mercoledì 16 gennaio 2008

Sapienza, un'altra vergogna per l'Italia

Di fronte ai fatti che hanno visto Benedetto XVI annullare la visita a una delle maggiori università europee, forti dell’esperienza del Meeting come luogo d’ incontro tra persone con storie, fedi e culture diverse e tenaci nel seguire l’appello di Benedetto XVI a Ratisbona ad allargare la ragione, ci riconosciamo totalmente nel comunicato stampa di Comunione e Liberazione che pubblichiamo di seguito

I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L'unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, un'università fondata, tra l'altro, proprio da un pontefice.

Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:

1) l'incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell'impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;

2) la fatiscenza culturale dell'università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una "discarica" ideologica.

Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore - in forza della sua fede - della ragione e della libertà.

Comunione e Liberazione

5 commenti:

Anonimo ha detto...

La rinuncia di Benedetto XVI a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza di Roma è una vergogna per l’Università italiana che ricade su tutto il nostro Paese. Condanniamo l’atteggiamento del Governo incapace di garantire la sicurezza del Vescovo di Roma, del capo dello Stato Vaticano e del professor Ratzinger universalmente (tranne da alcuni pseudo intellettuali italiani) riconosciuto uomo di grande scienza e cultura chiamato a parlare in quello che dovrebbe essere il tempio della libertà di espressione, di pensiero, di cultura. Vergogna! Vergogna! Vergogna!

Anonimo ha detto...

L’intolleranza ha vinto. Dopo una settimana di tensioni, una minoranza ideologica ha costretto il Papa a rinunciare a tenere la lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza. Il laicismo intransigente di uno sparuto gruppo di docenti, ex sessantottini, ha preso spunto da una frase di Feyerabend, erroneamente e strumentalmente attribuita a Benedetto XVI, per boicottare il suo intervento.
Rileviamo con dispiacere che le forze politiche non sono volute intervenire a diatriba in corso, ma si sono limitate, a disdetta avvenuta, ad esprimere un rincrescimento più formale che sostanziale.
Rattrista ancora di più che ciò sia avvenuto in un un’università, ossia in un luogo teoricamente privilegiato per l’uso della ragione come apertura alla realtà totale. Un’università che invece si è rivelata la patria del pregiudizio.

Unknown ha detto...

Quanto ha reso impossibile al Santo Padre di recarsi all'Università La Sapienza di Roma è di una gravità inaudita e testimonia che nell’uni-versitas, terreno di libero confronto ed arricchimento intellettuale, dettano legge gruppi di facinorosi ed intolleranti che niente hanno a che vedere con un’autentica laicità.
Infatti la vicenda testimonia la sconfitta del laicismo intollerante, già sconfitto dalla storia, capace solo di generare violenza e non convivenza civile e democrazia.

In tal senso le Istituzioni, l’Università e soprattutto la politica, troppo spesso concilianti con i nuovi oscurantisti per ragioni di potere, hanno perso, contribuendo ad alimentare sulla stampa internazionale l’idea negativa del nostro Paese.

Al contrario credo sia utile e doveroso constatare, e ringraziare di questo, che il Papa, testimone di una Verità non ideologica, non si impone ma si propone alla ragione ed alla libertà di tutti gli uomini, fondamento per secoli di costruzione e convivenza civile.

L’indignato rincrescimento provoca non tanto il biasimo per coloro che non hanno nemmeno colto di aver perduto una grande occasione, ma il desiderio di costruire luoghi e spazi in cui la libertà e la ragione dell’uomo siano valorizzati per il bene comune.

Cons. Marco Germiniasi
Presidente della Commissione Servizi Sociali
Comune di Mantova- Circoscrizione Centro

Anonimo ha detto...

Dicono di essere docenti universitari. Sostengono di essere fisici. Se da un punto di vista formale non si può dar loro torto, dal lato sostanziale i 67 che hanno firmato un appello contro la lectio magistralis di Benedetto XVI alla Sapienza non meritano di insegnare neppure al dopo scuola. Sono loro, infatti, ad aver tradito il metodo scientifico tanto caro a Galileo e ad aver dimenticato il significato più profondo del suo “eppur si muove”. Questi 67 – peccato ne manchi uno per poterli definire sessantottini… - non hanno studiato, approfondito e verificato come ogni scienziato dovrebbe fare, ma hanno aperto l’enciclopedia online Wikipedia, hanno digitato Ratzinger ed hanno letto la frase “il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto”; frase che, in quanto scienziati e quindi alla continua ricerca della verità li “offende e umilia”. Peccato che quella frase non fu di Benedetto XVI, ma del filosofo Feyerabend e l’allora cardinale l’abbia citata per dimostrare come sarebbe “assurdo costruire sulla base di queste affermazioni” una frettolosa difesa delle azioni della Chiesa. Eppure leggere l’intervento nel suo complesso non era complicatissimo: sarebbe stato sufficiente leggere le pagine 76-79 del libro “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti” edito da Edizioni Paoline. Perché allora questi “notabili” non hanno ritenuto di applicare il metodo della ricerca scientifica anche in questo caso? La risposta è molto semplice. Questi 67 hanno avuto paura di non essere in grado di sostenere un dialogo con Benedetto XVI e come sostenuto dal prof. Zecchi, consci del “fallimento e dell’inconsistenza di un pensiero che non ha la forza e la tensione morale di misurarsi con il pensiero del Pontefice”, e temendo il confronto, si arroccano su posizioni ideologiche attaccando la persona del Papa e dando il via alle solite frange no-global che, al massimo della loro espressione, riescono solo a mettere in piedi una patetica “frocessione”, ossia una pseudo processione inneggiante all’omosessualità. Cosa centra la “frocessione” con Galileo? Niente. Così come niente centrano questi professori con il metodo scientifico, ma sono evidentemente queste le conoscenze che i 67 hanno trasmesso ai loro sfortunati studenti. Peccato quindi che nessuno di loro abbia fatto tesoro di quanto accaduto a Galileo. Allora la Chiesa, per timore dogmatico, non volle guardare attraverso il cannocchiale di Galileo, oggi questi scienziati, con arroganza e violenza culturale impediscono ad uno studioso di esporre il proprio pensiero. E lo fanno solo perché quello studioso risponde al nome di Joseph Ratzinger. E pensare che costoro non fiatarono nemmeno quando La Sapienza, nel giugno del 2006, siglò un accordo per la creazione di un Comitato italo-egiziano con l’università Al Azhar nella persona di Mohamed Sayed Tantawi, massima autorità dell’islam sunnita, noto alle cronache per aver firmato delle fatwe che giustificano i kamikaze palestinesi e che condannano a morte degli islamici che si convertono al cristianesimo. Ma evidentemente le teorie di Tantawi non li offendono. Peccato, se solo costoro, in nome del metodo scientifico a loro tanto caro, avessero accolto l’invito ad “allargare la ragione” pronunciato lo scorso 14 settembre 2006 a Ratisbona da un anziano signore vestito di bianco…

Anonimo ha detto...

La massima autorità accademica dell’Università La Sapienza di Roma — ateneo fondato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII (1294-1303) sulla scia dell’alma mater studiorum di Bologna, la cui istituzione viene fatta risalire al 1088 — aveva invitato all’inaugurazione dell’anno accademico 2007-2008 Papa Benedetto XVI. Il non gradimento per la presenza del Pontefice è stato chiassosamente manifestato da un’esigua minoranza di docenti e di studenti sulla base di speciose argomentazione laicistiche, cioè frutto d’ignoranza, ed echeggiato dai mezzi di comunicazione sociale.
A questo punto l’«invitato non gradito» ha declinato l’invito, certamente memore di quanto si legge in Matteo 10, 14 «Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi»; in Marco 6, 11 «Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro»; e in Luca 9, 5 «Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi».
I commenti e la polemica che dall’episodio sono nati vertono principalmente sull’offesa fatta al Sommo Pontefice, offesa indubbia, dopo averlo invitato. Ma non danno adeguato spazio al problema relativo alla situazione in cui si è messo l’invitante — singolarmente e corporativamente —, situazione che suggerisce il rimando a Luca 23, 28: «Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli”».
Con questo spirito domenica 20 gennaio 2008 i soci di Alleanza Cattolica saranno presenti, fisicamente oppure spiritualmente, in Piazza San Pietro all’Angelus, certo per testimoniare affetto al Santo Padre, ma anche per pregare e per chiedergli di pregare per un popolo e per le sue istituzioni che, in spregio dei diritti delle maggioranze, rifiutano perfino di ascoltare, meritando — perché così preferiscono — in questo modo la polvere piuttosto che la parola.

Alleanza Cattolica