazione, e dunque l'abilità suasiva dei media è potente, perché lusinga e promette. Per questo è di vitale importanza insinuare nei giovani la voglia di non concedersi acriticamente, di non consegnare se stessi, e i loro anni migliori, ad una cultura che pervade mentre snerva, e che blandisce mentre smonta. La progressiva confidenza con i media di ispirazione cristiana li aiuterà in questa opera di disincanto e di spogliazione delle mitologie e dei lustrini. Seppur questo non può essere un alibi per nessuno, neppure per i grandi network e il sottile habitat che riescono a insinuare».

Bagnasco ha quindi auspicato che gli italiani riscoprano il sagrato, «luogo dell'accoglienza e dell'incontro», così come «gli altri ambienti comunitari come l'oratorio, l'asilo parrocchiale, la sala della comunità», e momenti tipici della pietà popolare «quali sono le feste patronali e le sagre del paese o del rione». «Sarà utile se lo spazio antecedente la chiesa, anziché via di fuga o spiazzo che si attraversa frettolosamente, diventa luogo del dialogo, dell'amicizia e dell'ascolto».

Tratto dal sito www.ilsussidiario.net

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